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tecnologie

Evernote

Non ci sono cazzi, è proprio una figata questo programmino per sistemare appunti e via dicendo. Lo sto usando per ordinare gli appunti di studio e tra il fatto che li puoi linkare gli uni con gli altri e li puoi taggare, è proprio comodo. All’inizio volevo fare di più, inserirci tracce vocali, dato che si può, con la pronuncia di parole, frasi ecc. Poi mi sono detto che era solo una roba che facevo perché divertente, non perché produttiva. Ok, volevo mettere anche delle figure tipo sui libri di grammatica, dato che si possono pure mettere immagini nelle note, ma pure questo l’avrei fatto come roba fine a se stessa. Poi dentro ci sono tutte un sacco di cose carine tipo l’organizzazione in taccuini, la possibilità di inserire il segno di spunta di fianco alle cose fatte, colori, allineamenti e via dicendo. L’unica cosa che per ora mi sembra mancare, ma magari sono io che non ho capito come si fa, è un bel drag and drop per spostare i titoli delle note nella colonna a sinistra della pagina su cui si scrive, tipo che io volevo metterli in un ordine diverso da quello cronologico ma non si può cliccare e spostare, magari poi c’è un altro sistema che non ho capito, nel caso ditemelo. Evernote, bollino verde di Disma.biz. E no, non mi hanno dato dei soldi. Ah, ovviamente tutto quanto è in cloud sincronizzato tra pc, smartphone, tablet e sa il cazzo, quindi le note sono tutte presenti su ogni device ovviamente! C’è la formula premium, per ora io mi accontento di quella free. Ora torno a sistemare i miei appunti, passo più tempo a sistemare gli appunti che a studiare, ma poi quando saranno sistemati tutti ben bene, ecco, studiare sarà come bere un bicchiere d’acqua.

Instagram per Android

Instagram per Android ha esordito in questi giorni, forse oggi. Lo dico perché tipo quattro giorni fa avevo cercato l’app nel market di Android e non esisteva e oggi invece c’era. La prima considerazione che mi viene è che è una roba divertente, uno perché il formato polaroid, quadrato, è bello. Due perché gli effetti sono carini. Tre perché è supportata da una piattaforma di condivisione. Gli aspetti negativi sono 1) che non comunica con flickr, mi rendo conto che sono piattaforme ‘concorrenti’, ma anche che non lo sono davvero, nel senso che Flickr è per foto vere, Instagram è per foto giocattolo modificate secondo canoni standard su cui non puoi agire minimamente 2) La piattaforma non ha una ‘homepage’ tipo Tumblr diciamo, nella quale scovare un flusso di roba, cioé, non è che mi posso mettere a girare a caso come su flickr o su tumblr nelle varie pagine delle persone e vedere cosa mi piace, mi sembra molto limitata come roba, non c’è nemmeno una pagina personale con tutti i propri scatti in fila uno dopo l’altro, tipo che almeno per condividere il link della propria pagina sarebbe comodo 3) crasha abbastanza, carica foto che sul cellulare le vedi a posto e poi ti escono fuori con pezzi neri 4) in Giappone l’app di flickr cancella il suono dello scatto (in giappone i cellulari hanno tutti un suono quando fai una foto per un motivo di cui ho parlato in c04st2c04st) quella di Instagram passa attraverso la camera nativa del cell e non lo cancella il suono, quindi le foto sgamate non le puoi fare. Ecco, mi sono tirato addosso un bicchiere pieno di shochu mentre scrivevo, quindi la chiudo qui. Comunque io non ci ho capito un cazzo di Instagram, se ci sono cose da sapere spiegatemi.

Google map in 8 bit

Fottuti geni di Google. Hanno messo su la possibilità di vedere la mappa in 8 bit. Ovviamente nel più classico stile dei videogames ci sono omini, punti di riferimento vari e anche i mostri!

Codici a barre

Non la trasmissione che faceva quello con cui faccio la cosa scritta a cazzo. I codici a barre veri dico, pare che qui in alcuni supermercati siano stati superati, per lo meno in via sperimentale, da uno scanner che riconosce gli oggetti e li collega al relativo prezzo. In particolare credo venga utilizzato per la frutta, che come sanno i più, esce fuori dall’albero senza codice a barre. Al contrario del salame che esce fuori dal maiale col codice a barre.

Che e’

Lo sharing via bar code?!

Uscire a giocare con gli amici

Io quando uscivo a giocare con gli amici, che poi di amico da piccolo ne avevo uno solo quindi dovrei usare il singolare, dicevo, quando uscivo a giocare con gli amici andavamo al parchetto che c’è dietro via Foppa. Ci sono passato di recente, i due alberi che ci facevano da pali della porta adesso sono inutilizzabili, ci hanno piantato in mezzo una panchina. Giocavamo ai rigori e alle punizioni, che in due mica puoi fare tanto di più, pure a undici non potevamo giocare. Qui c’è un concetto tutto diverso di uscire a giocare con gli amici, qua e la per la città, soprattutto nei McDonlads, Mr Donuts, Starbucks (meno che il target è più adulto), ci sono gruppetti di ragazzi, giovani e meno giovani, che stanno gli uni di fianco agli altri, senza parlare, ognuno con la sua playstation portatile in mano. L’idea che mi sono fatto è che giochino in rete, probabilmente giocando in rete hai delle soluzioni in più che in single player ed è pure più divertente. Ad Akihabara ad esempio, fuori dal grande magazzino dell’elettronica Yodobashi Camera, ci sono sempre svariate decine di persone, tra i 10 e i 50 anni, ognuno con la sua play in mano. Credo sia una sorta di luogo fisso di ritrovo per chi vuole giocare in rete a qualche mmorpg (piazzo qui sotto la foto). E niente, devo dire che a me questa roba qui piace da matti. Se questa cosa qui ci fosse stata quando ero piccolo, che potevi essere amico dei bambini senza doverci parlare e senza doverli ascoltare, probabilmente avrei avuto anche più di un amico.

In Comune

Oggi sono andato in Comune a fare l’anagrafica per poter avere assistenza sanitaria, cellulare e tutte cose. Quello in foto è il Comune, mica di Tokyo ma di uno delle 23 amministrazioni particolari che compongono la città, cioé, per capirci, non è il palazzo comunale di tutta Tokyo. Ho provato a cercare similitudini con gli uffici di via Larga a Milano ma ho fatto fatica. I bagni erano più puliti del pavimento di casa di mia nonna, e mia nonna era una che ti faceva mettere le pattine all’ingresso. In compenso in un negozio della Docomo, che è il corrispettivo di Tim, ho passato all’incirca due ore e mezza che a un certo punto stavo per tirare una testata alla signorina per la di lei lentezza. Alla fine delle pratiche per l’ottenimento del telefono mi chiama per vedere se funziona. Per chiamare usano un cordless dell’83. Tutte, mica solo quella che chiamava me. Mentre facevo le pratiche vedevo che le varie impiegate di tanto in tanto estraevano un cordless lungo trenta centimetri e largo diciotto e chiamavano, mi chiedevo che diavolo fosse. Poi l’ho capito. Sembra uno di quei telefoni che avevano gli sboroni a fine anni ’80 in macchina, quello che quando andavi in giro avevi uno zaino di sei kg. Dice che poi se voglio me lo sbloccano con una ventina di euro per usarlo con altre compagnie. Quando la tizia mi ha chiamato per vedere se funzionava il cellulare ho risposto, lei ha detto mushi mushi, io le ho risposto suka. Ella mi ha sorriso, ho ricambiato e ho ripetuto, suka.
La cosa figa è che ho potuto decidere gli ultimi quattro numeri pagando un supplemento di tre euro. Non devono essere sequenziali. Chi indovina quali sono vince la mia grandissima stima.
Ah, la foto che metto qua sotto secondo voi dove l’ho fatta?