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Il Comune blocca Disma.biz

Nel senso che i dipendenti non vi possono accedere. Sarà forse per i miei veementi attacchi all’ATM?! Sarà per le mie battaglie di libertà?! No, credo di essere stato messo a cazzo sulla black list da chi gli gestisce i server, forse per il punto-biz.
Devo verificare se anche dal wi-fi del Comune succede la stessa cosa. Intanto ringrazio la talpa per la delazione.
Chiudo con un urlo di disperazione e un filo di speranza: Liberate Disma.biz dalle catene della black list del Comune di Milano.

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26 Comments

  1. davide says:

    Bloccato dalla (Silver) Surf(er) Protection….Tabacci ci cova

  2. mattia says:

    suggerisco un’altra ipotesi: bloccano il sito perché è hostato su BH. Per qualche strano motivo il server di BH rientrano in alcune liste che catalogano mezza internet come dispensatrice di malware.
    A me è capitato di non potere mandare email a una università perché il mailserver di quella università riconosceva il mailserver di BH come maligno. E purtroppo finché si affidano a quel servizio per la “sicurezza” non ci sono cazzi.

    Quello sull’email, non so anche se un meccanismo simile vale per il sito.
    puoi chiedere alla talpa di verificare se si possono aprire i siti ospitati sul tuo stesso IP per esempio.
    Se non riesce ad aprire nemmeno quelli significa che verosimilmente il problema è quello.

  3. Andrea SVL says:

    Pisapia canaglia!

  4. Disma says:

    @Mattia al di là di Blue Host, poi c’è la questione come dici te dell’IP condiviso che è la principale, perché basta ci sia un sito farlocco su quell’IP e tutti quelli che lo condividono vengono bloccati. Farlocco intendo malaware, phishing bla bla bla
    Voglio provare dal wi-fi pubblico se è uguale

  5. Mikis says:

    Immagino anch’io che sia perlomeno probabile la situazione suggerita da mattia

  6. sei un personaggio scomodo!!

  7. Diego says:

    Libero di non crederci, ma ho escogitato un metodo diabolico e legale per accedere al tuo blog da là dentro ;-)

  8. Disma says:

    ah sì? sei un dipendente comunale? spiega spiega! Via anonymous?

  9. giumanci says:

    “Provocative Attire not allowed”, per qualche immagine?

  10. Disma says:

    no, secondo me è come dice mattia, colpa del shared ip

  11. Lele says:

    @Diego
    Diego sputa!!!

    Il motivo tecnico non lo conosco, ma effettivamente alcuni siti dall’interno del comune non sono raggiungibili, per esempio il blog di Gad Lerner, quello di Uriel, cloridrato di sviluppina, e nemmeno Il Fatto Quotidiano.

  12. Artisticamente M. says:

    Da me il filtro ti cataloga come pornografia (non scherzo).

  13. hallifax says:

    elel che bei blog
    si potrebbe fare un post sui blog che ci piacciono come riferimento della comunità disma.biz
    il fatto quotidiano mi ha riportato alla mente il mio preferito

    http://inunmondodatrip.blogspot.it/search?updated-max=2010-08-28T12:50:00-07:00&max-results=7&start=28&by-date=false

    kissa se al comune di villano lo cenzurano

  14. mattia says:

    e nemmeno Il Fatto Quotidiano.

    quello è buon gusto.

    comunque mi è venuto il dubbio, ma con google reader si legge ugualmente vero?

  15. Diego says:

    Non sono un dipendente ma bazzico gli uffici di tanto in tanto per lavoro.
    In breve: rete wi fi uffici pubblici per i siti esterni, rete cablata interna con proxy per i servizi interni.
    Serve ovviamente un pc con il wi-fi e un po’ di pazienza nella configurazione. Ma per Disma.biz questo e altro :-D

  16. Disma says:

    grazie Diego :D
    @Artisticamente M io sono porno dentro, penso porno. Quando vedo un idraulico penso che si sta per tirare fuori il cazzo. Quando vedo una casalinga penso che sia una casalingua. Il tuo filtro la sa lunga.
    @Mattia sai che avrò aperto quel sito 5 volte in vita mia, quello del Fatto dico
    @Halifax pensa che io leggo tipo 4 blog e basta… una volta ne leggevo parecchi, poi mi sono stufato non so nemmeno perché

  17. alberto (2 a questo punto) says:

    ma perchè un dipendente comunale, in orario di lavoro, dovrebbe accedere a siti non di utilizzo lavorativo?

  18. Disma says:

    per leggere le mie critiche costruittive al Comune e lavorare per migliorarlo! :D

  19. alberto (2 a questo punto) says:

    beh, messa così ha un senso.
    hai fatto un giro sui navigli recentemente?

  20. coso says:

    Perchè da Taylor in poi è stato riconosciuto che “tempi morti” e “gesti passivi” dell’addetto ad una mansione non sono per nulla “morti” o “passivi” ma sono finalizzati alla ristrutturazione individuale del campo d’azione e alla preservazione di livelli omeostatici ottimali con le richieste dell’ambiente :D

  21. mattia says:

    ma perchè un dipendente comunale, in orario di lavoro, dovrebbe accedere a siti non di utilizzo lavorativo?

    È un diritto di ogni lavoratore fare una pausa di svago ogni tanto.
    C’è chi fa la pausa caffè, chi fa la pausa sigaretta e chi fa la pausa disma.biz.
    Se proprio vogliamo, è la tipologia di pausa che fa meno male alla salute.

  22. coso says:

    Ecco! Esattamente quello che volevo dire!!! :)

  23. Disma says:

    @Mattia che belle parole :)

  24. Diego says:

    Pare che il diritto alla pausa disma.biz verrà inserito nella prossima versione dello statuto dei lavoratori. Al posto dell’art. 18.

  25. Zeno K. says:

    Mai sopportato nè i filtri, nè chi li gestisce.

    In uno dei posti dove ho lavorato, per una settimana avevano bloccato addirittura Google! In effetti può essere utilizzato per bypassare alcuni filtri. Come al solito in questi casi bisognava rivolgersi umilmente e ripetutamente a sua eminenza il gestore del filtro che dopo un paio di giorni sbloccava l’accesso.

    Sempre nella stessa azienda, mi avevano incaricato di installare un proxy su un computer in un’altra sede. Peccato che i filtri aziendali non consentivano di accedere ad alcuna pagina che parlasse di proxy.

    Ho avuto modo di constatare che è un’attività controproducente. Quelli con più conoscenze informatiche cominciano a documentarsi, a frequentare forum e conferenze di sicurezza informatica ed alla fine non solo imparano a bypassare i filtri, ma l’azienda si ritrova con degli hackers al di qua del firewall.
    In quell’azienda che s’era premurata di bloccare google, hanno impiegato quattro anni per accorgersi che più d’uno aveva ottenuto accesso a materiale riservato ed alle e-mail del management.

    Molto meglio in un’altra azienda dove i filtri c’erano solo a livello informativo. Potevamo cliccare su “continua” e si sapeva che in tal caso l’accesso veniva segnalato al system manager. In caso di falsi positivi si poteva cliccare subito, senza dover attendere giorni per farsi sbloccare l’accesso.

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