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Il dito e la saliva

Oggi in treno c’era uno che ogni tanto pucciava il dito in bocca, sulla lingua o tra la lingua e il palato. In ogni caso lo scopo era quello di inumidirlo. I treni giapponesi alla mattina sono molto affollati, lui continuava a pucciare il dito e ad inumidirlo, con la saliva, nella bocca. Poi dopo disegnava dei cerchi nell’aria davanti alla faccia delle persone, mica che le toccava, disegnava solo cerchi in aria. Quando uno disegna cerchi in aria io sono dell’idea che non ci sia nulla da eccepire, nemmeno se lo fa in una metropolitana affollata come è la metro giapponese alle otto di mattina. Di più, mi ha ricordato me da giovane quando durante l’interrail appendevo le mie calze bianche (io indosso solo tubolari bianchi da tennis e d’estate tubolari bianchi corti da tennis) diventate nere per lo sporco, all’interno del vagone. Era perfetto, nessuno che entrasse a dare fastidio e io e i miei due compari potevamo dormire. Mica per cattiveria, è che non avevamo i soldi per prendere delle stanze, quindi si alternavano espedienti a marciapiedi e giardini. Questa mattina con il suo gesto, nel giro di tre fermate, mi è tornato tutto in mente distintamente, ogni dettaglio delle tecniche usate, del come, del dove e del perché. E lui, intanto, continuava a disegnare cerchi di saliva nell’aria. Ma cerchi netti, mica cerchi che estraeva il dito dalla bocca e c’era il filo di saliva. Un estrazione perfetta, senza sbiascichi. Pulita, chirurgica. Estrae, disegna, intinge e di nuovo estrae. Poesia pura. Lo schifo tra i vicini di vagone era facilmente palpabile mentre io lo comprendevo, lo capivo e lo ammiravo. Poi dopo, prima di scendere, l’ho visto bene in faccia e mi sa che non era tutto a posto. E niente, allora poi mi sono fatto due conti sul mio passato.

PS poi c’era una bambina di fianco a me che credo stesse per perire per soffocamento e la trovate sul mio flickr

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One Comment

  1. mattia says:

    A me capita molto spesso di gesticolare quando solo al lavoro. Tipo che sono lì a fare una cosa in cui devo pensare e cercare di capire qualche fenomeno, e magari devo andare in mensa oppure in un’altra stanza. E mentre cammino per i corridoi o nel campus gesticolo con le mani. Disegno nell’aria lo schema di quello che sto pensando.
    Ma la gente non mi guarda male.
    Cioè, gli altri non lo fanno, però capiscono che io sto pensando a una cosa di lavoro e mica mi prendono per matto.
    Però non inumidisco il dito, quello no.

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