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Dismaland WTF?! AKA Come mi chiamavano sui campi da basket usati per il calcio in seconda media

dismaland

Ci ho pasturato sopra tutto il giorno prima di arrivare a scrivere questo post. Mi sembrava troppo facile, come tirare su col tubo, come direbbe un sedicenne. Troppo facile. Mentre ero in trasmissione, oggi, sentivo il cellulare vibrare, che io non lo spengo mai, nemmeno quando sono in onda, nonostante che poi dà le distorsioni nella radio. Dicevo, il cellulare vibrava e mi arrivavano tutti dei tweet uguali con dentro Banksy, che per altro a me piace un sacco. Ancora di più mi piace dopo aver visto il documentario di Mr. Brainwash, che parla di uno che fa un documentario su Banksy ma che poi diventa tutta un’altra cosa che a Banksy non piace, ma che è evidente che alla fine è fin dal principio una roba che ha pensato Banksy, sia il documentario, sia la creazione del personaggio di Mr. Brainwash. Comunque, dicevo, è da oggi che mi arrivano un sacco di messaggi e cose che mi dicono “ah guarda c’è Dismaland”. E cazzo, io che c’è Dismaland sono fottutamente orgoglioso. Orgoglione. Senza senso perché poi è da Dismal, tipo “fatiscente, tetro” o una roba così in inglese. Ma al di là di questo, è una figata avere tutti i loghi e le cose con Dismaland. Vabbé, comunque, stavo dicendo che mi arrivano tutti sti messaggi mentre sono in trasmissione, che vibra il cellulare, e allora lo dico in onda di Dismaland. E poi mi metto alla ricerca, subito dopo la trasmissione, di qualcuno che ci sta andando. Apre fra un paio di giorni. Al momento ho trovato una persona che forse ci va ma non è sicura…

Al di là di tutto, mi sento in obbligo di riaprire il blog, aggiornare WordPress che era aggiornato all’epoca del tricerapluto e i plugin che erano al livello del “checazzoèunplugin”. Ok, aggiornato tutto. Rientro in wordpress e mi trovo tutti dei colori cambiati, tutte delle infografiche esplosive, una roba che nemmeno la Darsena di Milano ha suscitato tanto clamore per la sua rinnovatezza. Parola che per altro non esiste, rinnovatezza. E quindi, al di là di tutto, al di là della modestia, del mio essere molto in disparte, del non voler apparire, ecco, DISMALAND, cazzo, assolve ad un obbligo che l’umanità aveva nei miei confronti. Intitolarmi un cazzo di posto.

Cosa, che per altro, era già accaduta quando frequentavo le scuole medie, quando gli stronzi della seconda E [sezione] di Rinascita [scuola], quando io ero in prima, mentre giocavamo a calcio nel campo di basket [perché nel campo di calcio ci giocavano quelli di terza, che se noi ci avventuravamo ci tiravano i calci con i Durango, calci indirizzati a caviglie e parti sensibili]…. parentesi quadra fottutamente lunga. Comunque, quelli di seconda nel campo di basket, mentre ci giocavamo a calcio, mi chiamavano Dismaland. Poveracci, quelli di seconda [in senso culturale]. Che all’epoca non c’era nemmeno Eurodisney. Quelle merde, quelli di seconda, oltre a riempirci di calci in partita, oltre a non ribellarsi con quelli di terza che disponevano dei campi di calcio come un King medievale disponeva delle nipoti femmine, mi chiamavano Dismaland. Aggiungi a questo, che io ero il più scarso della squadra. Cioé, c’era uno più scarso di me, Nunzio. Fan della prima ora di Giovanotti [Con la J, quello che oggi piace agli Intellettuali], che oggi potrebbe rivalersi su molti critici musicali. Però Nunzio aveva avuto culo, un giorno fece un gol della Madonna. Quelle situazioni che ti segnano, non fai un cazzo per tre anni, poi fai un gol assurdo, e sei Dio.
Torniamo a noi, Dismaland, ci voglio andare, assolutamente, al momento però non ho né ferie né tempo per andarci. Ma soprattutto, voglio qualcuno che la racconti per filo e per segno da dentro in trasmissione, a Macondo, quella trasmissione lì che dicevo all’inizio.

E comunque quei merde della seconda E, non metto i nomi perché sennò poi non si sa mai che poi magari mi tirano le vecchie nei bracci e il sette e mezzo se mi muovevo!

Dismaland, Banksy mi piaceva di brutto prima, adesso vorrei svoltare serata insieme a lui. Se ci siete stati vomitatemi cose.
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Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, a Maramao

samantha cristoforetti

Devo dirlo, non mi emoziono mai per le interviste, o meglio molto raramente, solo se devo chiacchierare con personaggi che ammiro particolarmente e non è che ce ne siano molti.

Per Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, c’è grande emozione. Tutte le volte che penso a una persona che si infila una tuta spaziale e va là dove [quasi] nessun uomo è mai giunto prima, io mi sciolgo.
Penso all’eccellenza che sta dietro a quella cosa lì, allo studio che c’è voluto per costruire la ISS, alla volontà di ferro di chi ha passato anni a studiare e ad addestrarsi per arrivare a viaggiare nello spazio e a lavorare sulla Stazione Spaziale Internazionale, vero avamposto dell’umanità.

Unico luogo esente da dogane e frontiere che sa unire simbolicamente e non solo, il pianeta intero e dargli una prospettiva che va al di là della nostra Terra.

Mi emoziono a pensare a quella persona che dopo anni di sacrifici ha saputo conquistare un posto lassù, dove l’uomo per quasi tutta la sua esistenza non ha nemmeno mai pensato di poter arrivare. Oggi ci arriva e compie il primo passo verso un viaggio sempre più lungo, che ci porterà sempre più lontano.

L’idea di entrare in contatto con qualcuno che quel passo lo sta per compiere o lo ha compiuto, mi riempie di emozione. Un passo che per l’umanità è il primo approccio ad un viaggio nel nostro futuro. Per questo sono felice ed orgoglioso di poter chiacchierare in onda con Samantha Cristoforetti.

Giovedì 9 ottobre, alle ore 11, la potrete ascoltare a Maramao intervistata dal sottoscritto e da Alessandro Diegoli. A seguire, ogni due settimane, racconteremo la missione Futura attraverso la voce di tanti altri professionisti coinvolti nella missione dell’Agenzia Spaziale Europea.

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Maramao: La community

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La community di Maramao sta prendendo forma e la trovate qui, su G+. Chi si iscrive può anche partecipare alla conquista di achievement, messi in palio di tanto in tanto dai gestori della community, che poi siamo io e Al1. Il prossimo achievement è quello per il 100 iscritto.

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Il traffico di Tokyo a Radio Popolare

Dimenticavo, domani mattina, mattina italiana. Ma proprio mattina, tipo alle 6.40, sono in onda per parlare della Congestion Charge a Tokyo e più in generale del traffico da codeste parti. Accendete la sveglia, puntate la radio, sincronizzate i pantaloni. Sennò, se siete delle brutte persone, fate quello che vi pare. Poi pare che lunedì, ma da qua a lunedì ne passa di acqua sotto i ponti (Ah! Se ne passa, altroché) c’è una cosa c04… coast to coast che a scriverlo com’è mi viene mal di testa.

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Oggi faccio l’ultima trasmissione

Ho un po’ di magone e un po’ di ansia, questo posto qua, la radio dico, ha significato molto per me sia come ascoltatore che come coso che parla. Vabbé, poi magari se laggiù mi scasso le palle tra un anno sono di nuovo qui e quindi niente, però adesso mi sento un po’ strano, triste, mi manca un po’ il fiato. Mi tremano i polsi, come dicevano quelli gli autori di libri gialli degli anni ’50. Poi in realtà lascio uno strascico che la notte di capodanno c’è un’ora e mezza di mia conduzione, registrata con pochissimi interventi in voce, il primo brano che metto è uno di quelli che più mi sento addosso in questo momento ed è quello che più rappresenta la Milano che più mi è piaciuta, quella degli anni ’90. Il brano è Cielo e loro sono i Casino Royale. Non posso metterlo che sennò mi arrestano, il testo è questo, certo, con la musica sarebbe molto più figo. Quello con la musica potete ascoltarlo la notte del 31, ma non so a che ora va il mio spezzone di conduzione.

Sopra noi solo cielo ! neutro chiedilo a chi chiede vento
Quanto pesa la pioggia sporca
Quanto pesa cade ancora una volta
Sopra quelli che sanno che
Milano e’ la citta’ dove il denaro parla, canta, balla
Fa girare la testa,
Ma che regola e’ questa,
Questo e’ il mondo, io rispondo,
E sotto questo cielo stanco
Spingo fino in fondo

Tenendo alta la guardia,
Chiudendo forte la porta,
Per voi son io chi si sbaglia,
Ma sento ancora una volta…

Frequenze deboli, pensieri sterili,
Tensioni inutili, tragedie simili,
Noi siamo ruvidi
E non certo ombre che vi sporcano i vostri cazzo di muri
Siate sicuri…
…che siamo nella stessa situazione
Ognuno con il suo viaggio
Ci si vede in fondo al fiume
Ma ti vedo confuso, non ancora deciso,
Nello stomaco della bestia cerchi il tuo paradiso,
Ed ora penso che ti sto parlando,
Non ti conosco, ma mi sto confidando,
Amo la mia prima,la seconda,la mia terza famiglia
Perche’ solo il loro amore e’ quello che ora mi salva
In questo giardino tu mi stai vicino
Cogliendo le mele e sognando serpenti e guadagni
E di sorpresa abbiamo gia’ trent’anni !

Tenendo alta la guardia,
Chiudendo forte la porta,
Per voi son io chi si sbaglia,
Ma sento ancora una volta

Devi tentare di tenere lontano chi ti sta cambiando
Tentare di tenere lontano chi ti sta vendendo
Tentare di tenere lontano gli anni che verranno
Sotto questo cielo stanco…
In mezzo a mille cani di paglia,
La mente in malaria, il grigio ti abbaglia
Tieni alta la guardia se sei capace
Tu ci provi, ci riprovi
Piu’ ci provi, piu’ ti piace
Chi sbaglia troppo sbaglia,
Sbaglia e basta e non impara piu’
Sotto questo cielo…
Chi sbaglia troppo sbaglia,
Sbaglia e basta e non impara piu’
E quel che abbiamo e’ questo !
Teste, edifici, cose, amici nel caos…ciao
Milano ciao ciao
Teste, edifici, cose, amici nel caos…ciao
Milano ciao ciao

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Ehi ma…

Sbaglio o sono l’unico che ha due trasmissioni nella Top Ten di iTunes (genere comedy). No, ecco, volevo giusto fare un filo lo sborone.

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Ciao XXXX

No, è che questa mattina, arrivato in radio, ho trovato un foglio attaccato con lo sotch sul mio monitor. C’era scritto Ciao Disma, sono una tua fan, sei davvero un grande. E beh, effettivamente è vero, che sono un grande dico. E niente, sembrava brutto ricevere un saluto senza restituirlo. Per di più sono uno che ci tiene alla privacy propria e degli altri, quindi ho messo xxxx. E poi, soprattutto, mi volevo vantare che mica capita a tutti che alla mattina trovano i biglietti dei fan.

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