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cinesi

I cinesi non ballano #2

C’è uno che conosco, che sa un sacco di cose di unità di misura, che dice che conosce uno, che è cinese, che sostiene che in effetti i cinesi non ballano. Al limite, dice, si muovono goffamente perché la musica cinese non è ritmica. A me sta cosa che non è ritmica mi puzza, però non si sa mai eh. Mah…

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Tricolori di sta cippa

Oggi ero in giro e ho visto solo una via completamente tappezzata di tricolori, solo una, poi magari ce ne saranno pure state altre, io ne ho visto solo una. Era via Paolo Sarpi, notoriamente patria di cinesi, e a me quella cosa lì di un’unica via tappezzata di tricolori mi suonava tanto come una presa per il culo nei loro confronti. Però poi magari sono io che penso male.

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Al sindacato

Questa mattina ero in una sede della Cgil, una di quelle sedi dove ci sono due scrivanie, tre sedie e un poster di Luciano Lama sul muro. Che io quando l’ho visto, il poster di Luciano Lama, pensavo che era Berlinguer e allora ho chiesto, ma è Berlinguer e il signor sindacalista mi ha detto che no, che non era Berlinguer che era Luciano Lama, il loro segretario ha detto e che però ci assomiglia un po’ a Berlinguer, soprattutto in quella foto lì del poster. E poi al sindacato c’era un signore del tipo dei cinesi e questo signore diceva “quwakukadaaa”, urlando, ma mica arrabbiato, perché era il suo normale livello di voce. E quello del sindacato, che avrà avuto un settantanni, anche lui urlava senza cattiveria ma con un po’ di nervosismo, gli diceva che doveva prendere appuntamento al centralino unico che oggi non poteva fare quello che doveva fare. Allora il cinese ricominciava a dire “qukalakwakata lavoro quakalakatakawa no oggi wuakalakawa”. E nessuno dei due capiva l’altro. Però il cinese c’aveva un bambino che parlava perfettamente italiano e perfettamente cinese, questo l’ho capito perché anche lui, senza urlare, diceva “quakalakatakawa”. E alla fine mi sa che il cinese lì, quello grande, non è che aveva un problema di lingua, perché anche quando il bambino gli spiegava le cose sembrava che mica lo capiva che doveva prendere appuntamento. E niente, il bambino era molto imbarazzato, continuava a prendere il padre sottobraccio per portarlo fuori e però il padre continuava con il suo “quakalakatakawa”. E alla fine sono andati fuori. Quando sono uscito il bambino era al telefono con il numero per la prenotazione ma non sapeva in che via si trovava e gli ho dato il suggerimento e poi hanno dimenticato le chiavi che però poi le hanno ritrovate e il vecchio della cgil è uscito e mi ha detto che lui non è razzista, che però quando vengono questi cinesi…

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Fate attenzione a quei misteriosi cinesi

L’articolo del Corriere qui sopra riporta le parole di De Corato: «Una situazione che oltre a provocare disagio – prosegue De Corato – crea problemi di legalità e sicurezza. Visto che dietro gli ideogrammi possono celarsi messaggi illeciti in codice per i connazionali

Anni fa, per Mentelocale, avevo scritto uno spot un po’ surreale sulla questione cinese a Milano, che in quel periodo era particolarmente viva. Ecco, a me quello spot lì mi è venuto in mente quando ho letto quella dichiarazione. Eccolo qui sotto il testo dello spot:

cinesi, con quegli occhi mezzi chiusi sembra sempre che ti stiano spiando…e lo stanno facendo!

quando c’era l’impero romano loro ancora mangiavano i cuccioli di delfino

quando noi abbiamo fondato le repubbliche marinare loro ancora vivevano nelle grotte dell’everest

quando leonardo disegnava la gioconda essi lottavano contro i mammut con le selci appuntite

quando dante scriveva la divina commedia egli scoprivano come accendere il fuoco senza l’ausilio del dio del fulmine

quando noi avevamo mandato Cristoforo Colombo a scoprire gli stati uniti loro non sapevano ancora cos’era il computer

e secondo voi come hanno fatto a diventare quasi come noi in un paio d’anni? Spiandoci in via paolo sarpi!
Con quegli occhi sempre mezzi chiusi anche quando non c’è il sole cosa pensate che facciano?! Ci spiano!
Aderisci anche tu al comitato di quartiere “Non vogliamo essere spiati in via paolo sarpi, che ci rubano i segreti!” e stendi il simpatico drappo maron fuori dalla tua finestra!
Stop cina stop Bruce Lee stop ninja feroci!

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Come schiavi

L’altro giorno ero alle poste centrali di Milano, che sono in centro, e appena fuori dalle poste centrali di Milano c’erano attaccati dei manifestini, abbastanza brutti da un punto di vista estetico, cioé proprio fatti male con un brutto font, una pessima impaginazione, sì insomma, brutti. Dicevo che c’erano questi manifestini dei lavoratori delle poste centrali di Milano che si lamentavano che loro lavorano troppo, che basta che non vogliono più fare gli straordinari, che uffa che quelle ore lì le vorrebbero passare ad allenarsi a Super Mario Cart, che noia che è lavorare. Cioè non è che diceva proprio così, questo me lo sono inventato io, però credo sia il concetto di fondo. E io penso che hanno ragione. Però poi, il titolo della protesta che era scritto in grassetto con un brutto font, il titolo della protesta era che loro non vogliono essere trattati come degli schiavi cinesi. Che secondo me non è una bella cosa da dire, nel senso che gli schiavi pure se sono ungheresi o altoatesini non fanno una bella vita professionale. Che poi il messaggio sembra sottintendere che loro no, che loro devono avere il tempo per andare a giocare con il Super Mario Cart che loro non sono schiavi cinesi, non traspare solidarietà con gli schiavi cinesi, ma una contrapposizione. Cioè sembra che per uno schiavo cinese è normale lavorare come uno schiavo cinese, che poi in effetti, seguendo un principio di pura logica forse è così. Comunque. Allora era meglio scrivere, con quell’orribile font, Amici schiavi cinesi, protestiamo insieme per avere il tempo per la Wii e il Super Mario Cart. O una cosa così, in grassetto.

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Cinesi, mucche e alberi

Sembra il titolo di una quest di D&D. Quando ti appare nel reader un titolo del genere ti ci soffermi sopra. Lo analizzi, cerchi di comprenderne eventuali doppi sensi e sfumature. Poi ti chiedi se lo hanno fatto con un software che mette insieme parole a caso che non c’entrano niente tra loro. Alla fine la voglia di cliccare è forte, cerchi di resistere. Clicchi lo stesso, è più forte di te. E poi scopri che il cinese che vive sull’albero per guardare le mucche, sull’albero a volte ospita anche degli amici. E ti chiedi perché non siano riusciti ad inserire anche questo particolare nel titolo.

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Quei furbi dei cinesi

Cultrev

Ero in fila allo stand del risotto della festa di Via Paolo Sarpi e quella in coda davanti a me inizia a dire che quest’anno ci sono davvero tanti cinesi. Che sembra di essere in Cina, che dalla fermata del tram allo stand del risotto c’erano tre banchetti di cinesi e che allora spera che la concorrenza dei cinesi non fa andare male lo stand del risotto. Che notoriamente gli stand del risotto sono italiani.

Io, allora, penso che spero che la concorrenza delle bagasce cinesi non faccia andare male gli affari di quella che sta in fila davanti a me.

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