Il senso del cartello non è proprio quello, però a me mi (lo so, non si scrive ‘a me mi’, ma a me mi piace) dà proprio quella sensazione lì. Quella sensazione di rigore misto a razionalismo e concretezza. Non rincorrere obiettivi poco plausibili, che sennò rischi anche di perdere la testa.
Vedi una cosa che forse è raggiungibile, ma non è che sei proprio sicuro sicuro, allora lascia stare. Potresti perdere anche quel poco che hai. Il cappello sopra la tua testa.
Elucubrazioni correlate:
- Anche a me ricordava qualcosa ma un’altra cosa
- Una cosa che non mi ricordo quando, dove, cosa e chi
- Ve la ricordate quella frase lì, no? Quella che uno dei Guerrieri dice a uno dei Baseball Furies
- Dire una cosa per dirne un’altra che quasi uno dovrebbe inventare una figura retorica
- A Tokyo gli anni ’80 non sono mai finiti
- E io che per dormire a casa metto i tappi. Ovvero, di quando i fantasmi appaiono inaspettatamente sullo sfondo delle foto scattate nella metropolitana di Tokyo



















Però magari la palla alla fine la prende.
Quindi il vero insegnamento è:
“Meglio un cappello oggi o una palla domani?”
Che se il cappello fosse una femmina potrebbe essere una domanda che si pone un’attrice porno quando pianifica una scena orale di un film.
Saluti
BES (di recente lettore di feed arrivando dal blog di diegozilla)
secondo me il ragazzino, avendo un cappello che gli faceva schifo, ha approfittato della prima occasione per perderlo.
[...] spunto da un post di Disma per iniziare una serie di post riguardanti cartelli, avvisi, insegne, molto diffusi qui in [...]
@H-BES ciao e benvenuto! Comunque sempre meglio un cappello, maschio o femmina che sia (per una pornoattrice), piuttosto che una palla!
Disma, hai ricevuto la mia email per 3msic?
Ma sei ancora in giappone?