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Prof, si faccia gli stracazzi suoi

MILANO – La studentessa indossava una t-shirt, mercoledì mattina a scuola. Una maglietta blu con la scritta Kiss me before my boyfriend comes back, baciami prima che torni il mio ragazzo. Messaggio semiserio, poco gradito a una professoressa. Forse anche giustamente, «ragazze pensate bene alle frasi che veicolate con il vostro corpo», ha detto la docente alle studentesse di prima liceo.

Questa roba qui del decoro io non l’ho veramente mai capita. Non ho mai capito come cazzo possa venire in mente a qualcuno di permettersi di dire ad un altro come si debba vestire. Io di principio nei posti dove c’è un dress-code non ci vado.

Una volta c’ero andato, a rompere i coglioni. Io avevo la giacca usata di velluto con un enorme macchia di inchiostro, la pipa, dei pantaloni neri, tipo quelli dei costumi di zorro e le scarpe del nonno. Un mio amico era andato oltre, se la memoria non mi inganna, doppio petto con bottoni d’oro, cappello da capitano di lungo corso, pantalone in velluto e mocassino. Ecco, se vado dove c’è dress-code ci vado così.

Detto questo, come cazzo si permette una professoressa di commentare il vestiario di una studentessa. Non importa cosa dice, semplicemente non deve dire un cazzo di niente. I professori sono lì per insegnare, basta. Io non ho mai avuto a che fare con professori del genere, sempre avuto bravissima gente in cattedra, mi ricordo che a scuola un paio di volte sono andato pure con una maglietta con due che trombano in modo molto esplicito, mai nessuno che si sia lamentato. La moralità e l’etica sono cose personali, al pari di religione, politica e via dicendo.

La roba raccapricciante è che non c’è nemmeno da discutere sulla gravità delle cose espresse dal professore, il semplice fatto che si permetta di commentare l’abbigliamento di uno studente davanti alla classe, che si permetta di criticarlo, è già grave di per sé.

Da quando l’eleganza è un fattore disciplinare, una materia scolastica, o un elemento utile al giudizio di uno studente?! Vale più un punk o un dark? Un emo o un b-boy?

E chi scrive l’articolo, ci aggiunge il suo commentino ‘forse anche giustamente’. Si, giustamente. Paese giustamente retrogrado.

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30 Comments

  1. Mattia says:

    Disma, dipende anche da come le dici le cose.

    Voglio dire, io mi trovo un fottio di studenti spagnoli che a 23 anni suonati vanno ancora in giro con i pantaloni ribassati facendo vedere le mutande.

    E che cazzo, sono lì per insegnare ma non è che mi devi far vedere il culo.

    Un paio di volte, in modo scherzoso gliel'ho detto di alzarsi i calzoni e di stringere la cinghia.

  2. Disma says:

    si, ma mica li riprendi, li pigli per il culo, è diverso… penso che loro possano fare lo stesso con te, che so, un paio di idee le avrei su cosa dirti le avrei… ;)

  3. riky says:

    ricordo il mio cazziatone al liceo per i pantaloni a 3/4…

  4. arcureo says:

    Beh attenzione, la frase «ragazze pensate bene alle frasi che veicolate con il vostro corpo» ha senso, eh.

    Giuro, GIURO che una volta ho visto una deficiente di una mamma che aveva fatto mettere alla sua bambina (ovviamente vestita da "piccola donna" tipo la madre) una maglietta con su scritto qualcosa tipo "fuck me now" o comunque una frase col "fuck" in mezzo, non ho fatto a tempo a vederla tutta.

    Vabè, magari la madre non sapeva l'inglese ed era sufficientemente ignorante per considerarla solo una maglietta "coi brillantini" (perché la scritta era pure coi brillantini) però dai, addosso a una bambina che avrà avuto quattro anni!

    Certo, l'insegnante ha esagerato perché la frase idossata da quell'altra tizia era semplicemente ironica, per cui take it fucking easy! …però considerare gli insegnanti solo dei vocabolari ambulanti, dei fornitori di nozioni a gettone, mi pare un filo riduttivo.

    Detto questo, se è effettivamente vero che poi le ha dato pure della "cagna" allora la faccenda è piuttosto seria, e lì l'insegnante avrebbe ampiamente pisciato fuori dal boccale.

    (Anyway, Disma, tu alla tua età e con la tua indipendenza puoi permetterti di dire "io in un posto col dress code non ci vado", un minorenne, meno)

  5. massimo says:

    sono daccordo con arcureo, ci sono un mucchio di magliette cosi', e una ragazzina deve anche rendersi conto che potrebbe incontrare qualcuno che fraintende. una frase come quella citata e' un insegnare qualcosa, altroche'.

  6. arcureo says:

    Beh oddio, quella frase in particolare è anche lieve, dai… non ha mica scritto "scopami sul tavolo prima che torni il mio ragazzo"! ;-)

  7. massimo says:

    certo, ma e' giusto prenderla come spunto.

    basta una banale "I'm easy" stampato sulle tette, per rischiare qualcosina. dipende quando la metti, e spero di questo abbiano parlato.

  8. Mattia says:

    Ma sì, anche io mi faccio prendere per il culo senza problemi. Tipo che una volta un tizio è arrivato in ritardo (3 minuti!!!) e gli ho fatto il cazziatone.

    Il giorno dopo lo trovo, e gli spiego che non sopporto il ritardo, che se una tipa arriva in ritardo a un appuntamento me ne vado, fossero anche 5 minuti.

    Questo mi guarda e mi fa: non ce l'ha una ragazza, vero?

    Ecco, tranquilli così. L'importante è capire il contesto.

    Poi vabbe', una frase così mica autorizza la gente che passa a buttarle la lingua in bocca. Così come se scrivi "fuck me" sulla maglietta mica vuol dire che sei autorizzato a stuprarla.

    Se lei ha voglia di scoparti te lo fa capire in altri modi, mica scrivendolo su una maglietta.

  9. Zinco6 says:

    Salve, io sono insegnante di scuola media (anzi, "scuola secondaria di primo grado", ci vuole la licenza media solo per capire cosa significa): so che a molti fa piacere considerare gli insegnanti come semplici libri parlanti, tanto per avere la scusa "questo libro non mi piace, sono libero di non leggerlo", ecc…

    Invece siamo anche educatori, cioè abbiamo l'obbligo di educare i ragazzi. Per cui un insegnante, anche se non è un bacchettone, è in qualche modo costretto a fare notare agli alunni che quello che indossano ha un significato, anche se molti non lo capiscono, e che questo significato PUO' essere inopportuno.

    Puoi certo ribattere, andarne fiero, quello che vuoi, ma almeno conoscerlo! O dobbiamo pensare che le frasi che uno si attacca sul corpo sono solo pigmento su tessuto…

    Le frasi scritte hanno un senso, anche se non del tutto autentico. Scommetto che non ti piacerebbe che una tua ipotetica figlia portasse una maglietta con scritto "la dò gratis", neanche se fosse anche scritta in antico coreano. E se in un autobus incontra un clandestino antico coreano?

  10. Mattia says:

    A me non piacerebbe se mia figlia indossasse una maglietta con scritto “la dò gratis”.

    Ma per il modo osceno in cui il concetto è scritto.

    P.S. Dimmi che non insegni italiano, ti prego.

  11. L'Alessia says:

    E se in un autobus incontra un CLANDESTINO antico coreano?

  12. Zinco6 says:

    Scusate, il mio professore di ironia non deve aver fatto un buon lavoro… tutta colpa sua…

  13. Disma says:

    la questione è che un professore non può partire dal preconcetto che lo studente non conosca il significato di ciò che indossa. Allora chiedi, privatamente, non davanti alla classe, 'sai cosa significa? Se lo sa sono emeriti cazzi suoi, se non lo sa al limite gli si dicono due cose. Sempre privatamente.

    In ogni caso, etica e morale sono cose personali, private. Nessun professore può permettersi, soprattutto ad uno studente di scuole superiori che si è probabilmente già parzialmente formato una coscienza, di provare a sostituire la sua etica con quella dello studente… imho

  14. Zinco6 says:

    Salve, grazie della risposta.

    Io avevo premesso che, almeno nel mio caso, le scuole medie, i ragazzi sono "molto" minorenni e che, tra l'altro, di solito non conoscono l'inglese (proprio così).

    Poi non parlerei di etica, ma di semplice buon gusto, e quello si forma a poco a poco se hai modelli diversi, tra i quali gli adulti e, tra questi, gli insegnanti, se non altro perché sono le prime persone che un bambino incontra senza lo "scudo" dei genitori.

    Certo, se poi gli insegnanti sono ancora più cafoni e se trasformano un momento di "consapevolezza" in uno di umiliazione pubblica…

    Il decoro formale, in classe, dovrebbe non essere un territorio di scontro. Se no, le energie migliori, per gli scontri su questioni più serie, finiscono.

    Saluti

  15. Disma says:

    vestirmi come mi pare credo non sia una cosa da poco, ricordiamoci che per esempio in alcune carceri 'il diritto alla diversità nel vestiario' non c'è. ed è un modo per negare la personalità, per uniformare. il buon gusto poi, non può certo essere imposto.
    cmq non c'è pericolo di usare troppe energie per una lotta piuttosto che per un'altra, bastano per tutte. credo

  16. Zinco6 says:

    Infatti secondo me la laicità della scuola include la libertà di abbigliamento, in opposizione all'uniforme-grembiulino, ecc.

    Io stesso alla mia laurea (in lingue, Mattia) ho lottato contro fidanzata, mamma, relatore, ecc. per NON mettermi giacca e cravatta, riuscendoci.

    Però, per non fissarsi con questo fatto di cronaca, i luoghi dove si sta insieme, in particolare il lavoro e più ancora la scuola ("I bambini! Nessuno pensa ai bambini?", la moglie del Reverendo Lovejoy dei Simpson), impongono uno standard implicito, per quanto elastico.

    Se domani vado a scuola con la barba non tagliata da una settimana forse mi posso considerare un combattente per la libertà, ma se ci vado in canottiera sto solo rendendomi ridicolo.

    Saluti.

  17. Disma says:

    rendersi ridicoli è pur sempre un diritto, una scelta individuale, mica che uno viene e mi dice 'non puoi renderti ridicolo'.

  18. eva.t says:

    Non sono d'accordo. Un ragazzo va a scuola (che è come andare al lavoro), non al centro commerciale o in discoteca. Se lavoro in banca non posso andarci in canottiera, se faccio la cameriera devo stare in uniforme, se sto ad uno sportello pubblico devo avere un abbigliamento decoroso.

    La libertà, in un mondo civile, non è mai assoluta. E educare vuol dire anche imporre dei limiti.

  19. Zinco6 says:

    Appunto una parte (minima) del lavoro dell'insegnante è quella dell'educazione in senso ampio, alla salute, alla legalità… e, se necessario (e di anno in anno è sempre più necessario), anche al buon gusto.

    Libertà non è offrire ai miei ospiti a cena avanzi di pizza di due giorni prima, quella è banale maleducazione…

  20. Mattia says:

    Fammi capire, hai una laurea in lettere e scrivi "la dò gratis"?

    Chi ti ha insegnato l'ortografia italiana, Heather Parisi?

  21. *** come cazzo si permette una professoressa di commentare il vestiario di una studentessa. Non importa cosa dice, semplicemente non deve dire un cazzo di niente. I professori sono lì per insegnare, basta***

    Concetti e frasario di una volgarità inaudita (dico volgarità intellettuale): da leghista della prima ora, proprio.

  22. Disma says:

    andare a scuola non è come andare a lavoro, a lavoro vieni pagato da qualcuno per fare una cosa e per farla al meglio, ciò implica anche dei vestiti adatti (purtroppo). A scuola ci vai per imparare delle cose e che tu sia vestito in un modo piuttosto che in un altro non dovrebbe cambiare

  23. Disma says:

    @marco se lo dici tu sarà proprio così

    Ps per tutti, per cortesia restiamo nel merito della questione, più che su attacchi personali che lasciano un po' il tempo che trovano, per capirci roba tipo 'secondo me tu sei così' oppure 'hai sbagliato a scrivere', mi sembrano cose abbastanza sterili ai fini del tema

  24. Mattia says:

    Disma, siamo a casa tua, quindi decidi tu come si svolge la discussione.

    Però quelle che ho fatto non mi sembrano osservazioni sterili.

    Perché io non mi faccio fare la morale da uno che non conosce nemmeno l'abc del suo mestiere. La morale è una di quelle cose che ci si può permettere di fare, solo quando si è in una certa posizione. Chiamala autorevolezza, se vuoi.

  25. Disma says:

    ma anche io faccio un mucchio di errori, l`altro giorno ho scritto in cinta, ma non è che sono scemo è che non ho riletto e scrivendo sa il cazzo perchè ho scitto così. sembra un errore scemo ma ovviamente sono consapevole di come si scrive, dai capita se nn si rilegge e a volte nn lo si fa

  26. Zinco6 says:

    Salve, premettendo che il "la dò gratis" era tra virgolette, e che intendeva essere una (molto malriuscita) parodia di magliette scritte in un inglese molto storpiato, il punto non doveva essere questo, quanto l'argomentazione, che aveva due fasi.

    1) I professori hanno il diritto-dovere (a volte una faticosa necessità) di educare i ragazzi, proprio coma la mamma insegna, tra l'altro, a non calpestare i giardini pubblici, a ringraziare quando si riceve un regalo, ecc. Gli esempi non sono casuali: i genitori hanno smesso da tempo di insegnare questo genere di cose, forse si sono arresi, e quindi il lavoro "sporco", insegnare le "regole", tocca tutto alla scuola.

    Forse è anche per questo che la scuola è percepita sempre di più come un luogo stupido dove si è tormentati con montagne di divieti, obblighi, consigli, a scapito dello studio dei veri contenuti, storia, algebra, ecc. Naturalmente ognuno è convinto di essere il miglior maestro di se stesso, specialmente nell'"educazione": per qualcuno di certo sì, ma se sali su un autobus pieno di studenti è assai probabile che cambi idea.

    2) Tra i vari terreni di confronto (a parte i contenuti delle varie materie) che diventano campi di battaglia c'è quello del decoro personale, che entro limiti larghissimi è espressione della persona, del modo di essere, delle mode, dell'umore e di tutto quello che vogliamo: arrotondiamo per eccesso e chiamiamola "libertà", inviolabile e scintillante libertà.

    Solo che quando si indossa una bandiera (e una T-shirt con una frase in qualche modo lo è), è utile sapere cosa dice e rappresenta.

    E anche sapere che in alcuni luoghi può essere poco opportuno indossarla. E il ragionamento di Disma, "Io di principio nei posti dove c’è un dress-code non ci vado" rimane valido, e come dicevo, io stesso ne sono un convinto sostenitore.

    Ma scuola (e al lavoro) non ti dicono "sei obbligato a vestirti così" (ci ha provato la Gelmini), ma soltanto "ti è vietato vestirti cosà, per il resto fai come vuoi".

    A mio parere è una sfumatura notevole.

    P.s.: Detto questo, ritengo di avere espresso al mio meglio i miei argomenti, per cui passo e chiudo. Torno però a leggere eventuali repliche.

    Grazie dello spazio. Saluti

  27. io sono abbastanza d'accordo con Zn 6. L'attività del prof, anche al liceo, non si limita all'insegnamento di una materia e stop. La frase «ragazze pensate bene alle frasi che veicolate con il vostro corpo» secondo me è molto generica e direi che, una volta nella vita, o anche dieci, è opportuno sentirla dire, ma non solo alle ragazze. Secondo me per un prof sono importanti i contenuti, trovo che sia opportuno ricordare l'importANZA DEI CONTENUti e lottare contro la banalizzazione.

    Se ha detto "cagna in calore", la prof ha veramente sbagliato. Siccome la prof è una persona, ritengo che possa essere colpita da un messaggio del genere scritto in ampi caratteri appariscenti su una maglia. Secondo me avrebbe anche potuto dire: "mi trovo a disagio nel leggere il messaggio che trasmetti" e dare il via ad un educato dibattito tra gli studenti.

  28. io non darei affatto per scontato che, tra la versione della studentessa (e della madre) e la versione della prof, si debba necessariamente prendere per veritiera la prima. e comunque dalle tue parole, Disma, si evince una concezione dell'insegnamento, e del ruolo dell'insegnante, estremanente limitato.

    la scuola non si può permettere di dirti come devi vestire, cosa devi pensare, cosa devi fare, è chiaro. però è opportuno, tra le altre cose, che la scuola favorisca la discussione e il confronto di idee. la scuola fa parte della vita, non è una dimensione parallela. altrimenti uno sta a casa a leggersi l'enciclopedia.

  29. Disma says:

    è chiaro che non sappiamo quale sia la versione giusta, io parto dal presupposto che sia quella, per parlare di quella cosa lì, non abbiamo gli strumenti per sapere. E' un dato di fatto che capita spesso di leggere di imposizioni sul vestiario nelle scuole, favorire il confronto non vuol dire che l'insegnante decida come tu ti devi vestire, l'insegnante non ha diritto di dire nulla sul tuo vestiario come tu studente non hai diritto di dire nulla sul suo

  30. gispo says:

    La questione è: hai bisogno di visibilità e di farti notare senza saper dire o fare qualcosa ?

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