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metropolitana

Scale mobili metropolitana milanese durante le festività, misteriosamente ferme

scale mobili metropolitana

scale mobili metropolitana

In questi giorni mi sto muovendo con la metropolitana e ho notato che sulle linee verde e rossa (la gialla non l’ho presa e non so) si è verificato uno strano fenomeno, le scale mobili sono ferme quasi dappertutto. Dopo aver escluso uno sciopero di Optimus Prime e dei suoi accoliti meccanizzati mi sono messo di buzzo buono e ho controllato tutte le scale mobili delle fermate in cui sono sceso, che in totale saranno state sette o otto. Ovviamente scale mobili ferme. Un piccolo campione, ma alle coincidenze ci credo poco. Dato che sono curioso e pure cagacazzo, sono andato a parlare col personale ATM per chiedere lumi sul misterioso stop di tutte (o comunque molte, dato che non le ho controllate tutte) scale mobili. Mi hanno risposto in modo poco convincente e pure con un atteggiamento un po’ alla John Belushi nei Blues Brothers “Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia!”.
Il contenuto della risposta è stato in sintesi “In questi giorni le scale mobili non funzionano perché non sono a norma e devono essere messe a posto“. Alla mia obiezione “Ma su tutte quelle che ho visto ferme non c’era nessuno che ci sta lavorando” mi hanno risposto “Stiamo aspettando i pezzi“. Al che ho chiesto “Ma dopo le feste riprendono a funzionare?”, la risposta è stata ““. Quindi, a logica, quando diavolo le mettono a posto? E poi, tutte contemporaneamente? E se i pezzi non sono ancora arrivati perché diavolo sono ferme? E come fai a sapere che riprendono a funzionare dopo le feste se ancora non avete iniziato a sistemarle? E se non saranno a norma nemmeno dopo le feste funzioneranno comunque?

Le ipotesi maliziose che mi sono passate per la testa sono un paio ma non ho alcuna prova a suffragio e quindi è aria fritta. La cosa curiosa è che qualsiasi sia il motivo del fermo, non è stato segnalato da nessuna parte all’utenza. Se fosse effettivamente un ‘ammodernamento’ o una messa in regola credo verrebbe segnalato con dei cartelli, dato che la chiusura contemporanea di molte scale mobili è comunque un evento per ATM. In poche parole non ho capito il motivo, ma dubito che sia per quello che mi è stato raccontato. Intanto, le nonne con il carrello della spesa arrancano sui gradini come fossero balene spiaggiate.

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M5

Ma non gliel’ha detto nessuno che il design dell’ingresso alla stazione con quella enorme M5 in ferro fa veramente cagare? Cazzo, sembra una roba uscita fuori dagli anni ’70, puzza di vecchio già prima dell’inaugurazione. Voi che ne pensate? Vi piace? Le foto le trovate qui.
Vabbé che poi non ci sia l’M4 ma l’M5 sì, quello fa molto ridere.

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Sudore di uomini morbidi in treni affollati

Alla mattina, avere a due centimetri dalla tua faccia le facce di tre salarymen, uno davanti, uno a destra, uno a sinistra, tutti imperlati di sudore, è una roba terribilmente schifosa. Anche alla sera, ma alla mattina è peggio. Hanno gocce di sudore solide, dense, appoggiate sulla fronte, sulle guance perfettamente rasate e dall’aspetto incredibilmente liscio e morbido, che se non fossero sudate ti verrebbe da tastarle. Tu sei lì che guardi queste gocce e secondo dopo secondo si muovono impercettibilmente, scivolano, molto lentamente, ma scivolano. Dalla fronte alla guancia ci mettono i loro quattro o cinque minuti e intanto le fermate passano e speri che non arrivino a colare dal mento fino alla tua mano, o che in un sussulto il salaryman te le schizzi tutte in faccia. E mica se le asciugano, no, le tengono lì, appese alla guancia, alla fronte, alla punta del naso. Quelle sulla punta del naso sono le peggiori, sembra sempre che debbano cadere ma poi restano lì, tanto che ti viene il dubbio che sia uno di quegli scherzi di carnevale tipo la merda finta. Ti viene quasi voglia di pulirgliele via con la manica tanto sono fastidiose alla vista quelle maledette gocce, non ti capaciti di come le possano sopportare. Mentre sei lì che osservi ci sono altri cento impiegati sudaticci schiacciati in quattro metri quadrati che dormono in piedi ed ad ogni curva si fanno trasportare dagli sballottamenti del treno senza opporre minima resistenza, che gliene fotte, tanto stanno dormendo e ti crollano addosso, rischiando di distruggere l’equilibrio delle perle di sudore di quelli al tuo fianco. Cani maledetti. Appena esce il sole vado sempre in bici.

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Il dito e la saliva

Oggi in treno c’era uno che ogni tanto pucciava il dito in bocca, sulla lingua o tra la lingua e il palato. In ogni caso lo scopo era quello di inumidirlo. I treni giapponesi alla mattina sono molto affollati, lui continuava a pucciare il dito e ad inumidirlo, con la saliva, nella bocca. Poi dopo disegnava dei cerchi nell’aria davanti alla faccia delle persone, mica che le toccava, disegnava solo cerchi in aria. Quando uno disegna cerchi in aria io sono dell’idea che non ci sia nulla da eccepire, nemmeno se lo fa in una metropolitana affollata come è la metro giapponese alle otto di mattina. Di più, mi ha ricordato me da giovane quando durante l’interrail appendevo le mie calze bianche (io indosso solo tubolari bianchi da tennis e d’estate tubolari bianchi corti da tennis) diventate nere per lo sporco, all’interno del vagone. Era perfetto, nessuno che entrasse a dare fastidio e io e i miei due compari potevamo dormire. Mica per cattiveria, è che non avevamo i soldi per prendere delle stanze, quindi si alternavano espedienti a marciapiedi e giardini. Questa mattina con il suo gesto, nel giro di tre fermate, mi è tornato tutto in mente distintamente, ogni dettaglio delle tecniche usate, del come, del dove e del perché. E lui, intanto, continuava a disegnare cerchi di saliva nell’aria. Ma cerchi netti, mica cerchi che estraeva il dito dalla bocca e c’era il filo di saliva. Un estrazione perfetta, senza sbiascichi. Pulita, chirurgica. Estrae, disegna, intinge e di nuovo estrae. Poesia pura. Lo schifo tra i vicini di vagone era facilmente palpabile mentre io lo comprendevo, lo capivo e lo ammiravo. Poi dopo, prima di scendere, l’ho visto bene in faccia e mi sa che non era tutto a posto. E niente, allora poi mi sono fatto due conti sul mio passato.

PS poi c’era una bambina di fianco a me che credo stesse per perire per soffocamento e la trovate sul mio flickr

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Le dernier métro

Hai presente alla mattina che ci sono quelli che ti spingono dentro per non farti incastrare nelle porte. Ecco, la sera a mezzanotte è pressoché uguale.

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[Post di servizio] La metropolitana a Tokyo

Intanto ci sono tante linee, tipo dodici o quindici. Non mi ricordo esattamente. Poi oltre alla metropolitana ci sono un botto di linee ferroviarie private e pubbliche, che ai fini dell’utenza non cambia una sega. Tra le linee ferroviarie e la metropolitana l’unica differenza è che le une sono sottoterra e sembrano metropolitane e le altre sono sopraterra e sembrano treni. Poi c’è n’è un paio che sono entrambe le cose, tipo fino a un certo punto treno e poi diventano metropolitana e cambiano anche nome. Ad ogni modo ti portano pressoché ovunque. Il prezzo è alto, arrivi a spendere anche quattro euro per una corsa. Pure di più. Il servizio è quanto di più ineccepibile uno possa immaginare. Primo, ad ogni stazione ci sono dei cessi dove fare le tue cose, gratis. Nella maggior parte dei casi sono cessi puliti. Secondo ad ogni stazione ci sono fontanelle per bere. Terzo, è pieno di vending machine e di negozi in tutte le stazioni. Le stazioni sono il fulcro della vita metropolitana, più ti avvicini ad una stazione più ci sono negozi, agenzie immobiliari, ristoranti e quant’altro. In Giappone nelle stazioni non ci sono lazzaroni e perdigiorno né gente che ti fa il gioco delle tre carte o che ti chiede cento yen perché deve fare benza allo scooter per correre in ospedale dalla mamma che sta morendo e ha finito i soldi. E che poi magari usa quei soldi lì per fare la droga. No, in Giappone in stazione queste cose non ci sono. Le stazioni più importanti grosso modo sembrano aereoporti. Questa ad esempio è una fermata della metro.

Ad ogni fermata ci sono mappe, cartellonistica in quantità e all’incirca tra le quattro e le venti uscite. Ogni uscita è contraddistinta da un numero o da una lettera e i vari tabelloni indicano quali luoghi importanti (vie, banche, parchi, musei, department store ecc…) sono associati alle varie uscite. Una volta individuata l’uscita giusta basta seguire le frecce. Se vi doveste perdere c’ parecchio personale di servizio, l’inglese non è il massimo ma si capisce. Con le indicazioni che ci sono, comunque, non si può perdere nessuno. Ad ogni fermata ci sono tracciati per i non vedenti e ascensori per i disabili. Dico ogni ma non è che le ho controllate tutte, quelle che ho visto in tipo dieci anni di giri a Tokyo sono tutte così. Nei vagoni ci sono schermi che trasmettono informazioni del tipo quanti minuti manca alle varie fermate, qual è la prossima, che linee incroci, che ritardi ci sono sulle altre linee ed eventuali motivi dei ritardi (anche in inglese). Più tutta una serie di cose a metà tra cartoni animati, pubblicità e quiz. Tipo che ieri ce n’era uno di matematica, per bimbi, sulle addizioni. Le scale mobili spesso entrano direttamente negli edifici, in quelli importanti. Per dire, la fermata di Korakuen ha le scale mobili della metropolitana che entrano nel palazzo comunale, come a Ginza, se non ricordo male, la metro entra direttamente dentro al palazzo della Sony e più o meno in tutti i Depaato (Department Store) situati nei gangli vitali della città.

In alcune stazioni, subito fuori, ci sono aree fumatori, a Shibuya per esempio è delimitata da una sorta di gabbia di vetro.

Sulle banchine ci sono tabelloni che indicano, per ogni fermata della linea, cosa c’è in corrispondenza dei vari vagoni. Per esempio, se prendi la Ginza Line a Omotesando e devi scendere a Nihonbashi per prendere l’Asakusa Line, puoi guardare sul tabellone in che vagone ti conviene salire (sono numerati) per essere più vicino all’Asakusa Line quando arrivi alla fermata di Nihonbashi. Questi tabelloni indicano le coincidenze, dove sono gli ascensori, le scale mobili e via dicendo. In poche parole mentre aspetti scegli il vagone corretto e quando scendi sei nel posto più comodo per dove devi andare. Per salire sui treni e sulle metro si forma una fila in posti designati dove si apriranno le porte. Le porte si aprono sempre o quasi, dove si devono aprire. Per terra ci sono delle indicazioni sul dove posizionarsi in coda e lì si aprono le porte quando arriva il treno, poi si sale rispettando la coda. Non superatela che siete dei cafoni se lo fate. A me la prima volta che sono venuto in Giappone è capitato di farlo e una signora, in modo garbato, ha cercato di spiegarmi come funzionava a gesti. Non ho capito un cazzo. Poi l’ho capito in un secondo tempo.

I biglietti non si comprano in edicola, né dal tabaccaio. Li vendono le macchinette. No, non preoccupatevi, non dovete avere le monete in tasca. Con una banconata da 10.000 yen, grosso modo cento euro, puoi acquistare alla macchinetta un biglietto da 160 yen, un euro e mezzo. E ti dà il resto. All’inizio me la menavo, le prime due o tre volte. Poi ho capito che non funziona come da noi che magari il resto te lo dà e magari no, qui il resto te lo dà. E il fatto di poter comprare un biglietto da un euro e mezzo con cento euro, la prima volta che l’ho fatto, mi ha lasciato a bocca spalancata. Esistono delle tessere: Suica e Pasmo (sostanzialmente sono la stessa cosa, solo che un tempo la Suica funzionava su una rete e la Pasmo su un’altra, adesso sono uguali, solo che la Suica vale anche in altre città se non ho capito male) (con queste tessere puoi anche acquistare bibite alle vending machine o pagare in certi conbini – convinience store). Dicevo, esistono tessere che carichi e poi le usi avvicinandole al sensore del tornello. Sono veloci, non c’è niente da dire, non devi rallentare il ritmo di camminata quando passi al tornello, legge in tempo reale la tessera e tu cammini senza rallentare, passi dentro e via. Ovviamente ci sono anche i biglietti, acquistabili alle medesime macchinette (per lo più anche in inglese). I biglietti li infili dentro, scorrono in un meccanismo che li timbra e li recuperi, il tutto senza rallentare il passo. La coda al tornello è molto veloce. I cosini che vedete nella foto sopra. Sono dei porta biglietti, tipo che infili dentro il biglietto o i biglietti per non stropicciarli.

Chi mi segue su Flickr o su Tokyobigpicture sa che ogni tanto posto foto di gente che dorme. Qui e’ molto diffusa la pennica in treno o in metropolitana. Uno: perché in alcuni casi i viaggi sono lunghi; due: perché c’è un bel caldino (anzi pure troppo) d’inverno e fresco (pure troppo) d’estate. Sulle linee più sgarrupate, d’estate, ci sono dei ventilatori appesi al soffitto. La gente dorme spesso col cellulare in mano o la borsa appoggiata sul poggia borse. Sopra i posti a sedere ci sono degli scomparti dove appoggiare borse e ammennicoli vari. Diciamo che per uno come me che sul Freccia Rossa Milano Roma non chiude occhio per paura che gli ciulino i bagagli, qui non c’è molto posto. Al McDonalds per esempio capita che si lasci la borsa ad un tavolo (come oggetto segnaposto) e poi si vada al banco a ordinare. Sì, con la borsa alle spalle priva di protezione. No, io non lo farò mai. In treno/metropolitana il telefono va tenuto silenziato, senza suoneria e non si può usare anche se c’è campo. Non si può usare per parlare, per scrivere e altro sì. Se parli ti guardano come un cane bagnato, mi è capitato ieri che c’era l’agente immobiliare cicciottello che mi ha telefonato mentre ero in treno. Alcune carrozze, in determinati orari, sono riservate solo alle donne. Quindi se vedete una carrozza piena di donne c’è un motivo, non è un caso. La cosa nasce dal fatto che ci sono pure parecchi “maniaci”, chikan, ossia quelli che toccano il culo o fanno l’appoggio. Poi ci sono pure quelli che fanno le foto sotto le gonne, ma è un altro paio di maniche (in Giappone i cellulari hanno la suoneria quando fai la foto, così non puoi fare cose di nascosto – anche se in realtà con lo smartphone fai il cazzo che vuoi). Ultima cosa, da queste parti non ci si prepara per scendere alla fermata, se si è seduti, non ci si alza alla fermata prima, come accade a Milano, per piazzarsi davanti alle porte, ci si alza, pure col treno pieno, quando le porte della fermata cui si deve scendere si stanno aprendo. E la roba assurda è che funziona. Io sono sempre lì in paranoia, ma alla fine riesco a scendere anche se mi alzo all’ultimo istante. Due parole utili in metropolitana: Tsughi è ‘prossima’ Mamonaku ‘tra poco’ ‘presto’.

Update col commento di Dario che aggiunge un particolare importante “Aggiungo solo che se non hai le tessere e sbagli a prendere il biglietto (per me non così banale), puoi pagare la differenza all’arrivo, senza alcun sovrapprezzo.” [in pratica il tornello ti dice che devi cacciare altri soldi, ti giri e c’è una macchinetta nella quale infili il biglietto o la tessera + i soldi che mancano e ti da un nuovo biglietto o la tessera carica al punto giusto]

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Ozanam

Io quel nome lì, che oltre a essere il nome di un tizio è il nome di una via, lo vedevo sempre, tutti i giorni, sulle pubblicità affisse all’interno dei treni della metropolitana milanese quando andavo alle superiori. Dovete sapere che le pubblicità affisse all’interno della metropolitana milanese, adesso non so, una volta era così, erano sostanzialmente le stesse per interi lustri. Tipo che c’è n’è una enorme della CISL, se non ricordo male, ad una fermata che non ricordo, sempre la stessa, non la fermata, la pubblicità dico. Ecco, una di queste pubblicità affisse nei vagoni era di una cosa che c’era in Via Ozanam e io, stupidamente, ogni volta che la vedevo ridevo tra me e me e pensavo che erano dei scemi quelli lì che avevano fatto la pubblicità, che sicuramente avevano scritto il nome della via al contrario, che sicuramente era Manazo. E mica che Manazo abbia più senso di Ozanam, non lo so perché, ma mi ero convinto di questa cosa, per anni. Poi è arrivato internet e credo sia una delle prime cose che ho googhelato.

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