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Tipi di cose che ti fanno amare il Giappone

Che tra fine aprile e inizio maggio ci sono due Oktober Fest. Una a Yokohama settimana scorsa e una ad Odaiba questa settimana. Poi c’è anche a ottobre, ma quello è scontato.

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Kanamara Matsuri

Ieri sono stato al Kanamara Matsuri, la festa dedicata al cazzo. In sostanza c’è questo tempio dalle parti di Kawasaki, dopo il Tamagawa, tra Yokohama e Tokyo, dove, al tempio, ogni prima domenica di aprile fanno una processione portando in giro dei mikoshi (i cosi che da noi ci piazzano su la Madonna immacolata del Cuore di Gesù Cristo e quelle robe lì) con su dei grossi cazzi. Come tutte le feste religiose che ci sono da queste parti si fa fatica a individuare il confine tra laicità e religione. La gente partecipa per divertirsi, mica che ci credono davvero alla festa del cazzo, al Dio Cazzo o altre amenità del genere. La ricorrenza è tradizionalmente dovrebbe preservare dalle malattie veneree, portare fertilità e in più è anche una sorta di giornata protettrice delle bagasce. Mi piace la parola bagasce, ha un bel suono, decisamente più bello di prostitute. Mica lo uso in senso dispregiativo, eh.

In pratica è un grosso smarronamento, dato che è uguale a qualiasi altro matsuri giapponese, con in più il fatto che è strapieno di turisti e che non ci si riesce a muovere. Prendi un matsuri, aggiungici dei cazzi e dei commenti da dodicenni e hai il Kanamara Matsuri. Se hai dodici anni o se sei americano ti diverti da morire, sennò ti noii. Quest’anno c’era un tizio nudo con la maschera di Batman, un paio di signori con indosso delle teste da cazzo, un carro trascinato da trans e qualche banchetto con tipiche pietanze da matsuri. Ovviamente inavvicinabili per il casino che c’era. Tra le cose più gettonate ci sono i lecca lecca a forma di pisello e tutte quelle robe che vi potete immaginare a forma di pisello. Ah già, c’erano anche delle vecchie che ballavano una roba hawaiiana e un tipo con un tamburo che faceva ballare una scimmia ammaestrata. Direi che con questi due dettagli si delinea perfettamente lo spirito della festa.
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[Guida Turistica Giappone] Ramen Museum

Ci sono già stato almeno quattro o cinque volte nel corso degli ultimi anni, ma non ne ho mai abbastanza di quel posto lì. In poche parole è una palazzina, poco distante da Shin Yokohama, al cui interno è ricostruito un quartiere giapponese dell’immediato dopo guerra. C’è tutto, case, negozi, manifesti per strada, moto parcheggiate, c’è pure una finta cabina del telefono d’epoca. Tra tutti gli edifici finti, ce ne sono alcuni veri, i negozi di ramen. Sennò non si capirebbe perché diavolo si chiama Ramen Museum e non tipo Tokyo del dopo guerra Museum (in italiano per di più). Sopra, subito dopo l’entrata invece, c’è un negozio con varie amenità relative ai ramen e pure una grossa pista di macchinine che non ho capito che diavolo c’entra. I negozi di ramen sono sette, ognuno rappresenta una zona del Giappone con relative differenze nella cucina dei ramen. Zuppa denza, piccante, spaghetti grossi, sottili, carne, miso, sale, ecc. I vari ristorantini non sono del museo, sono delle succursali di ristoranti realmente esistenti nelle varie zone del Giappone, cioé, per capirci, i Ramen di Sumire (すみれ) sono gli stessi che trovate nel negozio principale che si trova in Hokkaido. Ho parlato di Sumire perché è nettamente il più buono secondo me. I prezzi variano, per una tazza piccola sette euro circa, per una grande intorno ai 10, poi ci sono un po’ di variabili (uova, aggiunta di carne ecc.). L’ingresso al museo è di 3 euro. Si può fare l’abbonamento per un anno a 8 euro. Dentro ci sono un po’ di saltimbanco, dolcini nipponici d’epoca (non vecchi, ma confezionati come se lo fossero). Ad ogni ristorante c’è una bella coda, una ventina di minuti d’attesa per entrare, se capitate da quelle parti è meglio che ci capitiate durante la settimana piuttosto che nel weekend.
Dimenticavo, ogni tanto sentirete dei gatti miagolare, sono finti. E anche degli allarmi antiaerei, ciò mi fa supporre che sia ambientato durante la guerra anziché nel dopo guerra ma boh, e poi in giro, qua e là, troverete delle tracce di un misterioso uomo mascherato ricercato dalla polizia (oltre alle tracce in giro ci sono dei manifesti con su scritto che è ricercato). Diciamo che quindi c’è anche una piccola storia da seguire girando per il museo. tipo che vicino al negozio del barbiere, se non ricordo male, a un certo punto lo si sente parlare il delinquente mascherato.

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Stazione pullman by night

Sarò uno spostato, ma a me questi panorami urbani mi mandano giù di testa.

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Giappone, Yokohama. Il genio pittorico del Maestro prestato alla fotografia

Il Maestro, in seguito all`inevitabile grande successo raccolto con le arti figurative, declina il suo sconsiderato immenso sapere nella fotografia paesaggistica urbana.

Il sapiente uso del bianco-nero, trasformato per l`occasione in colore, denota l`abilita` nello scatto e nell`utilizzo della profondita` di campo. Da non sottovalutare la scelta pop, se vogliamo naif, di far suo un mezzo fotografico elettro-telefonico, capace di immortalare il circostante e al tempo stesso di integrarsi perefettamente (come diciamo noi intellettuali) nel mood nipponico ivi altamente interconnesso con la mobilita` telefonica urbana. Saggia scelta Maestro, diranno i posteri.

L`eccezionale verve nell`inquadratura e l`estrema vivacita` protesa verso l`altro, inteso come diverso e al tempo stesso affine, fanno delle foto dell`artista concettuale Disma Pestalozza un esempio unico nel suo genere.

Qualora, quantunque e, se vogliamo, anche quantaltro, capace di regalare emozioni uniche attraverso l`utilizzo del mezzo fotografico, sia esso messaggero o tramite di messaggio; veicolo di significato o significante. Sia quel che sia, l`applauso della critica e` unanime: “Bravo`!”. Cartier-Bresson, nel tuo eterno giaciglio, inizia a tremare.

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