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[Post di servizio] La metropolitana a Tokyo

Intanto ci sono tante linee, tipo dodici o quindici. Non mi ricordo esattamente. Poi oltre alla metropolitana ci sono un botto di linee ferroviarie private e pubbliche, che ai fini dell’utenza non cambia una sega. Tra le linee ferroviarie e la metropolitana l’unica differenza è che le une sono sottoterra e sembrano metropolitane e le altre sono sopraterra e sembrano treni. Poi c’è n’è un paio che sono entrambe le cose, tipo fino a un certo punto treno e poi diventano metropolitana e cambiano anche nome. Ad ogni modo ti portano pressoché ovunque. Il prezzo è alto, arrivi a spendere anche quattro euro per una corsa. Pure di più. Il servizio è quanto di più ineccepibile uno possa immaginare. Primo, ad ogni stazione ci sono dei cessi dove fare le tue cose, gratis. Nella maggior parte dei casi sono cessi puliti. Secondo ad ogni stazione ci sono fontanelle per bere. Terzo, è pieno di vending machine e di negozi in tutte le stazioni. Le stazioni sono il fulcro della vita metropolitana, più ti avvicini ad una stazione più ci sono negozi, agenzie immobiliari, ristoranti e quant’altro. In Giappone nelle stazioni non ci sono lazzaroni e perdigiorno né gente che ti fa il gioco delle tre carte o che ti chiede cento yen perché deve fare benza allo scooter per correre in ospedale dalla mamma che sta morendo e ha finito i soldi. E che poi magari usa quei soldi lì per fare la droga. No, in Giappone in stazione queste cose non ci sono. Le stazioni più importanti grosso modo sembrano aereoporti. Questa ad esempio è una fermata della metro.

Ad ogni fermata ci sono mappe, cartellonistica in quantità e all’incirca tra le quattro e le venti uscite. Ogni uscita è contraddistinta da un numero o da una lettera e i vari tabelloni indicano quali luoghi importanti (vie, banche, parchi, musei, department store ecc…) sono associati alle varie uscite. Una volta individuata l’uscita giusta basta seguire le frecce. Se vi doveste perdere c’ parecchio personale di servizio, l’inglese non è il massimo ma si capisce. Con le indicazioni che ci sono, comunque, non si può perdere nessuno. Ad ogni fermata ci sono tracciati per i non vedenti e ascensori per i disabili. Dico ogni ma non è che le ho controllate tutte, quelle che ho visto in tipo dieci anni di giri a Tokyo sono tutte così. Nei vagoni ci sono schermi che trasmettono informazioni del tipo quanti minuti manca alle varie fermate, qual è la prossima, che linee incroci, che ritardi ci sono sulle altre linee ed eventuali motivi dei ritardi (anche in inglese). Più tutta una serie di cose a metà tra cartoni animati, pubblicità e quiz. Tipo che ieri ce n’era uno di matematica, per bimbi, sulle addizioni. Le scale mobili spesso entrano direttamente negli edifici, in quelli importanti. Per dire, la fermata di Korakuen ha le scale mobili della metropolitana che entrano nel palazzo comunale, come a Ginza, se non ricordo male, la metro entra direttamente dentro al palazzo della Sony e più o meno in tutti i Depaato (Department Store) situati nei gangli vitali della città.

In alcune stazioni, subito fuori, ci sono aree fumatori, a Shibuya per esempio è delimitata da una sorta di gabbia di vetro.

Sulle banchine ci sono tabelloni che indicano, per ogni fermata della linea, cosa c’è in corrispondenza dei vari vagoni. Per esempio, se prendi la Ginza Line a Omotesando e devi scendere a Nihonbashi per prendere l’Asakusa Line, puoi guardare sul tabellone in che vagone ti conviene salire (sono numerati) per essere più vicino all’Asakusa Line quando arrivi alla fermata di Nihonbashi. Questi tabelloni indicano le coincidenze, dove sono gli ascensori, le scale mobili e via dicendo. In poche parole mentre aspetti scegli il vagone corretto e quando scendi sei nel posto più comodo per dove devi andare. Per salire sui treni e sulle metro si forma una fila in posti designati dove si apriranno le porte. Le porte si aprono sempre o quasi, dove si devono aprire. Per terra ci sono delle indicazioni sul dove posizionarsi in coda e lì si aprono le porte quando arriva il treno, poi si sale rispettando la coda. Non superatela che siete dei cafoni se lo fate. A me la prima volta che sono venuto in Giappone è capitato di farlo e una signora, in modo garbato, ha cercato di spiegarmi come funzionava a gesti. Non ho capito un cazzo. Poi l’ho capito in un secondo tempo.

I biglietti non si comprano in edicola, né dal tabaccaio. Li vendono le macchinette. No, non preoccupatevi, non dovete avere le monete in tasca. Con una banconata da 10.000 yen, grosso modo cento euro, puoi acquistare alla macchinetta un biglietto da 160 yen, un euro e mezzo. E ti dà il resto. All’inizio me la menavo, le prime due o tre volte. Poi ho capito che non funziona come da noi che magari il resto te lo dà e magari no, qui il resto te lo dà. E il fatto di poter comprare un biglietto da un euro e mezzo con cento euro, la prima volta che l’ho fatto, mi ha lasciato a bocca spalancata. Esistono delle tessere: Suica e Pasmo (sostanzialmente sono la stessa cosa, solo che un tempo la Suica funzionava su una rete e la Pasmo su un’altra, adesso sono uguali, solo che la Suica vale anche in altre città se non ho capito male) (con queste tessere puoi anche acquistare bibite alle vending machine o pagare in certi conbini – convinience store). Dicevo, esistono tessere che carichi e poi le usi avvicinandole al sensore del tornello. Sono veloci, non c’è niente da dire, non devi rallentare il ritmo di camminata quando passi al tornello, legge in tempo reale la tessera e tu cammini senza rallentare, passi dentro e via. Ovviamente ci sono anche i biglietti, acquistabili alle medesime macchinette (per lo più anche in inglese). I biglietti li infili dentro, scorrono in un meccanismo che li timbra e li recuperi, il tutto senza rallentare il passo. La coda al tornello è molto veloce. I cosini che vedete nella foto sopra. Sono dei porta biglietti, tipo che infili dentro il biglietto o i biglietti per non stropicciarli.

Chi mi segue su Flickr o su Tokyobigpicture sa che ogni tanto posto foto di gente che dorme. Qui e’ molto diffusa la pennica in treno o in metropolitana. Uno: perché in alcuni casi i viaggi sono lunghi; due: perché c’è un bel caldino (anzi pure troppo) d’inverno e fresco (pure troppo) d’estate. Sulle linee più sgarrupate, d’estate, ci sono dei ventilatori appesi al soffitto. La gente dorme spesso col cellulare in mano o la borsa appoggiata sul poggia borse. Sopra i posti a sedere ci sono degli scomparti dove appoggiare borse e ammennicoli vari. Diciamo che per uno come me che sul Freccia Rossa Milano Roma non chiude occhio per paura che gli ciulino i bagagli, qui non c’è molto posto. Al McDonalds per esempio capita che si lasci la borsa ad un tavolo (come oggetto segnaposto) e poi si vada al banco a ordinare. Sì, con la borsa alle spalle priva di protezione. No, io non lo farò mai. In treno/metropolitana il telefono va tenuto silenziato, senza suoneria e non si può usare anche se c’è campo. Non si può usare per parlare, per scrivere e altro sì. Se parli ti guardano come un cane bagnato, mi è capitato ieri che c’era l’agente immobiliare cicciottello che mi ha telefonato mentre ero in treno. Alcune carrozze, in determinati orari, sono riservate solo alle donne. Quindi se vedete una carrozza piena di donne c’è un motivo, non è un caso. La cosa nasce dal fatto che ci sono pure parecchi “maniaci”, chikan, ossia quelli che toccano il culo o fanno l’appoggio. Poi ci sono pure quelli che fanno le foto sotto le gonne, ma è un altro paio di maniche (in Giappone i cellulari hanno la suoneria quando fai la foto, così non puoi fare cose di nascosto – anche se in realtà con lo smartphone fai il cazzo che vuoi). Ultima cosa, da queste parti non ci si prepara per scendere alla fermata, se si è seduti, non ci si alza alla fermata prima, come accade a Milano, per piazzarsi davanti alle porte, ci si alza, pure col treno pieno, quando le porte della fermata cui si deve scendere si stanno aprendo. E la roba assurda è che funziona. Io sono sempre lì in paranoia, ma alla fine riesco a scendere anche se mi alzo all’ultimo istante. Due parole utili in metropolitana: Tsughi è ‘prossima’ Mamonaku ‘tra poco’ ‘presto’.

Update col commento di Dario che aggiunge un particolare importante “Aggiungo solo che se non hai le tessere e sbagli a prendere il biglietto (per me non così banale), puoi pagare la differenza all’arrivo, senza alcun sovrapprezzo.” [in pratica il tornello ti dice che devi cacciare altri soldi, ti giri e c’è una macchinetta nella quale infili il biglietto o la tessera + i soldi che mancano e ti da un nuovo biglietto o la tessera carica al punto giusto]

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9 Comments

  1. Iole says:

    Cazzo come mi manca. Ci sono stato solo una settimana ma, cazzo, come mi manca.

  2. Disma says:

    la prima settimana stai con la bocca spalancata, vero?

  3. dario says:

    Aggiungo solo che se non hai le tessere e sbagli a prendere il biglietto (per me non così banale), puoi pagare la differenza all’arrivo, senza alcun sovrapprezzo.

  4. Disma says:

    giusto, vero, mi ero dimenticato questa roba qui che è importante, faccio un copiaincolla nel post

  5. bunnyzone says:

    l’infografica pubblica di tokyo è qualcosa di spettacolare, non puoi perderti anche se non parli una parola di giapponese, ma in generale sono geniali a spiegare le cose, guarda questo cartello che ho fotografato in un cesso pubblico qualche anno fa:

    http://www.flickr.com/photos/bunnyzone/3952959732/in/set-72157622433145886

    oppure perchè non dare da mangiare ai piccioni nei parchi
    http://www.flickr.com/photos/bunnyzone/3952178281/in/set-72157622433145886

  6. Disma says:

    ahahah, si, l’immagine qui ha davvero una grossa rilevanza, c’è una quantità di colore e di immagini da far spavento

  7. mattia says:

    Sarà che io sono rintronato, ma ho sempre avuto problemi seri a capire il prezzo del biglietto a Tokyo. In alcune stazioni le mappe sono solo in kanji e se non sai come si scrive la tua fermata sei fottuto. QUindi finiva sempre che compravo il biglietto di costo minore e integravo alla fine.

    Comunque mi stupisce che tu non ti sia ribellato alla discriminazione del vagone solo per le donne. Altroché!

  8. Disma says:

    Mi metto la gonna e parlo in falsetto

  9. mattia says:

    Pagherei per vedere la scena. Non molto, ma pagherei.

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