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Cinese? Giapponese? Scrivete ‘guida in straniero’ che fate prima

Mica che uno è obbligato a saperlo se è cinese o giapponese, infatti all’inizio il titolo parlava di cinese, poi uno nei commenti al pezzo ha dato un utile dritta sull’hiragana, solo che si sono dimenticati di cambiare sia la dida alla foto che l’indirizzo: musei_per_antonello_da_messina_c_solo_la_guida_in_cinese. Lo so sono un rompicoglioni di prima categoria.

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5 Comments

  1. Zinco6 says:

    Rompi niente, è il loro lavoro la correttezza, fosse anche aramaico antico.

    Tra parentesi, cinese e giapponese (e ancora di più koreano) sono facilmente distinguibili anche a occhio. Certo bisognerebbe guardare, almeno.

    A tempi di internet poi…

  2. mattia says:

    Accidenti, non essere in grado di distinguere giapponese da cinese è grave.
    E basta andare su una qualsiasi pagina jp.wikipedia.org per capire che era giapponese, all’occhio. Mica serve sapere l’hiragana.
    Però sai cosa, lo notavo quando ho pubblicato un video in cui travaglio pronunciava all’italiana il nome di Vaclav Havel. Tutti mi hanno attaccato dicendo “e che sarà mai, non si può saper tutto…”.
    Ma dico io, un giornalista è uno che sostanzialmente non sa fare niente di specifico: non sa curare un malato, progettare un ponte, cucinare del pane.
    L’unica cosa che gli si richiede è avere una sterminata cultura, tanto che poi possa permettersi di scrivere di, quasi, qualsiasi argomento ed essere affidabile.
    O che, in mancanza di questa cultura, sia capace di documentarsi.
    Se al giornalista togli questo cosa rimane? Uno che è capace di fare i temi come a scuola.

  3. Disma says:

    abbastanza d’accordo, in teoria, secondo me, dovrebbe avere di base ‘doti naturali’ tipo intuizione, curiosità, essere un filo smart per mettere insieme le cose. In più dovrebbe essere dotato di capacità di analisi superiore che gli deriva da studi e esperienza, ed in effetti per quelli bravi è così su temi quali la politica, l’economia ecc… la questione della pronuncia è un filo più complessa del caso che presentavo io, nel senso che il mio era ancora più immediato e semplice, sai c’è gente che non riesce a pronunciare the, non so se ti ricordi a scuola le lezioni di inglese

  4. mattia says:

    certo, alla base di tutto ci dovrebbe essere una predisposizione di base per l’intuizione, il fiuto per sentire che stai facendo un errore…

    ad ogni modo, nel caso specifico, l’errore di pronuncia non era dovuto all’incapacità di pronunciare un suono (per carità, mai criticherei se uno non sa dire la ř, la faccio male pure io).
    L’errore era proprio che ha pronunciato la “c” all’italiana, mentre in tutte le lingue slave si pronuncia come una z dolce.
    In pratica è come se avesse detto “Angela Merkel” pronunciando Angela all’italiana.
    O come se un anglofono venisse a chiamarti “Daisma”. Cioè, no, questo è sbracamento.

  5. Disma says:

    ah ok, non avevo presente il caso specifico

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