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terremoto

Bravi quelli del Corriere

Proprio bravi. Questa cosa qui che questa sera hanno evacuato la zona intorno a Fukushima in seguito a una scossa di terremoto ce l’hanno solo loro, tipo che io mica riesco a trovare un’altra fonte che riporti questi fatti, nemmeno giapponese. E pensare che su twitter, Asahi e cose così, parlavano di scossa debole e di nessun allarme, gaglioffi. Mi sa che al Corriere la sanno lunghissima. Ma magari non è che si sono confusi con la zona evacuata l’anno scorso?

L’ALLARME NUCLEARE – Il sisma è stato registarto alle 23.04 locali (le 16.04 in Italia). La Nisa, l’agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, ha reso noto che «non sono state segnalate anomalie» alla centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata nel terremoto dell’anno scorso. In via precauzionale, le cittadine in un raggio di 20 chilometri dalla centrale sono state evacuate.

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Canzone per Fukushima

Quelli lì che vedete sono tutti personaggi famosi, cioé almeno un po’ li ho riconosciuti, quindi immagino lo siano tutti. Sono 47, come le prefetture del Giappone.

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Questa è una roba che avevo scritto per la radio per l’anniversario del 3.11

Ma poi era troppo lunga e allora sono andato a braccio e ovviamente ho saltato tre quarti delle cose incartandomi su me stesso, quindi mi è avanzata sta roba qua. La metto qui. Senza correggere gli errori che non ho voglia, che tanto dovevo leggerla solo io e non ho riletto per correggere. Dovete immaginarvi il tono di uno che lo legge con voce impostata da radio e con delle musiche sotto magari. Io vi consiglio roba un po’ pop cazzuto nipponico. E poi ci sono ripetizioni o robe che dopo le toglievo dalla registrazione.

Tohoku Yokuso. Benvenuti in Tohoku, la regione colpita dalla catastrofe dello scorso undici marzo. Questa è una delle parole d’ordine che girano ovunque, negli spot, nei messaggi degli artisti, nei bancomat, negli show televisivi e anche nei mercati. Benvenuti in Tohoku. Lo dice anche un recente spot della Toyota, azienda che si è spesa e ha speso molto per la rinascita del nord del Giappone. Nella pubblicità appare un Takeshi Kitano stupito e felice di poter nuovamente guidare sulle strade disastrate, ora ripulite, della regione di Sendai. Si spinge fino al mare e osserva un gruppo di cigni che tornano dopo una lunga migrazione, a cavallo si avvicina un bambino vestito come Date Masamune, daimyo giapponese che fondò il Tohoku, e dà il benvenuto Kitano. Il messaggio è chiaro: la regione è rinata. Giovane, come Date Masamune nel corpo del bambino, e altrettanto ricca di speranze e di futuro. Lo spot si chiude con il claim ‘felici di poter guidare di nuovo in Tohoku’. Lo slogan si riferisce al fatto che ormai le strade sono state ripulite e messe in ordine.
E’ nella rinascita e nell’accoglienza che sta il messaggio veicolato dai media.
Per strada in questo periodo si può vedere una bella campagna pubblicitaria per incentivare il turismo interno in Tohoku. Iconografia e colori dei manifesti sono stati presi in prestito dalle campagne pubblicitarie nipponiche del secondo dopoguerra, allora come oggi si cerca la rinascita e lo si fa ammettendo che la tragedia dello scorso anno ha devastato una terra come una piccola guerra avrebbe potuto fare.
Di tanto in tanto capita di incrociare mercati dedicati ai prodotti del nord del Giappone; pesci, spiedini di pollo, verdure. Il messaggio è sempre quello, non lasciateci soli, veniteci a trovare e non abbiate paura della nostra terra e dei nostri prodotti. A giudicare dalla quantità di cibo ingurgitato dalla gente la paura per le radiazioni, almeno lì al mercato, non c’era.
Due settimane fa lo stesso messaggio è stato lanciato dalla maratona di Tokyo, settimana scorsa è stato annunciato che alcune partite delle All Stars Series di baseball 2013 si terranno tra Fukushima, Iwaki e Koriyama, mentre l’ultima partita dello scorso anno è stata disputata a Sendai. Ieri al Tokyo Dome, un All Stars Team della major league giapponese ha giocato contro il suo corrispettivo Taiwanese al per raccogliere fondi da destinare ai terremotati.
La band al momento più popolare del giappone, le AKB48, un idol group costruito a tavolino per piacere ai maschietti, ha donato una cospicua somma ai terremotati e insieme ad altre formazioni di prima grandezza come gli SMAP, un idol group costruito a tavolino per piacere alle ragazze, ha partecipato ieri ad un grande concerto trasmesso in diretta sulla rete pubblica intitolato “Toward tomorrow”, verso il domani. Uno dei due palchi coinvolti era a Fukushima.
Lo scorso 11 marzo in Tohoku sono nati 104 bambini, ad ognuno di loro l’Hokkaido ha donato una piccola sedia fatta da artigiani locali, con sopra inciso un messaggio benaugurante: che il bimbo e il Tohoku possano crescere insieme forti e solidi come quella sedia.
Molti stranieri residenti in Giappone sono scappati dopo l’11 marzo, e il turismo è crollato di circa il 25%. Un segnale di speranza e di solidarietà è arrivato da un gruppo di ricercatori cinesi, cinque dei quali salvati dallo tsunami e rientrati recentemente in Giappone. Ma se quotidianamente siamo bombardati da messaggi di speranza, accoglienza, rinascita e crescita, c’è anche l’altra faccia della medaglia.
In questi giorni è uscito uno studio dell’università di Tokyo secondo il quale entro quattro anni potrebbe verificarsi il terremoto che ormai da tempo si attende e che dovrebbe devastare Tokyo. Città che rappresenta il centro politico ed economico del paese, oltre ad avere circa il 10% di abitanti di tutto il Giappone. Un terremoto del genere, dicono, metterebbe il Giappone in ginocchio per una trentina d’anni e forse più. Da tempo, infatti, si parla di spostare per lo meno la capitale amministrativa altrove. In ogni caso che prima o poi arriverà il Big One è una roba che si sa da anni e ogni tanto torna fuori, ci si convive cercando di creare un ambiente il più possibile sicuro. Altrimenti, la soluzione, sarebbe emigrare e non mi sembra che nessuno abbia intenzione di farlo. In ogni caso la calamità più dura da sopportare che si è abbattuta sul Giappone in questi giorni, sono gli inviati dei giornali italiani.

In questi giorni in Tohoku stanno installando nuove e più funzionali Tsunami Evacuation Tower, ossia torrette alte all’incirca una dozzina di metri che possono ospitare un centinaio di persone, dotate di catene cui ancorarsi e di scivoli per i disabili.
E mentre Ryushin Miyabe, un monaco di Yamamoto, conserva le ceneri e le ossa dei morti mai reclamati con la speranza che un giorno i loro cari possano farsi vivi; Nagato Tsuboi, Pastore e attivista per i diritti civili, ha portato avanti una piccola esplorazione in Corea del Sud per capire se esiste una zona simile a Fukushima dove poter acquistare terreni e trasferirvisi con la sua intera comunità, spaventata da un futuro di pericoli e radiazioni.

Se da un lato la ricostruzione procede a ritmi impensabili per quello cui siamo abituati in Italia, dall’altro continuano i problemi per chi è stato sfollato dalla zona rossa, una ventina di km quadrati intorno alla centrale. I risarcimenti della Tepco per molti sono solo un miraggio, le zone meno coinvolte dall’incidente alla centrale si calcola che potranno tornare ad essere abitate nel giro di qualche anno e per le altre si parla di decine e decine di anni. Chi non può tornare a casa o riaprire la propria azienda non sa più dove sbattere la testa.

L’immagine che più mi ha colpito oggi però l’ho vista sul Japan Times. Quasi tutto il giornale dedicato all’anniversario e tra un articolo e l’altro pubblicità di sistemi antiterremoto per i palazzi, pompe idrauliche, pistoni da mettere sotto i palazzi e cose così
Tohoku Yokuso.

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Alzare gli scudi deflettori e prepararsi allo scontro

Prima o poi doveva succedere, è successo la notte scorsa. Ore 02:37 della notte il silenzio viene improvvisamente infranto dal suono di un allarme ueeeoooo ueeeeoooo ueeeeooooo. Un attacco Klingon fa meno casino. Mancavano solo le luci rosse e il segnale d’allerta per essere sulla NCC-1701. Era l’allarme terremoto del cellulare. Che mica ti piazzano una suoneria piacevole, no, te ne mettono una che ti mette addosso il panico, una roba che ti trapana le orecchie, ti entra nel cervello e ti dice da ad intendere che rimarrai schiacciato sotto un cumulo di macerie. I suoni sono importanti, alcuni alzano la tensione, altri rilassano, se già c’ha il terremoto che incombe pure la suoneria che fa paura ti devi sukare. Come il cosobeghelli della pubblicità di qualche anno fa, che la vecchia c’ha la voce terrorizzata di default, anche se il messaggio è registrato e, con ogni probabilità, lo aveva registrato in situazione di quiete. Vabbé, mi alzo, scendo dal soppalco. Che faccio che non faccio, mi dico che prima di mettermi in posizione di sicurezza vado a fare la pipì, non vorrei mai che poi c’è il terremoto e devo pisciare sul muro di una casa con tutti i giapponesi che mi guardano male. Poi, già che mi sono alzato ne approfitto. Mentre piscio penso che magari però se arriva il terremoto mentre piscio è un casino. Mi crolla tutto addosso e resto chiuso in bagno. Non accade fortunatamente. Ormai sono passati troppi secondi dall’allarme e quindi immagino che non succederà nulla, l’allarme arriva pochi secondi prima della scossa. Accendo la tv e in effetti il terremoto è stato a Chiba, qui dove sono io non si è sentito fortunatamente. In compenso ce n’è stato uno mezz’ora fa, ma piccolino.

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Terremoto a mano

Oggi abbiamo fatto l’esercitazione per sfuggire alle grinfie del terremoto. Funziona così: suona un allarme, una voce – tipo quella che si sente sull’Enterprise quando le luci rosse iniziano a lampeggiare – inizia a dire delle cose, nessuno studente capisce cosa perché è in giapponese vero. Il professore fa finta di barcollare ché c’è il terremoto, poi si inginocchia di fianco alla sua scrivania e inizia a scuoterla e mentre la scuote dice terremoto ‘jishin’. Lo fa per un paio di minuti. A un certo punto, mentre continua a recitare la parte del terremoto esce dal ruolo e ci dice di ripararci sotto i banchi. Solo che i banchi non ce li abbiamo, abbiamo le sedie con il coso attaccato al bracciolo che ci sta giusto un libro. Dice allora di ripararci con lo zaino sopra la testa. Poi a un certo punto dice che dobbiamo correre giù dalle scale, ci guarda uscire tutti. Poi arriviamo giù e ci sono questi due tizi qui sopra che ci aspettano. Uno con un cartello in mano che dice che chi arriva dal palazzo principale deve andare lì, l’altro con un registro che annota delle cose, tipo se abbiamo fatto bene o male. Poi la professoressa fa l’appello. Una compagna di classe non si è accorta che c’era il terremoto, era in bagno.

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Terremoto in Piemonte e crepe sui muri

A volte non servono parole, le immagini dicono tutto (aka cazzo, ma c’era bisogno di dimostrare che c’è stato un terremoto con la foto di un palazzo e di una crepa ingrandita?!)

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Schema di quello che è successo in Giappone e i giornali


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