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Pagamenti traduzioni partita Iva o ritenuta?

Qualcuno sa come farsi pagare delle traduzioni se uno non ha la partita iva? Va bene la ritenuta d’acconto? Che poi non ho mai capito come funziona la ritenuta d’acconto, cioé lui ti deve dare XXX e ti dà XXX+19% e poi tu paghi delle cose allo stato quando fai la dichiarazione, oppure lui ti dà XXX e già paga lui quelle cose allo stato? E in ogni caso, va bene la ritenuta per le traduzioni? Qualcuno ha anche idea delle tariffe se vanno fatte a cartella o a parola?

16 Comments

  1. Mattia says:

    Per quanto ne so io:
    la ritenuta d’acconto puoi farla se il lavoro non è continuativo ma saltuario, dopo quale che sia il lavor (la creazione di un sito internet, una traduzione o un pompino all’amministratore delegato) non dovrebbe essere un problema.
    Il sistema funziona che loro ti pagano versando loro i soldi allo stato, cioè a te danno l’XXX e il 19% lo danno direttamente allo stato.
    Solo che alla fine dell’anno devi verificare quanto hai percepito: se il totale supera una quota – che non mi ricordo – devi pagare altre tasse perché hai guadagnato tanto, e quel 19% che ha versato l’azienda per te diventa quindi… un acconto sul totale di tasse che dovrai pagare.
    Oppure lavori in nero, che comunque ti conviene, visto che con la ritenuta d’acconto non hai alcun beneficio dal punto di vista previdenziale, sono solo tasse perse.

    Per le tariffe chiedi al tatone che è esperto (comunque non pagano un cazzo). Ad ogni modo, le tariffe si fanno a normopagina 1500 caratteri, spazi inclusi.

    Ma dimmi, ti metti a fare il traduttore?

  2. Disma says:

    nope, non è per me

  3. Der Pilger says:

    si potrebbe fare una puntata di 3msc sull’argomento? poi me la scarico, me la sento due dozzine di volte e alla fine qualcosa capisco.
    in alternativa potrei uscire a cena col prof. di stefano.

  4. regenten says:

    ma ti pagano per gli swoosh e i ciuff ciuff?

  5. secondo me siete fuori strada. la ritenuta d’acconto (che comunque a me risulta essere del 20 e non del 19%) si applica quando si ha partita iva, e quindi le traduzioni sono considerate prestazioni di lavoro autonomo.
    in questo caso, invece, si tratterebbe di prestazione assimilabile al lavoro dipendente. perciò va applicata l’irpef (l’aliquota è quella relativa allo scaglione di reddito complessivo annuo previsto), oltre che le addizionali regionale e comunale.
    poi all’inizio dell’anno successivo il committente, nella sua qualità di sostituto d’imposta, rilascerà il cud, che andrà a far parte della dichiarazione dei redditi. in sede di dichiarazione si potranno eseguire eventuali conguagli sulle tasse pagate.

  6. Mattia says:

    la ritenuta d’acconto (che comunque a me risulta essere del 20 e non del 19%) si applica quando si ha partita iva

    ma va là.
    Ho fatto anni di ritenuta d’acconto senza mai aver avuto partita iva e senza aver mai ricevuto il cud.

  7. Traduttore says:

    Mah… faccio il traduttore di mestiere da anni: come tutti quelli che conosco, a ritenuta d’acconto, in cui si scala il 20 percento dal 75 percento del compenso totale. Il compenso è sempre calcolato secondo “cartella editoriale” da 2000 battute, spazi compresi.

  8. Traduttore says:

    Oppure lavori in nero, che comunque ti conviene, visto che con la ritenuta d’acconto non hai alcun beneficio dal punto di vista previdenziale, sono solo tasse perse.

    bravissimo, complimenti davvero. poi magari sei di quelli che chiama il berlusca “nano malefico”.

  9. Stefi says:

    Intervengo con cognizione di causa, e cerco di semplificare (la materia tributaria/fiscale è brutta, sporca e cattiva).
    Se uno svolge l’attività di traduttore in maniera continuativa e organizzata (lo fa tutti i giorni per un tot di clienti) allora deve prendere la partita iva ed entrare nel fantastico mondo dei professionisti con onori e oneri (fatture con iva e ritenuta di acconto, contabilità dei minimi o semplificata, iva da versare, reddito da dichiarare, contributi previdenziali, vieni a prendere un caffè oggi pomeriggio, non posso perché devo andare dal commercialista, ecc. ecc.).
    Se invece uno fa un’attività di lavoro autonomo ma in modo occasionale, episodico, non continuativo, allora, quando lo pagano, può fare semplicemente una ricevuta: io sottoscritto pinco pallo in data x per la prestazione di lavoro autonomo occasionale di “traduzione di onomatopee” dichiaro di aver ricevuto dalla ditta Editori Spa il seguente compenso: per traduzione mille euri meno ritenuta di acconto 20 % 200 euri netto pagato 800 euri. Attenzione: se il compenso occasionale supera i 5.000 euri bisogna assoggettarlo a contributo previdenziale Inps (iscrizione alla gestione separata).
    Poi si deve comunque fare la dicharazione dei redditi (anche se si supera il minimo, potrebbe comunque convenire per avere il rimborso della ritenuta di acconto subita, bisogna fare due calcoli prima) e sommare questo reddito agli altri redditi che abbiamo e si scala la ritenuta già pagata.
    Se poi chi commissiona la traduzione ti fa un contratto di co.co.co. (o co.co.pro.), allora tutto è più semplice, il reddito percepito viene assimilato al lavoro dipendente, ti fanno una busta paga e tutte le trattenute definitive (va fatta però la dichiarazione dei redditi se si hanno altri redditi e non solo questo).
    Non so se mi sono spiegata.
    Disma ti leggo e ti adoro in silenzio, ma la commercialista che è in me oggi non si è potuta trattenere….
    Stefania
    p.s. metti una foto estiva, quelli lì sulle panchine hanno tutti il cappottino…

  10. chiedo scusa se ho detto cose non esatte. (che poi tanto inesatte neanche lo erano, perché facevano riferimento ad un contesto più circoscritto, dentro il quale sarebbero state valide.) evidentemente non avrei dovuto generalizzare, anche perché non ho alcuna esperienza in questo ambito specifico.

    Disma, sei un farabutto: per leggere il “libro serissimo” devi tirar fuori la lira! :P

  11. Disma says:

    @regenten no, nn era per me

  12. Disma says:

    @ghiaccionove eh, in che senso? Mica l’ho ciulato il libro serissimo :)

  13. Disma says:

    Grazie a tutti, in particolare a Stefi che mi sa che essendo commercialista la sa lunga. Graz

  14. Mattia says:

    @traduttore
    bravissimo, complimenti davvero. poi magari sei di quelli che chiama il berlusca “nano malefico”.

    Non fare il moralista da quattro soldi.
    Egli ha chiesto un parere, io gli ho dato il mio. Spiegandogli che facendo la ritenuta d’acconto non ti vanno su i bolli per la pensione. Quindi fare la ritenuta d’acconto o lavorare in nero, dal punto di vista personale è uguale.
    Poi la morale se la fa chi deve farsi pagare, mica io.
    Se vai da un commercialista è giusto che ti dica tutte le opzioni, anche come fottere il fisco. Se vai da un avvocato è giusto che ti prospetti tutte le opzioni per farti vincere la causa anche se hai torto, non è che l’avvocato può solo dirti di dichiararti colpevole.
    Lui ti indica tutte le strade, anche quelle brutte e pelose, poi sei tu con la tua coscienza a decidere cosa fare.

  15. laura says:

    Trovo alcuni commeti veramenti impropri alla serietà della nostra professione. La partita iva è sicuramento en accetta da un’agenzia di traduzioni all’estero ma anche la notula x traduzioi saltuarie puo’ andare bene purché il traduttore pi certifichi che paghi le tasse sull’importo percepito dall’agenzia o dal cliente diretto.

  16. Iniziativa corporativa tra agenzie di traduzioni e traduttori professionali free-lance

    Animata dal desiderio di arginare gli impagati verso la mia categoria professionale – agenzie di traduzioni e traduttori freelance – invito tutti coloro che sono stati vittime di questo crimine di perseguirlo innanzitutto facendo un’ingiunzione di pagamento (modulo on line http://ec.europa.eu/justice_home/judicialatlascivil/html/epo_form1_it.jsp?countrySession=5&txtPageBack=epo_filling_it_it.htm) e poi costituendo tutti insieme una rete interna alla nostra professione che tuteli e renda più serena la nostra attività – lo strumento è una lista “nera” di aziende, liberi professionisti, enti, associazioni, consorzi, ecc. che non pagano le fatture relative ai nostri servizi di linguistici.

    Questo elenco compilato ovviamente con informazioni supportate da prove inconfutabili, potrà essere consultato da chi aderisca a questa iniziativa. Immaginatevi come sarebbe utile prima di stilare un preventivo ad un nuovo ed eventuale cliente avere la certezza che non sia in questa black list?

    So che qualcosa del genere esiste già per le agenzie di traduzioni che non pagano, ma ora è tempo di farlo anche per noi agenzie che nonostante tutto onorano sempre il lavoro dei loro collaboratori, ma che a volte non ricevono lo stesso trattamento dai loro clienti diretti.

    E’ un modo per scegliere la giusta modalità di pagamento, di stabilire la tariffa adeguata al rischio, insomma uno tool indispensabile per lavorare con più serenità. Inoltre, se queste persone non potessero più “mietere altre vittime” forse cambierebbero politica. In Francia ci sono dei siti dove è possibile consultare gratis il bilancio di ogni azienda (tipo http://www.societe.com), ma per l’Italia non è cosi’. Inoltre, una grande azienda puo’ andare bene, ma non pagare i suoi fornitori, creando all’occorenza delle piccole società che farà fallire quando avranno troppi debiti, sulle quali nel frattempo avrà fatto fatturare i suoi fornitori. Insomma i soliti trucchetti. Grande azienda che si presenta, ottiene i prezzi buoni e la fiducia del fornitore e poi dirotta la fatturazione sulla cenerentola del Gruppo….

    Il messaggio è chiaro ora desidero comunicarlo al maggior numero di persone del settore traduzioni. Vi prego di contattarmi al seguento indirizzo email per discuterne e bertinotti@traduzione-in.com.

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