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Tokyo in 150 secondi

In questi giorni si sentono parecchie baggianate su Tokyo e il Giappone. Ho provato a descrivere la città per Radio Popolare (dove esercito la professione più antica del mondo), nella trasmissione Esteri. Al termine del pezzo ci piazzo pure un appunto sull’atteggiamento dei quotidiani (come se non l’avessi già fatto a sufficienza sul blog). Vi assicuro che in 150 secondi descrivere una città come Tokyo, e qualsiasi città al mondo, è un vero casino, quindi ho cercato di fare una semplice fotografia, forse con robe semplici, ma ripeto in 150 secondi devi giusto dare due linee per tratteggiare un ritratto. Per forza di cose si tralasciano molte cose e se ne infilano dentro delle altre. Metto qui sotto il testo, anche se poi leggendolo ho cambiato qualcosa e l’ho pure scritto male un po’ sotto forma di appunti. Vabbé.

Tokyo è la città più grande del mondo, o forse non lo è, ma poco cambia. E’ immensa, chi arriva da una città come Milano, una metropoli come Milano, si rende conto di aver vissuto tutta la vita in un grosso paesone. Le case sono ammassate le une sulle altre, i condomini hanno spesso piani molto bassi, dove da noi ci sono tre piani, li ce ne stanno solitamente due, dove c’è un palazzo da noi, lì ce ne sono tre, magari molto sottili, ma ce ne sono tre. Sotto le case ci sono i negozi, tanti, ovunque, ammassati sopra, dentro e sotto le stazioni della metropolitana.

Ci sono templi sui tetti dei centri commerciali e centri commerciali nei templi. A tokyo mangi, fai la spesa, shopping, ventiquattro ore al giorno, nelle catene di ristoranti, nei baracchini per strada, puoi comprarti un paio di mutande alle tre di notte. Tokyo è una città popolosa, otto milioni di persone che diventano dodici considerando la prefettura di Tokyo e che superano ampiamente i venti se si considera, chiamiamola così, la fascia dell’hinterland, nelle stazioni della metropolitana. E’ una città non città, è un agglomerato di ventitré comuni chiamati KU, ognuno con le sue elezioni, ognuno col suo sindaco, ognuno con una sua amministrazione, questo per dire che è una città che ha al suo interno altre città, ventitré, più tutto quello che c’è fuori. E’ una città senza centro, non ha una pianta classica europea con un centro bello e storico dove vivono i ricchi e una periferia brutta e povera, ci sono molti centri, centri del divertimento come Roppongi, Shibuya e una parte di Shinjuku, ci sono centri direzionali come una parte di Shinjuku e Akasaka, ci sono centri culturali come kanda, la zona dei librai, culturali per i nerd e gli otaku, come Akihabara, ci sono le zone per i giovani come Harajuku e quelle per i vecchi come Sugamo, dove, non ho capito perché, gli anziani vanno a comprare le mutande, ci sono Ginza e Omotesando, le zone dove la gente fa shopping di livello e poi ci sono posti come Sanya, anzi c’erano, perché l’amministrazione ha pensato di cambiargli il nome sperando di cambiarne anche la fama. Il quartiere più povero di Tokyo, uno dei pochi posti, col parco di Ueno, ma quello è un parco, dove di giorno potete incontrare gente seduta per terra a bere birra o sake, lì vicino c’è un posto il cui nome è tutto un programma, il ponte delle lacrime, il namidabashi. Detto questo, pensate che in ogni zona però c’è tutto e l’opposto di tutto. Tokyo è una città che vive di protocolli, regole, tutto e regolato, da quello che fa posteggiare il cliente con gesti standard ritrovabili identici in ogni zona del Kanto, ai saluti diffusi con gli altoparlanti nei grandi magazzini, alle procedure di sicurezza per evacuare in caso di terremoto. Procedure ripetute fino alla noia, per tutta la vita, a scuola, in quartiere, a lavoro. A quanto pare non inutilmente. Tokyo è una città viva e nonostante i titoli di certi quotidiani italiani, lo è anche oggi.

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3 Comments

  1. Leggendo mi pareva di aver giá sentito queste parole, poi mi sono accorto che le ho sentite ieri in radio. non mi ero accorto che fossi tu xD

  2. Disma says:

    ;) mi sono plagiato da solo

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