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E già, e i ravioli cinesi in Giappone?

Da quando sono qua sono stato in almeno una ventina di differenti ristoranti italiani, tra questi solo uno aveva il cuoco italiano e a essere sincero non era il migliore. Senza scherzi, ci sono più ristoranti italiani a Tokyo di quanti ce ne siano a Milano, ma tanti di più eppure una quota del tutto marginale ha cuochi italiani. Di più, in Giappone, pensa te che roba pazzesca, ci sono ristoranti con specialità cinesi e sono gestiti da personale giapponese. Non solo, sostanzialmente dappertutto trovi i gyoza, che sarebbero i ravioli cinesi jiaozi. Mica mi sembra che si facciano problemi i giapponesi a vendere una ricetta cinese nei loro ristoranti. Stesso discorso per il mabotofu o i tanti amati ramen che sono una versione giapponese dei tagliolini in brodo cinesi. Quindi? Se i cinesi fanno una loro versione del sushi non va bene ma se i giapponesi sostanzialmente basano buona parte dei loro ristoranti su derivati della cucina cinese, invece è ok? E con lo yakiniku che è coreano, come la mettiamo? Storie di pagliuzze e travi.

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Nazionalisti giapponesi in piazza #2

Avevo promesso che avrei spiegato il misterioso link tra Italia e nazionalisti giapponesi, ora lo faccio. L’altro dì ero in piazza, proprio una piazza anche se non c’ha il nome. Diciamo che si chiama Piazza Shibuya dato che è alla stazione di Shibuya, oppure Piazza davanti alla stazione di Shibuya, dato che qui i posti si chiamano tutti: davanti, dietro, nord, ovest, est, sud… Quindi, ero in Piazza Davanti alla Stazione di Shibuya e mi appaiono davanti un paio di centinaia di bandiere giapponesi che garriscono al vento, poco e umido, mentre dal tetto del camioncino un infervorato nazionalista lancia slogan patriottici. La parola d’ordine è CHINAZI. Non c’è bisogno di spiegarla. La manifestazione è contro i cinesi e contro le loro malefatte e per rivendicare il controllo giapponese sulle isole Senkaku. Ma già che ci sono rivendicano pure le Sakhalin, le Dodko e altra spazzatura rocciosa sparsa per gli oceani. La popolazione che presidia è composta da vecchi, qualche giovane e da dei tizi che secondo me hanno dei grossi dragoni tatuati sulla schiena e mi danno l’idea di essere una specie di servizio d’ordine. Occhiali scuri e facce da duri, di quelli che se li fissi negli occhi per sbaglio prima sputano per terra e poi ti chiedono che cazzo hai da guardare. Raccolgo un paio di volantini formato lenzuolo. Uno dei tre è carico di info contro i cinesi e di robe che vogliono dimostrare la cattiveria di quel popolo. Tra le cose TADANNN ecco che spunta fuori l’Italia . Milano, Via Paolo Sarpi, Chinatown. Fino a vent’anni fa, dice il volantino, a Milano si parlava l’Italiano, ora la seconda lingua è il cinese. E poi nel pezzo ci hanno buttato dentro pure le rivolte di quattro o cinque anni fa, quando i cinesi si incazzarono con i vigili e ribaltarono un paio di macchine. Il succo del discorso era: Ecco, vedete, come sono pericolosi? Anche in Italia hanno portato arroganza e violenza. Ovviamente il tutto senza contestualizzare ciò che era successo, i filmati spariti dalle camere di sorveglianza e via dicendo. Mi sono intascato i miei bei volantini, ho urlato un paio di banzaiii e me ne sono tornato a casa nascondendo i volantini, si sa mai che incontrassi un gruppo di immigrati cinesi particolarmente incazzati.

PS se vi chiedete il motivo del watermark in mezzo alla foto, la spiegazione è semplice. E’ capitato di recente di vedere mie foto utilizzate su blog commerciali, prese da Flickr (dove è indicato il copyright e dove c’è pure un apposito bottone per acquistarle). Non solo sono state usate a scrocco, ma senza manco mettere i credits. Ovviamente le ho fatte togliere. No, non dirò il chi [nb la cosa che mi dà fastidio è che siano usate su un blog commerciale e senza neppure i credits, fosse stato un blog non commerciale e mi avesse messo i credits non mi sarebbero girati i coglioni]

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Nazionalisti giapponesi in piazza

Oggi sono stato ad una manifestazione di nazionalisti giapponesi, sempre per la storie delle Isole Senkaku. Ho fatto un po’ di foto, scarse, con il cellulare. Com’è come non è, è venuta fuori, in modo del tutto inaspettato, l’Italia. Secondo voi perché? Domani poi ve lo racconto che adesso c’ho sonno.

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Questioni territoriali tra Giappone, Cina e Taiwan. Isole Senkaku o Diaoyutau?

Come a lungo spiegato in c04st2c04st tra Giappone, Cina, Corea, Russa e Taiwan, ci sono tutta una serie di questioni territoriali ancora in sospeso che coinvolgono due o più di questi attori. In questo momento la questione isole Senkaku, che coinvolge Giappone, Taiwan e Cina, è veramente calda. La storia in brevi passaggi logici (andando a memoria) è questa:
– le Senkaku sono isole formalmente giapponesi, amministrate dai giapponesi
– si trovano ad una distanza simile tra Taiwan, Cina e Okinawa (ossia Giappone)
– Sono 5 isole disabitate
– Cina e Taiwan non hanno mai firmato il trattato di pace di San Francisco che assegnava le isole al Giappone, secondo alcuni è un errore per questioni geologiche, storiche e geografiche. Secondo il Giappone è invece ovviamente una roba giusta
– Le isole furono scoperte dai cinesi secoli e secoli fa, poi tra guerre, cazzi e mazzi, finirono sotto il controllo di Taiwan e quindi sotto il Giappone. Nel trattato di cui sopra, forse una dimenticanza(?) o forse una scelta, dopo il termine del dominio giapponese su Taiwan non furono riassegnate a Taipei
– Quattro di queste erano di proprietà di una famiglia giapponese (inutilizzate) da cui lo stato le affitta fino dal 2002 e non ci fa sopra niente
– Un annetto fa o giù di lì, non mi ricordo esattamente, Shintato Ishihara – reazionario governatore di Tokyo – ha detto che se le sarebbe comprate con i soldi dei cittadini per poi costruirvi su insediamenti così da rendere più difficoltose le continue rivendicazioni cinesi
– Ai cinesi girano i coglioni. Forse per stemperare, il governo decide di fare concorrenza a Ishihara, per comprarle e per continuare a tenerle inutilizzate. Infatti, alle isole non è permesso attraccare e il governo ha negato il permesso d’attracco anche ad una spedizione organizzata proprio dal governatore di Tokyo
– Ora se le sono comprate, dopo tutta una serie di voci, scazzi, robe ambigue e via dicendo.
Il Primo ministro taiwanese si è fatto un viaggetto su un’isola vicina, per dire “Ricordati che ci siamo anche noi eh, mica ve le molliamo”
– La Cina è più incazzata che mai dal momento dell’acquisto, anche se in sostanza non cambia nulla rispetto a prima. E in Cina stanno dando fuoco a fabbrice, negozi e qualsiasi altra cosa giapponese
Una tra le più importanti agenzie turistiche cinesi ha sospeso tutti i viaggi organizzati in Giappone, dicendo che rimborserà immmediatamente i clienti. Ha legami con la municipalità di Pechino e oltre 5000 punti vendita sparsi per la Cina.
– Le principali aziende giapponesi hanno sospeso la produzione in Cina. Al momento non ci sono le condizioni di sicurezza per lavorare
– In Cina raramente si vedono manifestazioni così grosse, così incazzate e che riescono a portare a termine riot di questa portata. Pare quasi, impressione mia, che lo stato stia facendo correrre, che le maglie siano un filo larghe nei confronti delle proteste nazionaliste.

A tutte le sfighe si aggiunge il fatto che è appena morto qui a Tokyo il nuovissimo, tipo dopo due giorni dall’insediamento, ambasciatore giapponese in Cina. Trovato svenuto, poi deceduto in ospedale. Come ben sappiamo le teorie del complotto vengono su con molto meno, soprattutto durante un periodo propizio di crisi diplomatica come questo, e qui di complottismi ce ne possiamo immaginare sia da una parte che dall’altra. Insomma, una morte che potrebbe pesare pur non c’entrando nulla col contesto.

Mi sembra che se ne parli, ma molto poco e molto male sui quotidiani italiani che leggo online. Può sembrare una cazzata, due potenze che litigano per 5 rocce disabitate. In realtà, oltre all’onore, ci sono in ballo probabilmente risorse economiche dato che pare che là sotto ci siano gas e petrolio. Inoltre ovviamente, possedere le isole, è utile da un punto di vista strategico per aumentare la superficie delle proprie acque territoriali, ossia di pesca. La situazione è parecchio esplosiva, e i rischi mi paiono piuttosto alti, non di una guerra ma di un netto peggioramento di relazioni diplomatiche e di conseguenza anche economiche.

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Pensavo che ero miliardario invece no

Mi è arrivata una mail dalla Cina che dice che c’è una ditta molto ricca, addirittura con delle fontane nel cortile, che voleva registrare il nome del mio sito. Dice che potevano farmi delle proposte. Poi, dato che sono il re degli scaltri, ho fatto due ricerche e ho scoperto che è una grossa inculata. Quindi niente, se pensate che vi vogliano coprire di danari per il vostro indirizzo internet e vi scrive una tizia che via fa due proposte 1 e 2, sappiate che è un’inculata.

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Cina, il paese del Sol Levante

Standing ovation.

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Campione del mondo

Il ministro cinese dello sport, visto ora su Rai Sport durante la cerimonia inaugurale dei mondiali di nuoto, è sicuramente il campione del mondo di riporto, non come i cani da riporto, di riporto nel senso dei capelli

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