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Il tram a Tokyo

L’altro giorno c’era il sole, era pure un giorno festivo, no lo dico perché da quando è primavera ha piovuto praticamente sempre, c’era il sole e dopo un terribile piatto di ramen privo di ogni sapore in questo posto qua (che è tra l’altro consigliato da molti siti internet, non dal mio [Ezogiku Ramen])

Dicevo, dopo l’orrido piatto di ramen ho iniziato a vagare a caso e a un certo punto mi sono imbattuto in un tram. Non sono particolarmente diffusi a Tokyo, anzi, quello è il primo che ho visto e forse è pure l’unico. Vallo a sapere. Dato che non avevo un cazzo da fare ci sono salito sopra, così, per vedere com’era e senza conoscere la direzione del suddetto mezzo. Ebbene, la prima impressione che ho avuto salendo sul tram è stata quella di entrare in un ristorante di lusso, di quelli che i prezzi non sono segnati né all’esterno in vetrina né sul menù, che tanto chi va in quei posti lì ha una carta che pare che puoi pagare tutto perché sei ricco. La chiamano carta di credito credo. Ecco, salendo temevo di essermi infilato in una trappola per miliardari annoiati dalla quale sarei uscito privo delle mie mutande (e per altro non avrebbero fatto un grande affare a prendere le mie mutande come pagamento). Ho iniziato a immaginarmi che quello probabilmente era una specie di club su materiale rotabile, dove il Signor Sony e il nipote del Signor Nintendo, quando non hanno nelle immediate vicinanze vergini sul cui corpo mangiare sushi, vanno per passar piacevolmente una giornata.

Tutto pulito, ma non quel pulito che guardi e pensi che uno sia passato a pulire. No, quel tipo di pulito che guardi e pensi che quella roba lì è appena stata montata ed è uscita dalla fabbrica venti minuti prima. Schermo al plasma con tutte delle cose dentro che appaiono, segnaletica luminosa poliglotta, sedili che ricordano, in quanto comodità quelli del Cinema President dei giorni migliori (che oggi, cari i miei giovini, non c’è più). Per non parlare delle decorazioni dei sedili, avete presente i troni su cui i vari Luigi(numeri a caso) di Francia sedevano? Ecco, una roba del genere, decorazioni barocche e floreali che intimidirebbero qualsiasi essere umano appartenente alla gleba urbana o al contado, tanto che stavo per inginocchiarmi e giurare fedeltà al primo che ho visto seduto su uno dei troni presenti nel tram.

Il pavimento, senza le ombre degli sputi e dei chewing gum che siamo abituati a vedere sui pavimenti dei tram italiani, era in un parquet che non ho capito se era davvero parquet. Ma si sa, per il contado e la gleba urbana un parquet è pur sempre un parquet, intimidisce quanto un trono. Stavo per giurare eterna lealtà anche al parquet. Il sistema di pagamento invece, ho scoperto con mio grosso sollievo, era lo stesso della metropolitana. Sali dalla porta davanti, al fianco del guidatore c’è la macchinetta che legge le tessere o nella quale lanci monete e banconote (e che ti dà sempre il resto preciso anche se ci butti dentro diecimila yen) e fai quello che devi. Alla fine sono sceso in un posto a caso che in realtà era un posto dove volevo andare a fare un giro, famoso per le mutande rosse, ma poi ne parlerò in un altro post delle mutande rosse. E no, quel signore che si tiene il naso nella foto qui sopra non lo sta facendo perché in seguito alla forte emozione mi sono lasciato andare.

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3 Comments

  1. .mau. says:

    un tram a Tokyo per me è più straniante di un tram a Los Angeles :-)

  2. mattia says:

    bravo, sempre a spasso tu, ne?

  3. Disma says:

    era festa, la festa del verde… sa il cazzo cos’è

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