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giappone

Moda Inverno: Cappello Nazi con 30% di sconto a Tokyo si può

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Berretto nazi, una trentina di euro, scontato viene via con venti. Lo trovate a Shibuya.

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Vasellame e ceramiche giapponesi

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Sostanzialmente la gente mi chiede del Giappone tre cose. Se ho mangiato sempre sushi, se è vero che i giapponesi sono come dei robot e se non avevo paura dei terremoti.
I più avidi mi domandano souvenir. Tra i più avidi, i più scaltri azzardano richieste. Solitamente vogliono kimoni, spade e vasellame.
Su kimoni e spade non so cosa dire, ma sul vasellame linko qui e ora un sito che conosco dove vendono cose carine. Così non mi spappolano più i maroni e se le comprano da soli le ceramiche. Ecco, l’ho detto qui a tutti e non lo devo ripetere. E no, non ho comprato nessun souvenir.
Terra Japonica è il sito.

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Tokyo Games (Girls?) Show 2012

Io non so perché ci casco ogni volta, che tanto lo so già che ‘ste fiere qui sono tutte uguali. L’unica differenza tra quelle più grosse e importanti con quelle tipo quella di Milano, è che quelle grosse e importanti sono più grosse e più importanti. Ossia moltiplica per qualche volta il numero degli stand, degli schermi, della gente in coda e delle, passatemi il termine, fighe. Ecco sì, le fiere dedicate ai videogames alla fine sono sempre quella roba lì, tante fighe (e su questo devo dire che quella di Tokyo vince decisamente su quella milanese), tanti gadget del tutto inutili e nemmeno divertenti (non ti danno più nemmeno le demo) e due o tre cose che hai voglia di provare in mezzo ad un fantastillione che puoi trovare pure su internet. Per quanto mi riguarda volevo provare i nuovi occhiali fighi della PS3, ma c’era oltre un’ora di coda e col cazzo che l’ho fatta. Per il resto è sempre quella roba lì. Nerd sudati con grossi zaini e occhiali spessi che cercano di prendere la borsa della SEGA o di annoiare a morte le hostess chiedendo loro se preferiscono un fidanzato warrior, wizard o thief e di che allineamento. Quindi niente, mi sono concentrato a fare foto a belle ragazze. Le trovate sul mio flickr. Per il resto da segnalare per sfarzosità gli stand di Namco, Square (che mostrava le prime immagini del nuovo capitolo di Hitman, e cazzo promette davvero bene, vi dico solo che c’è un gruppo di suore fetish con in mano degli AK47), Konami (che festeggiava il 25ennale di Metal Gear Solid), SEGA (che regalava il gadget più in voga tra i convenuti, ossia un borsone che io non ho trovato) e poco altro. L’unica cosa un filo divertente è che in due o tre padiglioni c’erano show live di idol group, alcune famose (non per me) vista l’affluenza di pubblico. Poi qualche show live qua e là con sgallettate in minigonna e poco altro. Ingresso, il corrispettivo di 10 euro e siccome era in culo al mondo altri 10 circa di metropolitana (per me).

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Nazionalisti giapponesi in piazza #2

Avevo promesso che avrei spiegato il misterioso link tra Italia e nazionalisti giapponesi, ora lo faccio. L’altro dì ero in piazza, proprio una piazza anche se non c’ha il nome. Diciamo che si chiama Piazza Shibuya dato che è alla stazione di Shibuya, oppure Piazza davanti alla stazione di Shibuya, dato che qui i posti si chiamano tutti: davanti, dietro, nord, ovest, est, sud… Quindi, ero in Piazza Davanti alla Stazione di Shibuya e mi appaiono davanti un paio di centinaia di bandiere giapponesi che garriscono al vento, poco e umido, mentre dal tetto del camioncino un infervorato nazionalista lancia slogan patriottici. La parola d’ordine è CHINAZI. Non c’è bisogno di spiegarla. La manifestazione è contro i cinesi e contro le loro malefatte e per rivendicare il controllo giapponese sulle isole Senkaku. Ma già che ci sono rivendicano pure le Sakhalin, le Dodko e altra spazzatura rocciosa sparsa per gli oceani. La popolazione che presidia è composta da vecchi, qualche giovane e da dei tizi che secondo me hanno dei grossi dragoni tatuati sulla schiena e mi danno l’idea di essere una specie di servizio d’ordine. Occhiali scuri e facce da duri, di quelli che se li fissi negli occhi per sbaglio prima sputano per terra e poi ti chiedono che cazzo hai da guardare. Raccolgo un paio di volantini formato lenzuolo. Uno dei tre è carico di info contro i cinesi e di robe che vogliono dimostrare la cattiveria di quel popolo. Tra le cose TADANNN ecco che spunta fuori l’Italia . Milano, Via Paolo Sarpi, Chinatown. Fino a vent’anni fa, dice il volantino, a Milano si parlava l’Italiano, ora la seconda lingua è il cinese. E poi nel pezzo ci hanno buttato dentro pure le rivolte di quattro o cinque anni fa, quando i cinesi si incazzarono con i vigili e ribaltarono un paio di macchine. Il succo del discorso era: Ecco, vedete, come sono pericolosi? Anche in Italia hanno portato arroganza e violenza. Ovviamente il tutto senza contestualizzare ciò che era successo, i filmati spariti dalle camere di sorveglianza e via dicendo. Mi sono intascato i miei bei volantini, ho urlato un paio di banzaiii e me ne sono tornato a casa nascondendo i volantini, si sa mai che incontrassi un gruppo di immigrati cinesi particolarmente incazzati.

PS se vi chiedete il motivo del watermark in mezzo alla foto, la spiegazione è semplice. E’ capitato di recente di vedere mie foto utilizzate su blog commerciali, prese da Flickr (dove è indicato il copyright e dove c’è pure un apposito bottone per acquistarle). Non solo sono state usate a scrocco, ma senza manco mettere i credits. Ovviamente le ho fatte togliere. No, non dirò il chi [nb la cosa che mi dà fastidio è che siano usate su un blog commerciale e senza neppure i credits, fosse stato un blog non commerciale e mi avesse messo i credits non mi sarebbero girati i coglioni]

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Avengers アベンジャ-

In Giappone i fumetti Marvel non ci sono, o meglio, le edizioni giapponesi non esistono (a meno che non esistano e siano molto di nicchia, io non ne ho mai visti). In ogni caso, in questo periodo di ragni e vendicatori, hanno buttato fuori un tot di materiale (mi sembra pure totalmente scelto a cazzo) tradotto in giapponese. Il coso che vedete sopra credo sia un originale fatto per il mercato nipponico. E’ contenuto in un magzine che si chaiam Avengers, se non ricordo male, con 86 pagine di pubblicità di orologi, dodici di izakaya e sette di fumetto. Il fumetto mi pare di capire sia una roba didattica che introduce il pubblico nipponico al film. Poi hanno pubblicato anche “One more day” di Spider-man, uno degli episodi che mi ha fatto girare il cazzo di più in assoluto dell’uomo ragno (seppure la saga fosse molto bella), ma che ha astutamente saputo piallare la storia di Peter Parker e darle un nuovo inizio.

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Un altro interessante documentario firmato dal cosiddetto epigono di Wim Wenders

E questa volta nello splendido splendore del wide screen!
Il posto in questione è a Odaiba, all’interno di Diver City o come si chiama, che non mi ricordo mai.

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konbini

E’ da mesi che una domanda strisciante mi corre attraverso i neuroni ancora funzionanti, nel panorama urbano rispetto all’ultima volta che ero stato in Giappone c’era qualcosa che non quadrava. Poi l’altro dì ho realizzato, non ci sono più Am Pm, una catena di konbini che insieme a Family Mart, 7/11, Lawson, Circle K-Sunkus, Mini-stop, Daily Yamazaki, Popular (piuttosto pochi) e altri minori, compone la fitta schiera di konbini presenti ovunque sul territorio nazionale. Sono completamente spariti, solo oggi ho scoperto che sono stati acquisiti da Family Mart, che in effetti è presente sul territorio in modo impressionante, roba che nemmeno il partito comunista e la DC messi insieme erano in grado di fare nel secondo dopo guerra.

Quello sopra è un filmato che ho fatto per dare idea di come sono questi negozi, in pratica vendono di tutto, dalle magliette al caffé in lattina passando per le sigarette e le riviste porno. Aperti 24 ore al giorno 7 giorni su 7. A tokyo ce ne sono più o meno ogni trecento metri nelle zone commerciali, ho letto che sono all’incirca 6000 in città, ma a occhio mi sembra continuino ad aumentare, non è raro di vederne nuovi in costruzione. La fregatura è che alla fine ci vai continuamente a prendere cagate e ci lasci giù un mucchio di soldi. Ci sono a disposizione pranzi pronti che se vuoi ti riscaldano sul posto, verdure bollite, roba fritta (ancora calda), cosi di ramen freddi o caldi e via dicendo, quando compri del cibo ti danno anche il cucchiaio o le bacchette a seconda del prodotto. Si possono pagare le bollette, spedire pacchi, comprare biglietti dei concerti tramite una macchina, fare fotocopie, fax, stampare documenti da chiavette usb o altri supporti, stampare foto e via dicendo. Alcuni, tipo questo, offrono un servizio lavanderia (vedete la macchina a 00:22 secondi nel video), c’è un bancomat all’interno e in quasi tutti c’è un cesso a disposizione della clientela (sempre pulito). In alcuni ci sono anche dei banconi per mettersi a mangiare o a bere ciò che si è appena acquistato. I prezzi sono tutto sommato abbordabili, un bento si aggira sui 500 yen. All’interno o all’esterno degli stessi ci sono bidoni dove buttare i rifiuti (carta, vetro, plastica ecc.).

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