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anniversario

Questa è una roba che avevo scritto per la radio per l’anniversario del 3.11

Ma poi era troppo lunga e allora sono andato a braccio e ovviamente ho saltato tre quarti delle cose incartandomi su me stesso, quindi mi è avanzata sta roba qua. La metto qui. Senza correggere gli errori che non ho voglia, che tanto dovevo leggerla solo io e non ho riletto per correggere. Dovete immaginarvi il tono di uno che lo legge con voce impostata da radio e con delle musiche sotto magari. Io vi consiglio roba un po’ pop cazzuto nipponico. E poi ci sono ripetizioni o robe che dopo le toglievo dalla registrazione.

Tohoku Yokuso. Benvenuti in Tohoku, la regione colpita dalla catastrofe dello scorso undici marzo. Questa è una delle parole d’ordine che girano ovunque, negli spot, nei messaggi degli artisti, nei bancomat, negli show televisivi e anche nei mercati. Benvenuti in Tohoku. Lo dice anche un recente spot della Toyota, azienda che si è spesa e ha speso molto per la rinascita del nord del Giappone. Nella pubblicità appare un Takeshi Kitano stupito e felice di poter nuovamente guidare sulle strade disastrate, ora ripulite, della regione di Sendai. Si spinge fino al mare e osserva un gruppo di cigni che tornano dopo una lunga migrazione, a cavallo si avvicina un bambino vestito come Date Masamune, daimyo giapponese che fondò il Tohoku, e dà il benvenuto Kitano. Il messaggio è chiaro: la regione è rinata. Giovane, come Date Masamune nel corpo del bambino, e altrettanto ricca di speranze e di futuro. Lo spot si chiude con il claim ‘felici di poter guidare di nuovo in Tohoku’. Lo slogan si riferisce al fatto che ormai le strade sono state ripulite e messe in ordine.
E’ nella rinascita e nell’accoglienza che sta il messaggio veicolato dai media.
Per strada in questo periodo si può vedere una bella campagna pubblicitaria per incentivare il turismo interno in Tohoku. Iconografia e colori dei manifesti sono stati presi in prestito dalle campagne pubblicitarie nipponiche del secondo dopoguerra, allora come oggi si cerca la rinascita e lo si fa ammettendo che la tragedia dello scorso anno ha devastato una terra come una piccola guerra avrebbe potuto fare.
Di tanto in tanto capita di incrociare mercati dedicati ai prodotti del nord del Giappone; pesci, spiedini di pollo, verdure. Il messaggio è sempre quello, non lasciateci soli, veniteci a trovare e non abbiate paura della nostra terra e dei nostri prodotti. A giudicare dalla quantità di cibo ingurgitato dalla gente la paura per le radiazioni, almeno lì al mercato, non c’era.
Due settimane fa lo stesso messaggio è stato lanciato dalla maratona di Tokyo, settimana scorsa è stato annunciato che alcune partite delle All Stars Series di baseball 2013 si terranno tra Fukushima, Iwaki e Koriyama, mentre l’ultima partita dello scorso anno è stata disputata a Sendai. Ieri al Tokyo Dome, un All Stars Team della major league giapponese ha giocato contro il suo corrispettivo Taiwanese al per raccogliere fondi da destinare ai terremotati.
La band al momento più popolare del giappone, le AKB48, un idol group costruito a tavolino per piacere ai maschietti, ha donato una cospicua somma ai terremotati e insieme ad altre formazioni di prima grandezza come gli SMAP, un idol group costruito a tavolino per piacere alle ragazze, ha partecipato ieri ad un grande concerto trasmesso in diretta sulla rete pubblica intitolato “Toward tomorrow”, verso il domani. Uno dei due palchi coinvolti era a Fukushima.
Lo scorso 11 marzo in Tohoku sono nati 104 bambini, ad ognuno di loro l’Hokkaido ha donato una piccola sedia fatta da artigiani locali, con sopra inciso un messaggio benaugurante: che il bimbo e il Tohoku possano crescere insieme forti e solidi come quella sedia.
Molti stranieri residenti in Giappone sono scappati dopo l’11 marzo, e il turismo è crollato di circa il 25%. Un segnale di speranza e di solidarietà è arrivato da un gruppo di ricercatori cinesi, cinque dei quali salvati dallo tsunami e rientrati recentemente in Giappone. Ma se quotidianamente siamo bombardati da messaggi di speranza, accoglienza, rinascita e crescita, c’è anche l’altra faccia della medaglia.
In questi giorni è uscito uno studio dell’università di Tokyo secondo il quale entro quattro anni potrebbe verificarsi il terremoto che ormai da tempo si attende e che dovrebbe devastare Tokyo. Città che rappresenta il centro politico ed economico del paese, oltre ad avere circa il 10% di abitanti di tutto il Giappone. Un terremoto del genere, dicono, metterebbe il Giappone in ginocchio per una trentina d’anni e forse più. Da tempo, infatti, si parla di spostare per lo meno la capitale amministrativa altrove. In ogni caso che prima o poi arriverà il Big One è una roba che si sa da anni e ogni tanto torna fuori, ci si convive cercando di creare un ambiente il più possibile sicuro. Altrimenti, la soluzione, sarebbe emigrare e non mi sembra che nessuno abbia intenzione di farlo. In ogni caso la calamità più dura da sopportare che si è abbattuta sul Giappone in questi giorni, sono gli inviati dei giornali italiani.

In questi giorni in Tohoku stanno installando nuove e più funzionali Tsunami Evacuation Tower, ossia torrette alte all’incirca una dozzina di metri che possono ospitare un centinaio di persone, dotate di catene cui ancorarsi e di scivoli per i disabili.
E mentre Ryushin Miyabe, un monaco di Yamamoto, conserva le ceneri e le ossa dei morti mai reclamati con la speranza che un giorno i loro cari possano farsi vivi; Nagato Tsuboi, Pastore e attivista per i diritti civili, ha portato avanti una piccola esplorazione in Corea del Sud per capire se esiste una zona simile a Fukushima dove poter acquistare terreni e trasferirvisi con la sua intera comunità, spaventata da un futuro di pericoli e radiazioni.

Se da un lato la ricostruzione procede a ritmi impensabili per quello cui siamo abituati in Italia, dall’altro continuano i problemi per chi è stato sfollato dalla zona rossa, una ventina di km quadrati intorno alla centrale. I risarcimenti della Tepco per molti sono solo un miraggio, le zone meno coinvolte dall’incidente alla centrale si calcola che potranno tornare ad essere abitate nel giro di qualche anno e per le altre si parla di decine e decine di anni. Chi non può tornare a casa o riaprire la propria azienda non sa più dove sbattere la testa.

L’immagine che più mi ha colpito oggi però l’ho vista sul Japan Times. Quasi tutto il giornale dedicato all’anniversario e tra un articolo e l’altro pubblicità di sistemi antiterremoto per i palazzi, pompe idrauliche, pistoni da mettere sotto i palazzi e cose così
Tohoku Yokuso.

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Truffaut

Ha segnato sostanzialmente un decennio della mia vita e oggi vengo a sapere da Google che è il suo ottantesimo anniversario. Quanto sono importanti i ricordi e le emozioni. Ma quanto sono più precise le memorie digitali che ce li ricordano.

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Writing Fest – Ringraziamenti #2

Siccome sono uno che poi fa presto a pensare che una cosa non la doveva fare così ma colà, allora ho pensato di fare un nuovo post di ringraziamento con i link a quelli che devo ringraziare. Poi dopo magari ne faccio un altro, di post, per mettere i ringraziamenti in un altro ordine che sennò uno che l’ho messo prima pensa che l’ho messo prima perché è meglio di quello che l’ho messo dopo. Ma forse poi alla fine non lo faccio.
Se poi non sapete di cosa sto parlando, andate qui a destra nella barra, che trovate una roba che ve lo dice se ci cliccate sopra, così potete leggere tutto il pacchetto in un colpo.

Grazie a:
Naima
Alessandro Bonino
Stefano Amato
Maia
Il Sergio
Inbassoadestra
[C]*
Mattia
Piesio aka Federico
Cappellaio
Checco

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Writing Festival – fine + sentiti ringraziamenti a tutti gli amici che hanno partecipato

Come tutte le cose belle, ma anche quelle di merda, il Writing Festival per l’anniversario di questo blog si chiude qua. Ringrazio tanto tanto tanto quelli che hanno partecipato (volevo fare un elenco con i link ma è uno sbattimento che non avete idea, quindi cmq li trovate tutti nei post precedenti con i loro link) e quelli che hanno letto. Non solo, quelli che hanno scritto, da oggi, hanno guadagnato il tanto agognato ‘bollino verde di disma.biz’. Gli altri no. Ma tanto non lo sanno.

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Writing Festival #11

Il giorno del mio compleanno, di solito non metto la sveglia.
Se posso, naturalmente. Il giorno del mio compleanno aspetto che sia lui a
decidere quando è giorno per me, e resto sotto le coperte del dormiveglia,
galleggiando dentro quel colore non più buio che hanno le mattine con le
tapparelle giù. Tengo gli occhi chiusi, come le coperte. Sotto le palpebre,
un solletico di attesa.
Come quegli odori che quando li senti ti riarrotolano addosso un mondo, quel
solletico mi parla di tutte le mattine di quand’ero bambina ed era il mio
compleanno. Un po’ come il Natale, quello struggente piacere di attesa, quel
tenersi in bocca il sapore della sorpresa a venire, e anche un po’ di
preoccupato terrore: e se Babbo Natale non mi ha portato niente? Se si è
sbronzato di idromele con gli elfi ed è finito in un fosso, lui, la slitta e
tutte le renne, e tutti i regali sparpagliati attorno, nella neve ruvida,
tra i fili d’erba gelati? E se nessuno se lo ricorda, che oggi è il mio
compleanno? Se nessuno mi manda neanche uno straccio di essemmesse di
auguri? Per fortuna che c’è Facebook, va là.
Poi mi alzo, e il giorno del mio compleanno mi faccio sempre il latte al
cioccolato e dentro ci catapulto un quintale di cereali al cioccolato,
oppure ci suicido un casino di pandistelle. Chè il giorno del mio
compleanno, il cioccolato non è mai troppo, nè abbastanza.
E mentre sto lì, a leccarmi i miei baffi di latte, mi stringo addosso questo
mantello d’infanzia, e penso che, se per molti il compleanno è un momento in
cui si invecchia, per me è sempre svegliarmi bambina. Dopo, il peso della
giornata si accumula e lo schiaccia per farlo diventare un giorno come gli
altri.
Ma al risveglio, quel solletico sotto le palpebre, mi fa sentire sempre come
quando avevo cinque anni. E’ come Natale, ma solo per me.

Grazie a Naima*

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Writing Festival #10

è che ci ha gli amici giusti

io al vraitin fest di disma non volevo partecipare perché se c’è una
cosa che non ci faccio caso sono le ricorrenze e quindi me ne sarei
stato lì come al solito a brontolare per trequattro righe come un
vecchio sulla panchina del parco che io l’unica cosa che mi ricordo
di festeggiare è il compleanno di pippo inzaghi.

poi però oggi sono tornato a casa ed ho preso un panino al latte e
stavo per riempirlo di gorgonzola e spec e dentro nell’impasto
[tru stori – di dieci minuti fa] del panino al latte ci ho trovato
una candelina di compleanno rosa.

il che significa da un lato che dio voleva punirmi che sono stato
cattivo con il mio amico disma e che quindi dovevo provare a rimediare
scrivendo qualche cosa seppure fuori tempo massimo.

dall’altro che il blog di disma è una bambina.

[avrei allegato la foto del panino, ma il regolamento era lacunoso
nel merito]

Grazie a [c]*

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Writing Festival #9

Fossi Disma

Io, se fossi disma, e avessi l’anniversario del blog, mi sarei regalato dei bei regali. Purtroppo non lo sono. Però, magari, se m’impegno, se focalizzo la mia attenzione, il mio pensiero, e tutto il mio essere, magari un giorno lo divento anch’io.

Grazie a Alessandro Bonino

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