Disma Rotating Header Image

I finti storpi che fanno l’elemosina

storpifalsi
[Immagine|Corriere.it]

Tutta questa polemica sui finti storpi che fanno l’elemosina è una cosa che io proprio non la capisco. Se mi dici che sono sfruttati da dei tizi che controllano il racket dell’elemosina, lo capisco. Se mi dici che sono obbligati a fare una cosa che non vogliono fare, lo capisco. Ma se mi dici che sono degli imbroglioni, lo capisco già meno. Poi, le didascalie “falsi invalidi”, quelle non solo non le capisco, ma sono proprio sbagliate. I falsi invalidi sono quelli che percepiscono pensioni fingendosi invalidi, questi qua che fanno l’elemosina non percepiscono pensioni, ma, per l’appunto, elemosina. Due cose completamente differenti, nemmeno lo stesso campo di gioco [cit.]. Quindi, la questione “falsi invalidi”, non la discuto nemmeno, completamente priva di senso. Che siano degli imbroglioni, non c’è dubbio, ma l’imbroglio, o meglio, il dare una falsa percezione di sé, non è forse al centro della vita quotidiana di qualsiasi lavoratore o di qualsiasi persona alla ricerca di un impiego? E se il fare l’elemosina è il loro impiego, non sono forse equiparabili a uno che sul curriculum scrive che parla l’inglese fluente e poi non sa che cazzo è un genitivo sassone?
Io di gente che fa finta di essere ciò che non è ne vedo quotidianamente in ogni ambito, gente che fa l’ufficio stampa senza avere la minima idea di ciò di cui parla, giornalisti improvvisati che scrivono lo stesso concetto sei volte per riempire i millecinquecento caratteri che devono mettere bianco su nero, gente che forza la mano sulle sue competenze e grazie a piccoli imbrogli ottiene lavori che non avrebbe mai ottenuto. E questi sono gli stessi che poi si scandalizzano se una fa finta di avere dei problemi posturali per tirare su una ventina di euro in più. Che poi, diciamocelo, a meno che non sei proprio uno sprovveduto lo capisci pure te che sta facendo finta. Così come capisci che hai davanti un babbeo che non sa fare il suo lavoro, quando te ne ritrovi davanti uno, in qualsiasi ambito lavorativo. Di più, nella vita quotidiana quanti fingono per trarre vantaggi, anche non economici, quante palle vengono raccontate ogni giorno da miliardi di persone, che differenza c’è tra queste menzogne e quelle raccontate da chi fa elemosina? Non dico che questi qua non sbagliano, dico che però lo fanno in molti, seppur in modo meno evidente. Quindi, dite pure che sono degli imbroglioni, a nessuno piacciono, a me per primo, li odio gli imbroglioni, ma odio ancora di più gli ipocriti [questo è un artificio retorico, in realtà mi stanno sulle palle entrambi allo stesso modo]. Giusto per essere chiaro, a prova di scemo, non approvo chi sfrutta le debolezze umane per trarre un vantaggio, ma sappiamo bene che i primi a sfruttare le debolezze umane per trarre vantaggi sono, per esempio, i pubblicitari. C’è molta differenza tra una che fa finta di essere zoppa e una multinazionale che dice che la sua acqua zuccherata porta armonia tra i popoli? Però l’acqua zuccherata la comprate, o al limite vi bevete un cocktail che la contiene. La zoppa invece no, desta scandalo. L’acqua zuccherata provoca obesità tra i bimbi, la finta zoppa al limite ti fa girare le palle. La prossima volta che giudicate uno che fa finta di essere gobbo per tirare su venti euro, pensate al curriculum che avete scritto prima di essere assunti. Il curriculum che vi porta tredici o quattordici mensilità, ferie pagate e malattia. Inglese: Fluente; Italiano: Madrelingua; Francese: Scolastico; buone capacita con pacchetto Office. Però non mi fingo gobbo.

Il discorso di capodanno di Disma.biz

dismacanzone

Non ero mica sicuro che fosse il giorno, l’anno, il periodo giusto per farlo. Ma forse sì. Mi sono convinto che ormai i tempi sono maturi per dire e non dire, per fare e disfare, com’è e come non è. Siamo alla fine di un epoca, e credo sia giusto condividere questa convinzione. È un passaggio epocale quello che stiamo vivendo e il 2014 finisce con un inizio che potrebbe dare adito a grossi cambiamenti. Su scala globale e su scale locale. Dicevo, negli ultimi giorni sto immaginando la storia vista da lontano, come una storia che non conosco e che osservo raccontata da qualcuno che neppure lui la conosce. Un po’ come accade di solito, con la storia. Gente che non la conosce che la racconta a gente che non la conosce, solo che pensiamo che quelli che la raccontano la conoscano. Ecco, dicevo, la storia è quella del mondo, che di solito è divisa in preistoria, storia antica, medioevo, età moderna, contemporanea e sto cazzo. A grandi linee, mica preciso, ché io non sono tra quelli che non la conoscono e sembra che la conoscono a menadito. Ora, secondo me, siamo in un punto che ci sembra tutto chiaro, molto chiaro. Tra pochi anni, cinquanta, forse cento, tutto ciò che ci è chiaro sarà bazzecola. Di più, pinzellacchera. Come diceva Totò prima, e gli altoparlanti delle spiagge di Bellaria poi, reclamizzando un negozio locale di piadine. Dicevo, tutto ciò che sembra chiaro, non lo sarà più. La scansione storica che conosciamo e che ci dà quella tiepida sicurezza in cui ci crogioliamo, presto sarà solo un ricordo. Tra poco, dovremo fare i conti con l’uomo che se ne va da qua. Che va da qualche altra parte. Anzi, già lo ha fatto e non ce ne rendiamo conto. Noi, uomini, viviamo su una stazione spaziale. L’uomo, è ufficiale, non vive più solo sulla terra. Vive nello spazio. Lo studia e tra breve, breve tipo cento anni, cifra a caso, potrà vivere su terra ferma altrove. Ma il punto non è questo, il punto è che la storia verrà rivista. Non ci saranno più epoche classificate a caso, determinate da re beoni che con i loro clan famigliari conquistano continenti dove vivono venti persone. Re Braccobaldo detto Lo Sfila Sfinteri, famoso per aver tenuto in scacco l’impero romano sfilando sfinteri a mille soldati, non avrà più posto nella storia, perché la storia, finalmente, sarà suddivisa meglio. In due pezzi. Terra e non Terra. Fine. I romani e il colonialismo saranno un unico periodo: Terra. Al limite due periodi. Terra 1 e Terra 2. E finalmente Luigi XVI ce lo leveremo dalle palle. Così come la Pomerania e tutti i feudi tedeschi dove non è successo un cazzo per trecento anni, ma che ce li dobbiamo ricordare perché votavano l’imperatore. Che pure lui, se era vivo oggi, il peggiore degli sfigati lo smutandava. Eh. Dunque Terra 1 è preistoria, cose antiche, roma e medioevo, medioevo e scoperte, industrie e internet. Poi si va fuori dalla terra ed è Terra 2. Quello che credo è che presto internet sarà parte di programma di studi con Terra 1. Voglio dire, stiamo vivendo nello spazio e stiamo lavorando per vivere più lontano, sempre nello spazio. Pare che però ce ne accorgiamo solo per parlare del fatto che gli astronauti bevono la piscia. Nessuno racconta che questo momento, oggi, qui, adesso, è un momento di passaggio epocale. Dall’ieri, all’oggi, al domani. E internet, se ci pensate, con dei fili che collegano i continenti passando sotto il mare, è proprio una roba di ieri.
Buon anno.

Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, a Maramao

samantha cristoforetti

Devo dirlo, non mi emoziono mai per le interviste, o meglio molto raramente, solo se devo chiacchierare con personaggi che ammiro particolarmente e non è che ce ne siano molti.

Per Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, c’è grande emozione. Tutte le volte che penso a una persona che si infila una tuta spaziale e va là dove [quasi] nessun uomo è mai giunto prima, io mi sciolgo.
Penso all’eccellenza che sta dietro a quella cosa lì, allo studio che c’è voluto per costruire la ISS, alla volontà di ferro di chi ha passato anni a studiare e ad addestrarsi per arrivare a viaggiare nello spazio e a lavorare sulla Stazione Spaziale Internazionale, vero avamposto dell’umanità.

Unico luogo esente da dogane e frontiere che sa unire simbolicamente e non solo, il pianeta intero e dargli una prospettiva che va al di là della nostra Terra.

Mi emoziono a pensare a quella persona che dopo anni di sacrifici ha saputo conquistare un posto lassù, dove l’uomo per quasi tutta la sua esistenza non ha nemmeno mai pensato di poter arrivare. Oggi ci arriva e compie il primo passo verso un viaggio sempre più lungo, che ci porterà sempre più lontano.

L’idea di entrare in contatto con qualcuno che quel passo lo sta per compiere o lo ha compiuto, mi riempie di emozione. Un passo che per l’umanità è il primo approccio ad un viaggio nel nostro futuro. Per questo sono felice ed orgoglioso di poter chiacchierare in onda con Samantha Cristoforetti.

Giovedì 9 ottobre, alle ore 11, la potrete ascoltare a Maramao intervistata dal sottoscritto e da Alessandro Diegoli. A seguire, ogni due settimane, racconteremo la missione Futura attraverso la voce di tanti altri professionisti coinvolti nella missione dell’Agenzia Spaziale Europea.

Maramao: La community

maramao_avatar

La community di Maramao sta prendendo forma e la trovate qui, su G+. Chi si iscrive può anche partecipare alla conquista di achievement, messi in palio di tanto in tanto dai gestori della community, che poi siamo io e Al1. Il prossimo achievement è quello per il 100 iscritto.

Maramao

maramao_logo

Domani io e l’Alone partiamo con questa cosa nuova che parla di cibo e di expo. Si chiama Maramao e dura 50 minuti. Tutti i giorni. Tranne uno. E tranne il week end. In pratica quattro giorni alla settimana. Praticamente metà settimana. Più 0.5. Ore 10.40/11.30. Ma accendete la radio un po’ prima che non si sa mai.

E alla fine non ne rimase nessuno

lobby-card-promozionale-del-film-dieci-piccoli-indiani-1945-150995

Già, dopo quaranta minuti di noiosissimo lavoro non ne rimane più nessuno, di quei dodicimilaeduecentotrentasei rompicoglioni di bot che si erano registrati al mio blog in, boh, quattro anni? Cinque? Non mi ricordo da quanti anni ci sono. Li ho spazzati via tutti. Loro e il loro spam di merda. Morissero. Anche i bot muoiono, se lo possono fare gli androidi, che per altro sognano pure, lo possono fare anche i bot. Spero di non aver spazzato via qualche umano e i suoi commenti. Se così fosse riscriveteli uguali, è un ordine. Comunque ho messo l’odiatissimo captcha e ora possono solo sukare, i bot dico. Non so come suki un bot, spero bene.

Di veggenti e di macumbe

forconi

Un problema culturale dice. Sti cazzi, altro che problema culturale.
Viviamo in un paese dove il vicepresidente del senato sdogana le macumbe, e mentre lui parla di macumbe. Là fuori, nel paese reale [che è quasi sempre peggio del paese non reale, che poi che cazzo è il paese reale] ci sono persone che fanno i debiti per trovare sollievo dai maghi. Pagano migliaia di euro ai maghi, e quello là parla di macumbe. Signora mia, l’ha detto anche uno sul giornale, cosa vuole, io vado dal mago. Vanno dai maghi per farsi togliere le fatture, bevendo intrugli fatti di erba cipollina e bava di lumaca, fanno i debiti, poi cercano di riscattarsi al videopoker.
Problema culturale dice. Sti cazzi, altro che problema culturale.
Ah già, la veggente. È scomparsa ieri poverina, la veggente. Dice che aveva visto la madonna un sacco di volte. Poi al funerale c’erano venti sacerdoti e duemila persone e ne hanno parlato i giornali. Hanno riportato anche i virgolettati delle sue ultime parole, che io li vorrei vedere lì, che aspettano le ultime parole, come dei novelli Bob Woodward. Complimenti, buon lavoro, ottimi virgolettati. Ma no, le ultime parole le ha riportate il Don ai giornalisti, c’era lui lì. Magari hanno usato anche il termine “spirare”, non so, non ricordo. Ma è il nostro paese, dove si parla di veggenti e di ministri con macumbe. Poi la domenica tutti in chiesa, che tra un po’ c’è la domenica delle palme. O forse no, boh, comunque in chiesa ci dovete andare almeno una volta alla settimana, perché non si sa mai poi cosa succede. Problema culturale dice. Le macumbe, le veggenti.