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Kissaten

Qui i bar si chiamano kissaten, mentre i bar, che pur ci sono, sono dei posti dove si va a bere mentre delle belle (oddio, mica sempre) ragazze o dei bei ragazzi si intrattengono con te per parlare e ridere alle tue battute. Tipo, questa sera mentre tornavo a casa sono passato davanti a uno di questi bar dove c’era una coda pazzesca per entrare. Per stare un’ora si pagano circa sessanta euro, poi dopo devi anche prendere da bere, per te e per la ragazza con la quale chiaccheri e che ride alle tue battute. Comunque io tutte le mattine passo circa tre ore in un kissaten, quello senza le ragazze che ridono alle tue battute, prendo un caffé, il più economico, mi siedo e studio. Qui tutti fanno così. Nei bar studiano, fanno riunioni di lavoro e, come vedete in foto, ogni tanto dormono anche. Ma proprio che uno al bar non è che ci va per bere il caffé, ci va per mettere radici e starci alcune ore. Oggi, nell’ordine ho visto un colloquio di lavoro (questo è il periodo dei colloqui di lavoro per chi sta finendo l’università dato che si laureano ad aprile, li si riconosce dal vestito, per i colloqui di lavoro c’è una sorta di abito standard da usare sia per i maschi che per le femmine). Poi ho assistito ad una riunione nella quale ho capito soltanto che dovevano piazzare il marchio di One Piece (il fumetto) sotto forma di gadget (non ho capito quali) a Taiwan, in Corea e in altri paesi asiatici. Erano in tre, uno dei tre prima che arrivassero gli altri due si è allontanato dal tavolo lasciando per circa dieci minuti il suo tablet appoggiato sul tavolino, incustodito. Ah già, perché qui funziona che prima lasci giù tutto al tavolo, poi dopo vai a fare la coda per prendere il caffé o quel che vuoi. Si fidano. Al mio fianco, a sinistra, c’era una con una grossa calcolatrice che contava delle cose per tipo due ore. Poi c’era un’altra riunione di gente che aveva un sacco di Mac (inteso come il computer, non l’hamburger per fare uno sfregio al kissaten) e guardava dei cosi in rendering. Insomma, tutti si prendono un miserabile caffé e trasformano il kissaten di turno in una sorta di secondo appartamento o secondo luogo di lavoro. Devo dire che fa un certo effetto per chi è abituato ad essere incalzato dai baristi se sta troppo al tavolo o a dover pagare un sovrapprezzo se ti siedi al tavolo. Poi una volta che sei seduto ci sono brocche d’acqua e puoi bere acqua fresca a volontà. Per la cronaca questa mattina ho preso un maple café small freddo che costa circa tre euro e mezzo.

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Gente che salta davanti a bar siti nella via degli ubriaconi

E la via si chiama proprio così, c’è un’insegna bella grande all’ingresso. Capite perché amo questo posto?

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Risolto il quesito del 21/10/2010

Questo quesito intendo. Alla fine dopo quasi un anno ho optato per il bar col barista che cita Ezio Greggio le brioche buone e il cappuccino cattivo. Del quale per altro, di Ezio Greggio dico, esce oggi un film, credo il peggior film della storia del cinema. Comunque, dicevo, alla fine ho scelto quel bar lì, quello con le brioche buone e il cappuccino non troppo, perché un mio collega mi ha fatto notare, che nell’altro bar, quello dove andavo prima che c’erano bei dialoghi, c’è una puzza d’ascelle devastante. Non me ne ero mai accorto. Adesso non riesco più ad entrarci. Odore acido. E quindi niente, ora mi tocca bere un cappuccino mica tanto buono, troppo liquido, poco denso, poco schiumoso, affiancato da una brioche invece gustosa e da citazioni di Ezio Greggio.

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Pareggio

Io c’ho il vizio che quando sono da qualche parte tendo a guardare tutto come se fossi a teatro, che poi non lo so come si guarda tutto a teatro perché ci sarò andato due volte in vita mia a teatro, comunque io sono lì, generalmente non parlo con nessuno e osservo con attenzione le dinamiche di ciò che mi accade attorno, ma mica in modo distaccato, no, lo faccio da tifoso, faccio il tifo per questo o per quello, mi arrabbio, soffro, gioisco, piango e rido. Forse sto esagerando. Comunque, questa mattina non sapevo proprio dalla parte di chi schierarmi, se con il cliente cafone che al solito bar cercava di farsi dare un biglietto del tram prima del suo turno, dato che il cassiere stava tipo facendo un’operazione che richiedeva un paio di minuti con la cliente precedente ma che effettivamente in un secondo poteva allungare un biglietto, o con il cassiere che in effetti stava facendo altro ma che ha rimbrottato in modo esagerato il cliente cafone. Tendenzialmente stavo col cassiere, ma un po’ ha pisciato fuori dal vaso. Io comunque ho pagato il mio cappuccino senza accettare gli sguardi complici né dell’uno né dell’altro.

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Accattone

Io se c’è una cosa che non mi dà fastidio, ma che proprio non mi dà fastidio sono gli accattoni, quelli per strada, quelli che in certe zone ti fermano ogni cinque metri per regalarti un braccialettino che poi non te lo regalano in realtà perché alla fine ti chiedono i soldi. Io se c’è una cosa che proprio non mi dà fastidio sono gli accattoni, gli zingari che vengono lì con la mano tesa e ti chiedono la moneta e se gli dai un euro te ne chiedono due e se non gliene dai due ti fanno un’improbabile maledizione che contiene le parole ‘chit’emmuerte’. Io se c’è una cosa che non mi dà fastidio proprio per niente, sono gli accattoni, quelli che con una grande borsa della spesa in mano che contiene solo giornali vecchi e te ti chiedi che cazzo se ne faranno di tutti quei giornali ciancicati ma qualcosa evidentemente se ne fanno, ecco, a me quelli lì con la grande barba e con la borsa della spesa con i giornali vecchi che chiedono la moneta, a me proprio non mi danno fastidio per niente. Io se c’è una cosa che non mi dà fastidio, ma che proprio non mi dà fastidio sono gli accattoni, quelli per strada, quelli che tu sei lì che stai pensando che le nuvole quel giorno lì assomigliano a dei ramarri che sputano api dal culo e loro, gli accattoni, si avvicinano e ti chiedono dei soldi che loro si facevano di eroina e adesso non si fanno più e te lo dicono con quei bei denti marci tra il marrone e il giallo e te, se è estate gli guardi le braccia e vedi dei crateri che la Luna se li scorda e poi ti dicono che si vabbé uno schizzo in vena magari uno così ogni tanto se lo fanno, ma mica coi tuoi soldi, no, per quello c’è l’autoradio che hanno ciulato il giorno prima. Io se c’è una cosa che non mi dà fastidio, ma che proprio non mi dà fastidio sono gli accattoni, quelli della metropolitana, quelli che suonano e che se la cantano e che a volte lo fanno molto bene e a volte molto male e te mica gli devi dare i soldi perché sono bravi o perché sono dei cani, glieli devi dare perché passano col cappellino e te ti senti una merda che loro sono lì a suonare e te intanto avevi le cuffie nelle orecchie. Io se c’è una cosa che non mi dà fastidio, ma che proprio non mi dà fastidio sono gli accattoni, quelli per strada, proprio a me non mi danno fastidio e non capisco quelli che si lamentano, che se vuoi gli dai se non vuoi non gli dai, se vuoi gli rispondi, se non vuoi non gli rispondi, loro mica fanno niente, ti chiedono una cosa e te fai un po’ il cazzo che vuoi, loro hanno scelto quella strada lì, la strada della strada (nel senso che hanno scelto di vivere facendo accattonaggio). Io però, se c’è una cosa che mi sta veramente sulle palle, e c’è n’è ah se c’è n’è, ecco quella cosa che mi sta sulle palle sono gli accattoni che non stanno sulla strada. Quelli che c’hanno le pizzerie, i bari, i ristoranti, i negozi, i puzzipuzzi e le pupupu. A me quegli accattoni lì che mettono sul banco un salvadanaio a forma di natale, che poi lo sa solo lui come fa a dare la forma del natale ad un salvadanaio, e ci scrive sopra ‘auguri’ e pretende che il cliente gli metta dentro un euro per i suoi cazzo di auguri come se il caffé non lo pagasse regolarmente tutti i giorni, ecco io quegli accattoni lì proprio mi stanno sul cazzo. Ci sono però anche gli accattoni attivi, ieri in pizzeria alla cassa la signorina ha avuto la brillante idea, mentre mi dava il resto, di chiedermi se volevo lasciare il mio resto, quattro fottuti euro, nel salvadanaio della pizzeria. E allora lì mi è andato il sangue alla testa, mi sono chiesto chi cazzo può essere il coglione che lascia quattro euro ad una pizzeria, per quale motivo, dove sta la logica, dopo che hai pagato un servizio che già comprende un ricavo per il proprietario dell’attività e di conseguenza per i suoi lavoratori, perché, Dio perchè!, uno dovrebbe lasciare degli euro nel loro cazzo di salvadanaio. Loro me la regalano la pizza, mi fanno fare un sorso di coca a scrocco? Vabbé mi sono limitato a dirle che no, che non le lasciavo niente che io sono molto più povero di loro che se volevano potevano però farmi uno sconto, ovviamente non me lo hanno fatto. Maledetti accattoni. Io se c’è una cosa che mi dà fastidio sono gli imprenditori che cercano di rubare il lavoro agli accattoni.

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Giù dalla scarpata

Mi sono bastati cinque minuti in un bar, che non è lo stesso bar del solito che oggi pare che lavoriamo solo io e [c] a Milano, e quello del bar che non è il bar del solito che invece era chiuso, dicevo, mi sono bastati cinque minuti al bar per auspicare un lancio dalla scarpata delle persone inette. E la loro inettitudine dovrei essere io a giudicarla, in questo mondo ideale costituito da una grande scarpata e da me che giudico l’inettitudine delle persone.

Alle nove di mattina, tempo di cappuccio e brioche, hanno fatto battute su una che aveva le calze viola e hanno detto che era molto glam, lo hanno ripetuto ossessivamente, poi che era il diavolo che veste prada, a uno gli ha detto che se stava andando a fare la spesa gliela doveva fare anche a lui, lui è il barista, e l’altro, cliente, gli ha detto che avrebbe fatto la cresta e il barista ha detto che era la cresta del gallo e poi ha detto che lui, il cliente, usava i gettoni di plastica per imbrogliare con i carrelli. E io mi sono chiesto che cazzo ci guadagnava con i gettoni di plastica dato che poi comunque i soldi dei carrelli te li riprendi. Poi hanno detto che forse oggi c’erano gli Oh Bej Oh Bej in Papiniano, forse. In Papiniano. E mi sono chiesto dove cazzo vivono e se aprono mai un giornale. E poi ha fatto ancora la battuta del miciomicio bau bau e poi alla fine diceva che se lui vinceva il win for life se ne andava su un’isola tropicale. Poi ho trovato un pelo nel cappuccio. E lo sa solo l’iddio dei bianchi quanto cazzo mi fanno schifo i peli.

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Un po’ sì un po’ no

Questa mattina è così, un po’ sì, un po’ no. La cosa un po’ sì è che c’è una nuova macchinetta del caffé in radio. La cosa un po’ no è che è avevo già bevuto il cappuccino al solito bar.

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