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L’altro giorno con la stagista

L’altro giorno ero là fuori che parlavo con la stagista e mi sono accorto che c’è un momento della vita che quando parli capita che parli spesso dei tuoi genitori, che fai dei raffronti, che li porti ad esempio, positivo o negativo, che li citi come fonte, che li tiri in ballo spesso perché fanno parte pienamente della tua vita, ne rappresentano un’ampia fetta. Poi dopo, a un certo punto, ci sono ancora, ma non rappresentano per forza di cose non rappresentano più un’ampia fetta della tua vita, ne rappresentano solo una piccola porzione, non sono più una delle tue fonti principali, non sono più un esempio, non sono più una presenza costante da citare, sono solo una parte complementare ad altre. E questo lo si vede in modo consistente se uno di trentacinque anni parla con una che di anni ne ha venti. E niente, a questa cosa qui non ci avevo mai pensato, non l’avevo mai razionalizzata, e come cosa in sé è abbastanza strana, come dire che uno per vent’anni ha vissuto tutta una serie di cose che poi dopo non le vive più. Non so quali conclusioni vadano tratte da questa cosa, probabilmente nessuna. Ah, il titolo era messo lì per attirare quelli che pensavano chissà che cosa.

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3 Comments

  1. carlo says:

    Pienamente d’accordo. Però io (sigh…) di anni ne ho 41 e quindi penso che – forse – ad un certo punto ci sia un’ulteriore evoluzione, durante la quale si rivedono per l’ennesima volte molte cose, con un’ottica differente. Quindi i genitori tornano, talvolta, a riprendersi una certa “presenza” (nel bene e nel male). Forse non quella dei nostri 20 anni, ma neppure quella dei 35… che so… una media….

  2. massimo says:

    Titolo geniale! clap clap

  3. Disma says:

    cosa non si fa per due click…

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