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Occupy Piazza Affari, anche a Tokyo

Dopo il poster di La Russa e Rifondazione in un centro commerciale, non poteva mancare il manifesto del presidio “Occupy Piazza Affari”. Per la precisione è appeso fuori da un ristorante italiano di Tokyo, zona Meguro. Ma non è mica l’unico eh! Sull’altra vetrina c’è quello per il “Diritto al lavoro”. Mi è venuto uno sciopone quando li ho visti dall’altra parte della strada. Minchia, i compagni di Milano hanno aperto un ristorante a Meguro, mi sono detto. Poi ho realizzato che no, che non era mica possibile e che comunque non aveva senso mettere lì ‘sti manifesti, a meno che non volessero fare una sorta di cellula antagonista fashion con target antagonisti fashion nipponici, ma qui gli antagonisti se ci sono non sono quel tipo di antagonisti che ci sono in Italia. Niente, doveva essere un’altra la soluzione. Magari un cuoco giapponese comunista, o no-global o come cazzo si chiamano adesso quelli lì; ché i comunisti erano prima, no-global è più una cosa fine ’90 primi 2000, adesso questi qui come si chiamano non lo so. Ché ci vorrebbe un cazzo di sostantivo adatto che tenga dentro istanze e sia composto da qualcosa che richiama i temi. Vabbé, niente. Fatto sta che non era nemmeno quello. Proviamo sto ristorante, mi dico, così faccio due chiacchiere col cuoco. Com’è come non è, entro dentro e inizio a capire. Davanti a me ci sono attaccate decine di cartoline e poster e cazzi e mazzi. Vanno dalle cartoline del Papa a quelle pubblicitarie di infostrada, passando per gagliardetti della Ferrari. Ordino un’arrabbiata, per altro buona, chiacchieriamo, non sa l’italiano ma è stato in Italia, dice che i manifesti glieli ha dati un suo amico che sta in Italia, ma non ho capito se giapponese o italiano. Dice che li ha portati qua lui però, dopo l’ultimo viaggio. Gli chiedo se ha idea di cosa significhino i due poster che ha messo nei due punti di maggiore evidenza, ossia sulle vetrine. Dice di no, che non lo sa. Non glielo spiego perché sarebbe troppo difficile, non solo a livello linguistico, dovrei spiegare anche tutto il background politico e menate varie della cosa. Quindi evito. Tra il lusco e il brusco ci facciamo due risate, e via. Alla fine mi fa pure uno sconto, prima volta che mi capita. Invece di milleseicento yen mi fa pagare solo mille. Lo saluto con il pugno chiuso, non capisce e si sposta di scatto col volto evidentemente scosso. Probabilmente pensa che gli voglio fare una vecchia sul braccio. Alla fine della fiera è sempre quella roba lì: culture shock.

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2 Comments

  1. Mikis says:

    Che delusione ! Poteva essere qualunque cosa. Anche un manifesto pubblicitario del tipo ‘Vuoi perdere peso ? Chiedimi come’.
    Dovresti sfruttare questa cosa e portargli dei manifesti/ni accuratamente
    selezionati. Non che molti coglierebbero, però…
    Puoi anche mettere delle tue pubblicità ;)

  2. Disma says:

    ahaha mie pubblicità, non ci avevo pensato

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