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Cin ciun cian

Leggevo sul corriere, quello cartaceo che è un casino linkarlo, che ci sono dei cittadini milanesi che quando vedono degli annunci scritti in una lingua che loro non conoscono, mandano delle lettere di protesta ai loro referenti politici perché facciano qualcosa. Più nello specifico, fanno le foto a chinatown, che chiamare quelle quattro vie chinatown fa ridere ma ormai la definizione è quella, dicevo questi solerti cittadini si fanno la sbatta di fare le foto agli annunci e pubblicità in lingua per lamentarsene. Gli annunci vanno dai bigliettini appesi alle fermate del tram alle pubblicità vere e proprio con tutto ciò che ci sta in mezzo. A Palazzo Marino ovviamente c’è qualcuno che gli dà retta a sti disperati che fanno le foto. E il motivo del disappunto fa ancora più ridere, dicono che non lo sanno che cosa potrebbe esserci scritto, potrebbe esserci scritto di tutto! Complotti, tratta dei neonati, spie cinesi. Ma ogni tanto, mi chiedo io, si fermano un attimo a pensare che il problema della ‘paura’ è un problema loro e non di chi gli suscita questa ‘paura’ del tutto irrazionale? Come se a me fanno paura quelli che vanno in giro con le mani in tasca, perché chissà cosa nascondono, e pretendo che la gente non vada più in giro con le mani in tasca. Eccheccazzo. Bé una volta ho visto uno in un museo, era un guardiano, con una mano in tasca che si stava facendo una sega, ma questa è un’altra storia.

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15 Comments

  1. Manuel says:

    però metti che mi perdo l’offerta delle zucchine solo perché l’annuncio è fatto in una lingua che non conosco: io mi incazzo.

  2. Disma says:

    ma che, te ti fidi delle zucchine che vendono quelli lì con quelle facce sospettose con quegli occhi semi chiusi che non si capisce mai che cosa gli passa per la testa?!

  3. Mattia says:

    a parte che dopo l’incursione di ciro infantozzi a ciainataun, non si può non odiarli quella gente lì.

    Comunque avrei preferito un titolo come “Ciu La Tin”

  4. Disma says:

    ciu la tin non è male….

  5. carlo says:

    Anche Cin Cul-Lan, che però è inquietante…

  6. simone says:

    volevo lasciare un commento ma di fonte al guardiano del museo che si fa una sega con la mano in tasca sono rimasto basito.
    non per la sega in sè. quanto per il fatto che sono anni che provo a farmi una sega dalla tasca del pantlone ma non ci sono mai riuscito.

  7. Disma says:

    guarda, il trucco sta nell’avere quei pantaloni che non hanno le tasche ancorate al pantalone, o meglio che sono ancorate solo per l’ovale che delimita il bordo della tasca

  8. carlo says:

    Infatti da ragazzino mi immusonivo quando mia madre mi facevo provare dei pantaloni con tasche ancorate…

  9. simone says:

    si in effetti ha senso…
    io nel frattempo, preso dalla smania della sega dalla tasca, sono andato in bagno e ho tagliato via la tasca destra del jeans….uno spettacolo!
    comunque grazie del consiglio, Disma!

  10. Disma says:

    occhio a non metterci le monete

  11. carlo says:

    Già sei povero perché disfi gli Zippo (quelli veri)…

  12. Zinco6 says:

    E’ il classico trucco per la conquista del mondo: è vecchio ma funziona sempre.

    Per reclutare milioni di volontari pronti a tutto attachi annunci sgrammaticati ai pali, perché così nessuno si preoccupa veramente e invece prima o poi il mondo lo conquisti vero.

  13. Rocco says:

    Si vede che non sono veri milanesi, sti qua che fanno le foto, ché sennò avrebbero fotografato pure, per dire, i negozi con scritto “internet point” perché “cusa l’è sta roba, l’è minga ‘na lingua che me capisi, va a ciapà i ratt”.
    Quindi manderò foto ai miei referenti politici di Palazzo Marino chiedendo che gli internet point d’ora in poi si chiamino “punto interrete” o l’equivalente milanese.

  14. Disma says:

    @Zinco6 infatti, se non ricordo male, poi controllo su wiki, mi sembra che Hitler aveva iniziato più o meno in quel modo lì!
    @Rocco la cosa dell’internet point in effetti è mica brutta come idea… tipo se c’è qualche ristorante che si chiama barbeque pure quello mica è italiano

  15. mattia says:

    @ rocco

    quella è una deformazione tutta italiana di prendere i nomi stranieri e aver paura di cambiarli.

    in ceco un internet cafe si chiama “internetova kavarna” (kavarna è la cafetteria), è nessuno fa dell’ironia sul fatto che si usi un nome che viene dalla lingua del posto.
    Ok, Starace esagerava, ma non è che se uno chiama l’internet point in milanese devi dargli del baluba.

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