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writing festival

Writing Fest – Ringraziamenti #2

Siccome sono uno che poi fa presto a pensare che una cosa non la doveva fare così ma colà, allora ho pensato di fare un nuovo post di ringraziamento con i link a quelli che devo ringraziare. Poi dopo magari ne faccio un altro, di post, per mettere i ringraziamenti in un altro ordine che sennò uno che l’ho messo prima pensa che l’ho messo prima perché è meglio di quello che l’ho messo dopo. Ma forse poi alla fine non lo faccio.
Se poi non sapete di cosa sto parlando, andate qui a destra nella barra, che trovate una roba che ve lo dice se ci cliccate sopra, così potete leggere tutto il pacchetto in un colpo.

Grazie a:
Naima
Alessandro Bonino
Stefano Amato
Maia
Il Sergio
Inbassoadestra
[C]*
Mattia
Piesio aka Federico
Cappellaio
Checco

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Writing Festival – fine + sentiti ringraziamenti a tutti gli amici che hanno partecipato

Come tutte le cose belle, ma anche quelle di merda, il Writing Festival per l’anniversario di questo blog si chiude qua. Ringrazio tanto tanto tanto quelli che hanno partecipato (volevo fare un elenco con i link ma è uno sbattimento che non avete idea, quindi cmq li trovate tutti nei post precedenti con i loro link) e quelli che hanno letto. Non solo, quelli che hanno scritto, da oggi, hanno guadagnato il tanto agognato ‘bollino verde di disma.biz’. Gli altri no. Ma tanto non lo sanno.

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Writing Festival #11

Il giorno del mio compleanno, di solito non metto la sveglia.
Se posso, naturalmente. Il giorno del mio compleanno aspetto che sia lui a
decidere quando è giorno per me, e resto sotto le coperte del dormiveglia,
galleggiando dentro quel colore non più buio che hanno le mattine con le
tapparelle giù. Tengo gli occhi chiusi, come le coperte. Sotto le palpebre,
un solletico di attesa.
Come quegli odori che quando li senti ti riarrotolano addosso un mondo, quel
solletico mi parla di tutte le mattine di quand’ero bambina ed era il mio
compleanno. Un po’ come il Natale, quello struggente piacere di attesa, quel
tenersi in bocca il sapore della sorpresa a venire, e anche un po’ di
preoccupato terrore: e se Babbo Natale non mi ha portato niente? Se si è
sbronzato di idromele con gli elfi ed è finito in un fosso, lui, la slitta e
tutte le renne, e tutti i regali sparpagliati attorno, nella neve ruvida,
tra i fili d’erba gelati? E se nessuno se lo ricorda, che oggi è il mio
compleanno? Se nessuno mi manda neanche uno straccio di essemmesse di
auguri? Per fortuna che c’è Facebook, va là.
Poi mi alzo, e il giorno del mio compleanno mi faccio sempre il latte al
cioccolato e dentro ci catapulto un quintale di cereali al cioccolato,
oppure ci suicido un casino di pandistelle. Chè il giorno del mio
compleanno, il cioccolato non è mai troppo, nè abbastanza.
E mentre sto lì, a leccarmi i miei baffi di latte, mi stringo addosso questo
mantello d’infanzia, e penso che, se per molti il compleanno è un momento in
cui si invecchia, per me è sempre svegliarmi bambina. Dopo, il peso della
giornata si accumula e lo schiaccia per farlo diventare un giorno come gli
altri.
Ma al risveglio, quel solletico sotto le palpebre, mi fa sentire sempre come
quando avevo cinque anni. E’ come Natale, ma solo per me.

Grazie a Naima*

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Writing Festival #10

è che ci ha gli amici giusti

io al vraitin fest di disma non volevo partecipare perché se c’è una
cosa che non ci faccio caso sono le ricorrenze e quindi me ne sarei
stato lì come al solito a brontolare per trequattro righe come un
vecchio sulla panchina del parco che io l’unica cosa che mi ricordo
di festeggiare è il compleanno di pippo inzaghi.

poi però oggi sono tornato a casa ed ho preso un panino al latte e
stavo per riempirlo di gorgonzola e spec e dentro nell’impasto
[tru stori – di dieci minuti fa] del panino al latte ci ho trovato
una candelina di compleanno rosa.

il che significa da un lato che dio voleva punirmi che sono stato
cattivo con il mio amico disma e che quindi dovevo provare a rimediare
scrivendo qualche cosa seppure fuori tempo massimo.

dall’altro che il blog di disma è una bambina.

[avrei allegato la foto del panino, ma il regolamento era lacunoso
nel merito]

Grazie a [c]*

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Writing Festival #9

Fossi Disma

Io, se fossi disma, e avessi l’anniversario del blog, mi sarei regalato dei bei regali. Purtroppo non lo sono. Però, magari, se m’impegno, se focalizzo la mia attenzione, il mio pensiero, e tutto il mio essere, magari un giorno lo divento anch’io.

Grazie a Alessandro Bonino

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Writing Festival #8

Un mio amico non festeggia mai niente, tranne la morte di Kurt Cobain. Ogni
5 aprile, se non sbaglio, fa in modo che ci ritroviamo tutti in un pub a
sbevazzare, e poi alla terza pinta alza il bicchiere e dice tipo: “a Kurt”.
Noi diciamo “a Kurt” un po’ controvoglia perché non ce ne frega niente di
Cobain, vogliamo solo farlo contento. Il problema è che lui da lì in poi
parte in quarta. Dice che dagli anni novanta in poi nessuno ha mai inventato
niente di nuovo, musicalmente parlando, rispetto ai Nirvana, e che è un
peccato che si sia suicidato. Quando dice così noi ci guardiamo perché
sappiamo dove vuole arrivare. Jean Claude Van Damme. Dice, questo mio amico,
che Kurt Cobain si è suicidato per colpa di Van Damme. Stava guardando, in
albergo, una sua intervista al Larry King show che gli ha fatto venire
voglia di uccidersi. Quindi estrae i diari di Cobain dallo zaino–si è
portato dietro il libro–e lo apre all’ultima pagina, quella scritta su
carta intestata dell’hotel di Roma dove Cobain ha tentato per la prima volta
il suicidio, e ce la legge ad alta voce. In effetti in quella pagina Kurt
sembra avercela a morte con l’attore belga. Lo chiama Jean Clod Goddamne, e
lo definisce–cito a memoria perché l’ho sentito dire decine di volte,
ormai–“l’ennesimo bisteccone ritardato da film d’azione che brama di dare
di sé l’immagine di attore distinto,” e poi chiosa con un raffinato “what
are you fucking talking about?” Questo mio amico lo odia, Van Damme. Se in
televisione vede il trailer di un suo film, dice: “bastardo”, e cambia
canale. Giuro.

Grazie a Stefano Amato

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Writing Festival #7

La Vita è Meravigliosa

Il mio problema è che guardo troppi film.
E ne rimango terribilmente impressionata.
Come quella volta dopo matrix, quando cercavo ovunque la pillolina blu che
mi avrebbe fatto risvegliare tranquillamente nel mio letto. Alla fine l’ho
trovata. E mi sono risvegliata nella tana del bianconiglio.
O quella volta dopo jfk, quando sperimentavo la teoria del proiettile
impazzito dalle finestre di casa.
Ma nessun film, e ripeto nessuno, è pericoloso quanto “la vita è
meravigliosa”.
Ricordo quando lo facevano ogni anno in tv. Non appena le case andavano
riempiendosi di alberi di natale e panettoni, lui zac! Si presentava in
tutto il suo abbagliante bianco e nero.

Odiavo quel film, mi faceva piangere sempre. Mia mamma, inflessibile, ci
obbligava a guardarlo. Lei adorava quel film. La faceva piangere sempre.
Ma da un po’ di anni non lo trasmettono più. Non sulle reti principali,
almeno. Ogni tanto lo si vede sbucare su qualche canale locale.
Quest’anno, per esempio, era su tv-quartiere 5. Non lo si poteva guardare.
La pellicola saltellante, l’audio fuori sincrono. Una pena. E sono stata
assalita da un’ondata di nostalgia. In fondo mamma è tanto che non piange
più come si deve. Frignucola ogni tanto, ma si vede che non lo fa con vera
soddisfazione.
Così sono andata di nascosto in videoteca (in epoca emuliana è diventata
pratica inconfessabile) e l’ho visto.
Tutto solo nel reparto Frank Capra. Tutti gli altri erano stati comprati,
tutti gli “Accadde una notte”, i “Meet John Doe”, gli “Arsenico e vecchi
merletti”… solo lui era rimasto lì. Avrei dovuto capire che non era una
buona idea.
E invece l’ho preso.
A casa, tutti erano impazziti dietro il cenone di natale. Non ho provato
nemmeno ad offrire il mio aiuto. Da quando ho visto ratatouille mi è
proibito l’accesso in cucina.
Mi sono rinchiusa nella cameretta e ho inserito il dvd nel lettore.
Dopo due secondi ero irritata dalla saccenteria di quell’operetta morale,
annegata sotto strati e strati di melassa.
Dopo quattro innaffiavo il parquet delle mie calde lacrime.
Santo cielo, mi dicevo, ognuno di noi è importante, ma che dico,
fondamentale nella vita altrui! E ognuno è artefice del proprio destino! Se
solo lo voglio, posso riuscire in tutto. Voglio fare miss universo? Basta
volerlo! Voglio diventare campionessa del mondo di qualunque cosa? Basta
volerlo! Voglio diventare miliardaria? Basta volerlo!
Basta mettersi in bilico su un ponte la notte di natale e minacciare di
buttarsi di sotto ed ecco che l’angelo di seconda classe comparirà al mio
fianco e mi indicherà la strada!
Aspetto trepidante l’avvicinarsi della mezzanotte. Appena mi accorgo che
tutti i familiari sono in preda ai fumi dell’alcol e cominciano a cantare
novene pasquali, sgattaiolo fuori di casa e mi avvio verso Pont sur Mugnon.
L’avevo scelto con cura.
Doveva essere un ponte abbastanza bello, con eleganza e dignità di ponte da
(pseudo)tentato suicidio.
Ma non doveva essere troppo centrale o frequentato, altrimenti correvo il
rischio che qualche benintenzionato di passaggio si mettesse in testa di
“salvarmi” prima dell’arrivo del mio Clarence.
Pont sur Mugnon è perfetto per questo. Solido, sobrio e isolato.
Mi inerpico sul mezzo metro e passa della spalletta e comincio a guardare
verso l’alto.

Niente.

Porta pazienza, mi dico, Clarence e i suoi in fondo operano in america, per
quanto angeli, ci vorrà pure del tempo per arrivare sin qua.

Dopo qualche ora comincio a spazientirmi.
“ehi, lassù, mi vedete? Io son qui, sul ponte. Sfiduciata nella vita, nelle
mie capacità, ecc ecc. e sto per buttarmi. Capito? IO STO PER BUTTARMI!”

Niente.

“Allora? Siete sordi? IO MI BUTTO, EH”

Niente.

Vabbè, è la notte di natale, magari adesso sono impegnati. Tanto io non ho
fretta. A casa sono tutti ubriachi e comunque c’è cibo in abbondanza, almeno
fino al ventisette non si accorgeranno nemmeno della mia assenza.
Posso aspettare.
Però fa freddo…
Magari se saltello un po’ mi riscaldo.
Certo, se nevicasse sarebbe meglio. Sarebbe più romantico. Vuoi mettere con
questa pioggerellina? E questo ghiacc…

Per fortuna il ponte che avevo scelto non era troppo alto.
Ho qualche costola dolorante e una gamba ingessata, ma in fondo non me la
passo niente male.
È vero, è una seccatura rimanere immobilizzati su una sedia a rotelle, però
almeno adesso sono al centro dell’attenzione. I dottori hanno detto che devo
starmene calma e in assoluto riposo per qualche tempo e i miei mi
vezzeggiano premurosamente. Mi hanno addirittura regalato un film!
Ehi, è Hitchcock! Io adoro Hitchcock!
E “la finestra sul cortile” non l’ho mai visto!

Grazie a Maia

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