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nottate estive

Dialogo notturno con uno scarafaggio (forse) mai nato

Tre del mattino, letto, caldo, sudore, pale sul soffitto che roteano, uop uop uop uop, un’insegna luminosa lampeggiante al neon, che pubblicizza un ristorante cinese davanti a casa, filtra attraverso le tapparelle disegnando sul soffitto lunghe strisce colorate, quasi lisergiche. Mi sveglio e mi addormento, non capisco dove inizia il sogno e dove la realtà. Sono in bagno, sto per fare la pipì, ma qualcuno alle spalle mi dice che lì no, che lì non si può fare, che devo andare nell’altro bagno, esco e non lo trovo, capisco di essere in un sogno. Cerco il bagno, non lo trovo. Gli occhi si aprono e si chiudono, più o meno al ritmo dell’insegna luminosa. Poi si aprono e mi ricordo che non c’è nessuna insegna luminosa e le pale sul soffitto sono spente, niente uop uop uop uop, anche il bagno era un sogno. L’unica cosa vera è che devo pisciare. Rotolo giù dal letto, sbatto il piede, dico cazzo, accendo luci a caso, ciabatte, bagno, mi siedo, mica ce la fai a stare in piedi di notte, vedo un’ombra sul pavimento, non so se c’è davvero qualcosa, forse però si è infilato sotto il secchio del mocho vileda, lo scarafaggio dico. Allora sono lì, seduto, inerme, guardo il secchio rosso con dentro il mocho leopardato, è un regalo di nozze, ormai è vecchio ma lo uso ancora, guardo il secchio e gli parlo, allo scarafaggio non al mocho. Ehi amico, gli dico, lo so che sei lì sotto, tu sai che io sono qui, io non ho voglia di darti la caccia né di essere spaventato, tu non vuoi essere schiacciato, facciamo un accordo gli dico, io faccio finta di niente e tu fai finta di niente, io resto qui seduto e faccio quello che non ti ha visto e tu stai la sotto e non esci fuori, bastano pochi secondi, ancora una trentina, mi alzo, me ne vado e non ci vedremo mai più, tu resta lì, nascosto, ancora venti secondi, poi io mi alzo e me ne vado, io torno a letto, tu resta lì, ancora dieci secondi, nove, otto, li conto, tre, due, uno. Bravo. Abbiamo un accordo. Mi alzo e torno a letto. Poi mi chiedo se lo scarafaggio con cui parlavo c’era veramente, poi penso che anche se ci fosse stato probabilmente non avrebbe capito, e infine mi rendo conto che comunque oltre a saper interpretare il linguaggio avrebbe anche dovuto essere telepatico, perché tutte quelle cose lì mica le ho dette a voce alta, parlavo con lui nella mia testa. Comunque ha funzionato. Le luci al neon tornano a lampeggiare, le pale fanno uop uop uop uop, e io torno a sudare sul letto.

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