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palestra

Donne che sembrano quelle porno

L’altro giorno ero alla solita palestra a smadonnare contro il fatto di essere alla solita palestra e ad un certo punto, come la Madonna di Fatima con le pastorelle, mi appare davanti una tizia, non proprio davanti, ad una trentina di metri, comunque una tizia che, posso dirlo, sembrava, anzi era, uscita da un film porno californiano degli anni ’70. Bionda, tette enormi, abbronzata, snella, tonica, in tuta. E lì mi sono detto che avevo ragione, che tutte quelle stronzate che mi sento ripetere da anni erano falsità, cattiverie inutili. Io lo sapevo che il porno non è una bugia, non è una bella favola, quelle cose lì esistono davvero, quando consegni una pizza ti trovi una in vestaglia di seta che ammicca e al colloquio di lavoro l’esaminatrice fa cadere la penna. Cazzo se lo sapevo.

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Uomo di fango

Ieri ero alla palestra e sono entrato in una stanza che fino a ieri non avevo avuto il coraggio di approcciare, è una stanza dove ci sono delle vasche con dentro del fango, a dire il vero pensavo che si dovesse pagare, era questo uno dei motivi per cui non mi avvicinavo, ecco. Niente, sono entrato e mi sono messo del fango sulla faccia e sul corpo, che non mi era proprio chiaro a cosa servisse o come funzionasse, ma l’ho fatto, ho sperimentato. Poi dopo non sapevo cosa fare allora ho chiesto ad un signore che era lì e che mi ha detto che si doveva seccare e che c’erano delle lampade apposta per farlo seccare, gli ho esposto alcune perplessità sulla cosa del fango e lui mi ha detto di non preoccuparmi che anche se sembra una cosa da donne in realtà sono di più gli uomini che si mettono il fango in faccia, che non è una cosa da ricchioni mi ha detto. Comunque oggi ho una pelle liscissima e profumata.

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Io quando sono sul coso che rotola e che tu sopra corri

Io quando sono sul coso che rotola, quello in palestra che ti metti sopra e corri, io quando sono su quel coso lì che rotola odio tutti. Odio soprattutto quelli che mi guardano, quando uno mi guarda penso che mi sta prendendo in giro, che lui sta pensando che lui è lì bel tranquillo e io sono sul coso che rotola a sputare sangue, io quando sono sul coso che rotola inizio a pensare che la gente che è intorno a me mi guarda e parlotta e mi prende in giro dicendo che loro sono lì a riposarsi e io sto là a soffrire come un cane bagnato. Ma quelli che odio, quando sono sul coso che rotola e che tu corri, mica sono solo quelli che mi guardano e parlottano e complottano, odio anche quelli sui cosi che rotolano e che tu sopra corri di fianco a me, alla mia destra e alla mia sinistra, per questo cerco di mettermi sempre lateralmente, così che ne ho uno in meno da odiare. Li odio perché lo so che guardano il mio schermo dove c’è scritto a quanto vado, la velocità intendo, e per quanto tempo, e questi immensi fottuti bastardi io lo so che guardano il mio schermo e ridono, certo, non lo danno a vedere, non ridono con la bocca e nemmeno con gli occhi, ma io lo so che dentro di loro, nel loro profondo, quei fottuti bastardi ridono perché pensano di correre più veloce e per più tempo, con uno stile migliore e senza sudare. Bastardi, io vi odio, odio gli istruttori che vengono a scambiare due chiacchiere, che cazzo di chiacchiere vuoi che scambi, che non ho fiato e anche se ce l’avessi non lo vedi che ho le cuffiette del coso per ascoltare la musica, che poi è il telefono, e anche se avessi fiato e non avessi le cuffiette, non vorrei mai scambiare due chiacchiere con te. Odio anche quelli che fanno le pulizie mentre sono sul coso che rotola e che tu sopra corri, dovete sapere che ci sono dei tizi che girano per la sala della palestra con in una mano, la destra i destrorsi la sinistra i mancini, uno straccio e nell’altra un erogatore di detergente con al suo interno, per l’appunto, del detergente. Passano e puliscono, lo so, all’interno della palestra loro sono il gradino più basso della scala gerarchica, più in basso di chi sta a bordo vasca, più in basso di chi fa l’istruttore, del trainer, più in basso delle impiegate, più in basso del cliente. Per i miei valori, per il mio modo di essere, dovrei stare dalla loro parte, con il lumpenproletariat dell’ecosistema palestra, invece no, odio pure loro, loro che salgono sul coso che rotola e che tu sopra corri di fianco al mio per pulirlo e spruzzano il cazzo di detergente con il cazzo di erogatore di detergente e la cazzo di cosa lì che spruzzano arriva anche alle mie narici e già sono in affanno, ogni secondo pesa come un secolo di calci nelle palle, ogni minuto è un era geologica, dieci minuti sono la nascita e il tramonto di un piccolo universo, e io sono lì che cerco aria con il naso, con le narici che diventano prensili, la bocca spalancata come quella di una bambola gonfiabile, e invece trovo il cazzo di detergente. Sono solo contro tutti, mi stanno per zergare, lo so che lo fanno apposta, per darmi fastidio, per vedermi schiattare su quel fottuto coso che rotola che tu sopra corri. Bastardi.

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Primo giorno di palestra

Sessione di due ore. Quindici minuti di camminata veloce, un`ora e quarantacinque di bagnetto nella vasca che fa le bolle.

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Come funziona alla palestra

[io] Salve so già tutto, voglio fare l’abbonamento
[lei] Ah, bene. Dunque… [mi rispiega tutto tutto tutto quello che già so]
[io] Mi interessa solo sapere il costo
[lei] 160 l’iscrizione più una quota da 120 euro al mese
[io] Ma il certificato medico me lo porto da casa
[lei] Ah, allora diventano 90 euro l’iscrizione
[io] Non più di tre mesi fa un suo collega mi ha detto che al mese costava 90 euro possibile sia aumentato del 50% in pochi mesi?
[lei] Ah, bé allora facciamo che io dico alla collega che lei è qui perché quell’altro è uno degli abbonamenti, sa di quegli abbonamenti che ce ne sono due, o meglio, ne abbiamo due, uno dovrebbe essere di qua e uno di là, ma solo se è sicuro eh!! Perché non posso compromettermi. E comunque se glielo chiede qualcuno dica pure che lei non lo sapeva.
[Io] Eh?!
[Lei] Facciamo 90 euro al mese, va bene? Me lo deve però dire con sicureazza eh!
[Io] faccia faccia. Senta, ma è vero che voi quando uno vi fa una domanda rispondete sempre con una domanda e che avete un manuale di istruzioni che vi indica tutte delle cose così?
[Lei] Noi, no, al massimo saranno quelli della palestra Giuseppina. Noi lo sappiamo che i clienti sono intelligenti. Mi dà un suo recapito telefonico?
[io] Non ho telefono
[Lei] Mi dia quello di un parente
[Io] Non posso c’è una legge sulla privacy
[Lei] A me serve un numero di telefono
[Io] E non ce l’ho
[Lei] Vabbé, facciamo così che metto la sua mail
[Io] bene. Senta, ma non c’è un listino prezzi? Ma i prezzi li fate differenti a seconda del cliente? Lei è sicura che sia legale questa pratica? Dovreste esporre dei prezzi.
[Lei] No, no, noi facciamo così
[Io] E ho capito, però anche a ristorante mica possono darti da mangiare senza esporre i prezzi.
[Lei] E ma da noi funziona così. E comunque le regaliamo il borsone e la fascia per i capelli.
[Io] Ah che bello una fascia per i capelli

PS non so se le parole erano quelle, i concetti sì

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Disma 1 Karma 0

Oggi ho inculato alla grande il karma, roba che gli ho infilato una mazza e l’ho sventolato come una bandiera, roba che lui era l’uomo con la pistola e io quello con il fucile o io quello con la pistola carica e lui quello che scava, io ero quello che da piccolo è caduto nel pentolone pieno di pozione e lui, il karma, un cazzo di Asterix che senza la pozza non sa fare una sega, io ero quello che ehehehe un coltello quello?… Questo è un coltello. Poche palle, oggi ho sterminato il karma. Alle due del pomeriggio ho restituito mille e cento euro che erano caduti di tasca a un tipo davanti a me, sulle scale mobili. 1100 euro, due banconote da 500 e una da 100. Alle tre mi sono iscritto in palestra. Cazzo se l’ho inculato il fottuto karma.

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Consulenti e consulenze

L’altro giorno stavo camminando per la strada e ad un certo punto mi è caduto l’occhio su un portone, dentro il portone c’erano tante cose, tra queste anche una palestra. Va là, mi sono detto, andiamo a vedere quanto costa, che io una volta ogni 2-3 anni mi iscrivo in palestra e poi non ci vado.

Sono andato dentro e ho chiesto alla signorina di dirmi quanto costa l’iscrizione alla palestra. Le ho detto che voglio sapere solo il costo dell’iscrizione perché tanto la cosa del medico la faccio con quello della mutua che non ha senso che pago un sacco di soldi per andare dal medico della palestra.

La signorina, quella della palestra, dice che se voglio mi fa parlare con un consulente. Dico che no, che non voglio parlare con un consulente e, per sicurezza, ribadisco che non voglio parlare nemmeno con un medico, che il certificato medico me lo faccio fare dal medico della usl (asl per i più giovani) che mica sono scemo che spendo trenta euro per farmelo fare a pagamento dal medico della palestra.

In risposta alle mie affermazioni la signorina, quella della palestra, ribadisce che devo prendere un appuntamento con il consulente. Che poi chissà chi sarà mai questo consulente, di solito il consulente è uno che si consulta per avere delle indicazioni mica per dirti una cosa che basta che leggi su una brochure informativa.

Alla signorina, quella della palestra, ripeto, togliendomi il cappello perché inizia a fare caldo, che vorrei sapere quanto costano gli abbonamenti e che parlare con il consulente, per di più su appuntamento, non rientrava nel planning della mia giornata (o almeno così dice il mio d-calendar).

Di tutta risposta la signorina mi dice che non c’è problema, che lei è gentile e che io le sono simpatico e che allora con il consulente mi ci fa parlare anche subito, anche se non dovrebbe, anche senza appuntamento. Anche se non dovrebbe. Ecco, dico io, non vorrei parlare con il consulente, vorrei solo avere un pezzo di carta con su scritte delle cose, al limite me le scriva lei, anche se non dovrebbe. Lei risponde che non deve e che non può, per queste cose c’è il consulente.

Mi rimetto il cappello, per darmi un tono, le chiedo se non hanno un pezzo di carta qualsiasi con su scritti i prezzi. Lei mi dice di no, che è dispiaciuta, ma che loro hanno i consulenti.

Mi tolgo il cappello, perché ricomincia a fare caldo, e penso che questi qui che sono rimasti legati alla tradizione orale, sono come quelli che non gli piacciono gli e-book perché a loro gli piace la carta. Mi domando se quando arrivano consulenti nuovi ci siano dei ricordanti che tramandano loro tutti i prezzi degli abbonamenti e mi chiedo se durante questo lungo passaggio liturgico vi siano mai errori che con il passare delle generazioni si ingigantiscono fino a stravolgere il senso originario di ciò che dovrebbe venir tramandato.

Nel frattempo, mentre rimugino sul da farsi, la signorina chiama il consulente. Il consulente mi stringe la mano e mi dice che se voglio può dirmi delle cose. Io gli chiedo se mi dice i prezzi che hanno. Lui mi dice che se voglio mi dà un appuntamento, anche subito.

Che razza di appuntamento è se me lo dà subito, mi domando io. Gli rispondo che no, che non voglio l’appuntamento né subito né mai, che volevo solo un pezzo di carta, che volevo solo sapere quanto costa quello che vendono e che poi lo so che il suo lavoro è convincermi a fare delle cose che non voglio fare e che quindi voglio un pezzo di carta scritto da leggermi da solo nella quiete domestica.

Il pezzo di carta non me lo danno. Non mi dicono i prezzi. Non prendo appuntamento. Mi rimetto il cappello, esco e spero che al supermercato non mi fissino un appuntamento con uno che mi mostra slide dei peperoni e mi spiega con quali modalità li posso acquistare.

Foto | Flickr

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