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I grandi capolavori d’arte contemporanea di Disma.biz #5


Titolo: Trasmutazione della quotidianità ferita dell’essere – Tecnica: Digitale su digitale – Autore: Disma Pestalozza

A lungo lontano dalle tele elettroniche e dai pennelli virtuali, il Maestro torna e incanta, con quello che forse i posteri conosceranno come il suo testamento artistico. Come un fiocco di neve trasportato dal vento, così i suoi pigmenti sospesi su di un elemento portante deliziano i palati più fini. Colpisce, ferisce l’animo nel profondo, con il suo sguardo fugace, contrito, assorto, carico di rabbia, su una realtà che brandisce con una mano e con l’altra sembra volerla sventrare. Il Maestro si immerge nell’eloquenza del cambiamento, nella caducità della vita, nella grandiosità della propria figura riflessa come per magia in un tramonto, che è sì una fine, ma anche un nuovo inizio.

L’architettura del pensiero impressionista fa capolino nella costernante bellezza dell’opera pittorica pur non avendo tutti i codici per interpretarne il messaggio. Il Maestro, in un atto disperato di umiltà, sembra chiedere al fruitore della sua eccellenza la risposta ad una domanda mai espressa. E’ con il sottotesto, con la pennellata veloce, carica di ironia, ovattata e al tempo stesso squillante, che il Monet del nuovo millennio vuole porre un dubbio, sgretolare certezze, restituire ad uno stato liquido, quasi amniotico, il senso stesso di arte. Luce chiama luce, en plein air, ma là dove c’è un grande amore per ciò che la natura regala, c’è anche timore, angoscia, per ciò che la natura toglie.

Il genio creativo del Signore dei Pennelli pare raggiungere il suo apice nella completa assenza di prospettiva che proprio a causa della sua mancanza risulta ancora più marcata, presente, quasi ossessiva. Una prospettiva che non è solo visione d’insieme del tutto, è soprattutto visione soggettiva delle proprie possibilità, delle ambizioni e dell’inevitabile declino della vita. Una prospettiva totalizzante, ermetica. Mi perdoni Maestro – direbbe Brunelleschi – tolgo il disturbo. Scruta, esplora, si mescola con l’accecante sobrietà bucolica che lo circonda, vi si immerge concettualmente, pur restandone estraneo fisicamente. Il Maestro sta alla finestra dell’esistenza, dell’esistente. Siate felice – sembra dire il Maestro – ma non siatelo mai troppo. Dietro l’angolo di ogni alba c’è sempre un tramonto. E se i critici statunitensi hanno voluto trovare in quest’opera una presenza warholiana, noi, che lo abbiamo conosciuto, possiamo affermare con estrema sicurezza che il Maestro si è lasciato completamente alle spalle il periodo pop del ‘graffio‘, per riscoprire, forse reinventare da capo una sorta di neoclassicismo applicato all’impressionismo. Se ci piacesse dare aria alla bocca potremmo parlare di neoimpressionismo. Non stupitevi se lo sguardo si perde nei colori, nella freschezza del tratto, nella reinvenzione della luce, non stupitevi. Egli è il Maestro.

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2 Comments

  1. Paola Invernizzi says:

    bellissimo!!!!

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