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lamborghini

Di fiori e di cose che si fanno con essi

Alle volte fai delle azioni che rientrano nella categoria delle azioni comuni che però per te che le fai, in quel momento, non sono per niente tali. Non sono comuni, sono eccezionali, ti causano indecisione, pianificazione, studio, imbarazzo. A me è successo la prima volta che ho comprato dei fiori. Che di solito io i fiori non li compro, per me comprare fiori è come dire che compro aria, cioè nel senso che è una cosa che comunque la trovi anche senza comprarla. Oltretutto l’aria serve e i fiori no. Ecco, una volta, dicevo, sono andato per comprare dei fiori. E allora mentre ci andavo a comprare dei fiori, pensavo a Francoise Doinel che uno dei suoi mestieri era quello di colorare i fiori in un cortile di Parigi in un film di Truffaut. Era un po’ un’idea con la quale cercavo di dare senso all’attività di comprare fiori. Questo mentre andavo.

Poi i fiori a Milano li compri in quei posti che non sono negozi ma non sono neanche edicole, né tanto meno furgoncini che vendono la salamella. Sono un misto di queste tre cose. Nel senso che sono come delle edicole, sono sui marciapiedi, sono come dei venditori di salamelle perché sono lì sugli angoli delle strade e comunque alla fine sono dei negozi, vendono delle cose. E la cosa bella di quelli che vendono i fiori sono quelle specie di scalette di metallo su cui posano i fiori. Sono cose che mi danno l’impressione di arrivare da un passato ormai dimenticato, cose che erano destinate a morire negli anni ’70 ma che non so come sono sopravvissute fino ad oggi. Nel senso che, per quanto mi riguarda, sono come i vespasiani, un retaggio del passato, marginale, che è arrivato fino ad oggi. Quelli dei fiori, i vespasiani no, alla fine sono spariti.

Comunque, la questione è che se non hai mai comprato dei fiori e vai a comprarli è un bel casino. Non sai quali sono i fiori belli e quelli brutti, non sai quali sono quelli costosi e quelli economici, non sai se devi prenderli con gambo lungo o gambo corto, non sai se il colore migliore è rosso o giallo e non sai se chi te li vende si sta inventando delle frottole avendo capito che ha davanti a sé uno che di fiori non ci capisce un’acca.

Comunque prima o tardi capita a tutti di comprare dei fiori, sia per un funerale, sia per un amore, sia per provare una cosa che altrimenti non avrebbe provato. Vedi i mazzi già composti, vedi i cosoni gialli, vedi le rose e subito pensi che le rose comunque sono le Lamborghini dei fiori, poi vedi le rose bianche e allora pensi che forse sono ancora più fighe perché di solito le rose sono rosa – o almeno così indicherebbe il nome – e quindi insomma, se sono bianche sono più belle. Poi ti ricordi di quel cartone animato là, quello che si chiamava il Tulipano Nero e ti viene un dubbio, magari devo prendere dei tulipani neri. Mica finisce lì, li osservi e pensi ai socialisti e allora no, il tulipano mica ti piace, ti fa venire in mente l’Hotel Raphael. Le margherite, bé le margherite me le raccolgo se voglio, mica le compro. Poi ci sono quelli grossi, quelli lunghi, quelli larghi, quelli che dici poverini, questi non li prende nessuno, diamogli una possibilità. Ma alla fine sono già morti, quindi te ne freghi. Insomma, per uno come me comprare i fiori è come per uno che non capisce niente di computer sceglierne uno, alla fine ne acquista uno con scheda video integrata. Ecco, così.

Quindi alla fine sei lì che non sai cosa fare, con il commesso che incalza, e nemmeno te ne accorgi, hai già ordinato delle rose. Quante però. Bho, ti ricordi che c’era un detto che dice che le rose non vanno mai regalate in numero dispari, o era in numero pari. Uno dei due. Hai il cinquanta per cento di possibilità di indovinare. Per non far vedere che sei uno che arriva dalla montagna con la piena alla fine ti dici che ne prendi una. Che comunque, pensi, quando ballano il tango ne hanno una in bocca, mica due o tre, quando le lasciano sul cuscino nei film ne lasciano una, mica otto. Poi una costa meno di dodici. Allora gli dici una rosa. Ti senti un po’ che stai facendo il pezzente, gli dici ma no, faccia dieci. Lui ti guarda strano e ti chiede se vuoi il gambo lungo o il gambo corto. Cosa gli dici a uno che ti chiede se vuoi il gambo lungo o il gambo corto. Che gli devi dire. Fino a quel momento hai sempre pensato che le rose uno le guardasse per i petali, mica per il gambo. Dato che costano uguale te le fai dare col gambo lungo, che c’è più roba. Paghi.

Ti ritrovi con una cosa in mano che non sai mica come la devi maneggiare, come uno che si trova in mano un arco e delle frecce e però non lo sa dove vanno messe le frecce e come vanno sparate. E’ evidente che non lo sai. La gente ti guarda, hai in mano un coso e sembra che non sai mica dove metterlo e in effetti è proprio così, non lo sai. Lo tieni in mano. Ti immagini sul tram con il coso in mano, le spine che ti pungono, le rose che si rompono, la fronte che suda, i vicini che si lamentano, il controllore che ti chiede il biglietto e non sai dove appoggiare le rose per cercarlo nelle tasche. Allora aspetti, le compri e aspetti, aspetti di vedere un cliente esperto, uno che sa che non deve prendere la scheda video integrata, e guardi come le tiene.

Eccheccazzo e scopri che le rose mica le devi tenere come un mazzo di rose, no, le devi tenere al contrario, non come se le stessi porgendo a una fanciulla, no, le devi tenere come se stessi tenendo una picozza. Come se fossi Anthony Perkins in Psycho quando maneggia un coltello. Con la capocchia verso il basso. Le rose. Gli altri fiori non lo so, perché io compro sempre rose, che se non ho capito male sono un po’ le Lamborghini dei fiori.

Ps questa cosa qui mi è tornata in mente leggendo quest’altra cosa qui e l’ho scritta ascoltando i Jesus and Mary Chain che mi mettono sempre addosso una bella sensazione

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