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radiazioni

Il Comune di Milano crea un pool di esperti per le radiazioni! Sì, avete capito bene

Il Comune di Milano crea un pool di esperti per le radiazione. Ok, la prima reazione è di mettersi ad urlare COSA?!EH?!HO CAPITO BENE!? Superata questa fase ci si rallegra perché vuol dire che il Comune di Milano ha veramente tanti soldi se ne impiega per pagare gente che non serve a niente. Superata anche questa rassicurante fase che ci cala in una città ricca di benessere si arrivano a leggere le parole che il corriere con un virgolettato attribuisce all’assessore alla salute Landi di Chiavenna, non che è di Chiavenna, cioé magari è di Chiavenna, ma quello è proprio il suo nome, come Leonardo Da Vinci, che lui però non lo so se era proprio il suo nome. Comunque, dicevo, le parole sono queste: «i milanesi nei prossimi giorni possono continuare ad uscire di casa. Diversa, invece, la situazione qualora l’ultimo dei sei reattori ancora in condizioni di criticità dovesse sfuggire al controllo». Ecco, qui allora non possiamo che sfociare in un sentimento di pura gratitudine, gratitudine a ventiquattro carati, gratitudine cristallina come acqua di ghiacciaio. L’assessore ci dice che possiamo continuare ad uscire di casa! Fiuuu, meno male…

Ah, dimenticavo, tutto ciò avviene ovviamente mentre il ministro della salute ha dichiarato che nessuna nube tossica sta raggiungendo l’Italia (nè altre parti del mondo, come d’altronde di sa da tempo)

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Il coso malvagio delle radiazioni che arriva dal Giappone

Ieri in trasmissione c’era un tizio che si occupa di distribuzione di rilevatori di radiazioni e cose così e diceva che in pochi giorni ne hanno venduti quanto di solito se ne vendono in un anno (!). E non è che costano due lire, costano circa quattrocento euro, pare che adesso i prezzi siano aumentati di un terzo oltretutto. E io mi domandavo quale fosse il target di questo ingiustificato allarmismo. Ebbene, questa mattina al bar c’era gente che parlava e c’era uno che ascoltava, io, quelli che parlavano si chiedevano se c’era da avere paura che sta arrivando, lo dice la tv, la nube tossica di Tokyo, che sulla Francia è già arrivata. Io odio le orecchie, se non avevo le orecchie non sentivo tante cose.

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Giappone: Il Professorone e le radiazioni di Fukushima

Dice che c’è questo professorone (Benjamin Monreal) della University of California, Santa Barbara, che ha aperto il suo studio per parlare con la gente (o solo con gli studenti?), della questione di Fukushima. Ha fatto anche delle belle slide, per spiegare anche a quelli come me che non capiscono un cazzo. Le conclusioni sono qui sopra.

PS sia chiaro che continuo a non capirci una sega e spero dica cose sensate, anzi se qualcuno che ne capisce ha voglia di dare un occhio

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Tokyo, black out totale – Tokyo, rischia gigantesco black out

Di nuovo titoli allarmistici su Corriere e Repubblica, che titolano come sopra, in rigoroso ordine d’apparizione. Sulle pagine online del Asahi Shimbun versione giapponese, addirittura non c’è nulla sull’argomento in prima pagina. Sul Japan Times, in inglese, si parla della possibilità ma che stanno lavorando per scongiurando la cosa cercando di risparmiare corrente riducendo il numero di treni urbani a Tokyo, inoltre il possibile black out è previsto per sera/notte (e in ogni caso proseguono i black out programmati). Insomma, come al solito, leggendo i titoli nostrani sembra di essere davanti all’apocalisse, poi dopo ti rendi conto che ci sono disagi e tutto quanto, ma non l’apocalisse. Basta sensazionalismo, anche perché ciò che sta accadendo è già sensazionale di per sé, senza bisogno di aggiungere nulla.

Sulla questione energia e Tokyo leggetevi il bel post di Lorenzo

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Tokyo in 150 secondi

In questi giorni si sentono parecchie baggianate su Tokyo e il Giappone. Ho provato a descrivere la città per Radio Popolare (dove esercito la professione più antica del mondo), nella trasmissione Esteri. Al termine del pezzo ci piazzo pure un appunto sull’atteggiamento dei quotidiani (come se non l’avessi già fatto a sufficienza sul blog). Vi assicuro che in 150 secondi descrivere una città come Tokyo, e qualsiasi città al mondo, è un vero casino, quindi ho cercato di fare una semplice fotografia, forse con robe semplici, ma ripeto in 150 secondi devi giusto dare due linee per tratteggiare un ritratto. Per forza di cose si tralasciano molte cose e se ne infilano dentro delle altre. Metto qui sotto il testo, anche se poi leggendolo ho cambiato qualcosa e l’ho pure scritto male un po’ sotto forma di appunti. Vabbé.

Tokyo è la città più grande del mondo, o forse non lo è, ma poco cambia. E’ immensa, chi arriva da una città come Milano, una metropoli come Milano, si rende conto di aver vissuto tutta la vita in un grosso paesone. Le case sono ammassate le une sulle altre, i condomini hanno spesso piani molto bassi, dove da noi ci sono tre piani, li ce ne stanno solitamente due, dove c’è un palazzo da noi, lì ce ne sono tre, magari molto sottili, ma ce ne sono tre. Sotto le case ci sono i negozi, tanti, ovunque, ammassati sopra, dentro e sotto le stazioni della metropolitana.

Ci sono templi sui tetti dei centri commerciali e centri commerciali nei templi. A tokyo mangi, fai la spesa, shopping, ventiquattro ore al giorno, nelle catene di ristoranti, nei baracchini per strada, puoi comprarti un paio di mutande alle tre di notte. Tokyo è una città popolosa, otto milioni di persone che diventano dodici considerando la prefettura di Tokyo e che superano ampiamente i venti se si considera, chiamiamola così, la fascia dell’hinterland, nelle stazioni della metropolitana. E’ una città non città, è un agglomerato di ventitré comuni chiamati KU, ognuno con le sue elezioni, ognuno col suo sindaco, ognuno con una sua amministrazione, questo per dire che è una città che ha al suo interno altre città, ventitré, più tutto quello che c’è fuori. E’ una città senza centro, non ha una pianta classica europea con un centro bello e storico dove vivono i ricchi e una periferia brutta e povera, ci sono molti centri, centri del divertimento come Roppongi, Shibuya e una parte di Shinjuku, ci sono centri direzionali come una parte di Shinjuku e Akasaka, ci sono centri culturali come kanda, la zona dei librai, culturali per i nerd e gli otaku, come Akihabara, ci sono le zone per i giovani come Harajuku e quelle per i vecchi come Sugamo, dove, non ho capito perché, gli anziani vanno a comprare le mutande, ci sono Ginza e Omotesando, le zone dove la gente fa shopping di livello e poi ci sono posti come Sanya, anzi c’erano, perché l’amministrazione ha pensato di cambiargli il nome sperando di cambiarne anche la fama. Il quartiere più povero di Tokyo, uno dei pochi posti, col parco di Ueno, ma quello è un parco, dove di giorno potete incontrare gente seduta per terra a bere birra o sake, lì vicino c’è un posto il cui nome è tutto un programma, il ponte delle lacrime, il namidabashi. Detto questo, pensate che in ogni zona però c’è tutto e l’opposto di tutto. Tokyo è una città che vive di protocolli, regole, tutto e regolato, da quello che fa posteggiare il cliente con gesti standard ritrovabili identici in ogni zona del Kanto, ai saluti diffusi con gli altoparlanti nei grandi magazzini, alle procedure di sicurezza per evacuare in caso di terremoto. Procedure ripetute fino alla noia, per tutta la vita, a scuola, in quartiere, a lavoro. A quanto pare non inutilmente. Tokyo è una città viva e nonostante i titoli di certi quotidiani italiani, lo è anche oggi.

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Tokyo, rilevate radiazioni

Più basse di quelle rilevate a roma…

(ANSA) – TOYOHASHI (GIAPPONE), 16 MAR – Roma piu’ radioattiva
di Tokyo. E’ la sorpresa delle analisi effettuate dalla squadra
della Protezione civile italiana, composta da sei persone,
giunta oggi nella capitale nipponica. I rilievi fatti dai
tecnici – comunica l’ambasciata italiana – danno una
radioattivita’ di fondo misurata sul tetto dell’ambasciata di
0.04 microsievert/ora. Per riferimento, il valore di
radioattivita’ ambientale tipico della citta’ di Roma e’ do 0.25
microsievert/ora.(ANSA).

Lo so, non è una roba assoluta però dà un’idea

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Una pagina con ottime risorse per sapere che accade in Giappone

C’è questo blog che sta seguendo seriamente quello che succede e ha messo su una pagina con tutta una serie di risorse per vedere e sapere che succede. E che conferma quello che sostenevo pure io, che i giornali italiani stanno creando allarmismi assurdi.

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