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Maramao: La community

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La community di Maramao sta prendendo forma e la trovate qui, su G+. Chi si iscrive può anche partecipare alla conquista di achievement, messi in palio di tanto in tanto dai gestori della community, che poi siamo io e Al1. Il prossimo achievement è quello per il 100 iscritto.

Maramao

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Domani io e l’Alone partiamo con questa cosa nuova che parla di cibo e di expo. Si chiama Maramao e dura 50 minuti. Tutti i giorni. Tranne uno. E tranne il week end. In pratica quattro giorni alla settimana. Praticamente metà settimana. Più 0.5. Ore 10.40/11.30. Ma accendete la radio un po’ prima che non si sa mai.

E alla fine non ne rimase nessuno

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Già, dopo quaranta minuti di noiosissimo lavoro non ne rimane più nessuno, di quei dodicimilaeduecentotrentasei rompicoglioni di bot che si erano registrati al mio blog in, boh, quattro anni? Cinque? Non mi ricordo da quanti anni ci sono. Li ho spazzati via tutti. Loro e il loro spam di merda. Morissero. Anche i bot muoiono, se lo possono fare gli androidi, che per altro sognano pure, lo possono fare anche i bot. Spero di non aver spazzato via qualche umano e i suoi commenti. Se così fosse riscriveteli uguali, è un ordine. Comunque ho messo l’odiatissimo captcha e ora possono solo sukare, i bot dico. Non so come suki un bot, spero bene.

Di veggenti e di macumbe

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Un problema culturale dice. Sti cazzi, altro che problema culturale.
Viviamo in un paese dove il vicepresidente del senato sdogana le macumbe, e mentre lui parla di macumbe. Là fuori, nel paese reale [che è quasi sempre peggio del paese non reale, che poi che cazzo è il paese reale] ci sono persone che fanno i debiti per trovare sollievo dai maghi. Pagano migliaia di euro ai maghi, e quello là parla di macumbe. Signora mia, l’ha detto anche uno sul giornale, cosa vuole, io vado dal mago. Vanno dai maghi per farsi togliere le fatture, bevendo intrugli fatti di erba cipollina e bava di lumaca, fanno i debiti, poi cercano di riscattarsi al videopoker.
Problema culturale dice. Sti cazzi, altro che problema culturale.
Ah già, la veggente. È scomparsa ieri poverina, la veggente. Dice che aveva visto la madonna un sacco di volte. Poi al funerale c’erano venti sacerdoti e duemila persone e ne hanno parlato i giornali. Hanno riportato anche i virgolettati delle sue ultime parole, che io li vorrei vedere lì, che aspettano le ultime parole, come dei novelli Bob Woodward. Complimenti, buon lavoro, ottimi virgolettati. Ma no, le ultime parole le ha riportate il Don ai giornalisti, c’era lui lì. Magari hanno usato anche il termine “spirare”, non so, non ricordo. Ma è il nostro paese, dove si parla di veggenti e di ministri con macumbe. Poi la domenica tutti in chiesa, che tra un po’ c’è la domenica delle palme. O forse no, boh, comunque in chiesa ci dovete andare almeno una volta alla settimana, perché non si sa mai poi cosa succede. Problema culturale dice. Le macumbe, le veggenti.

Tororo Soba, piatto estivo giapponese

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[Fonte immagine in Creative Commons: https://www.flickr.com/photos/niigata-ryokou/]

Uno dei miei piatti preferiti made in Japan sono i Tororo Soba. Roba appiccicosa tipo i natto, roba che di solito non piace agli occidentali, a me invece la roba appiccicosa piace tutta. Meglio se puzza. Scrivo qui la ricetta, sennò ogni volta poi me la dimentico. Ricetta per 2 persone.
Tororo Soba. Tororo è la patata giapponese grattuggiata, è un’onomatopea del suono della grattuggia, è una patata di montagna, letteralmente Yama montagna Imo patata. È lunga e facilmente riconoscibile, ma tanto qui non si trova quindi vi beccate la patata cinese che si chiama Taro e fa più o meno lo stesso effetto, anche se è un po’ meno viscida e buona. La si trova negli alimentari cinesi. I Soba sono una pasta di grano saraceno che piace tanto ai giapponesi. Anche questi li trovate dai cinesi, oppure su internet. Anzi, ve lo dico già, trovate tutti gli ingredienti dai cinesi o su internet, così non mi ripeto più. Poi ci serve il sugo che si fa così: metti in un pentolino 100cc di acqua, due cucchiai e mezzo di salsa di soia, un cucchiaio di mirin [che è un liquido derivato dal riso più o meno alcolico] e due cucchiai di dashi [una roba a base di pesce, che ormai esiste praticamente solo in polvere]. Il dashi non è che devi mettere due cucchiai di polvere, no. Devi sciogliere un po’ di dashi in acqua e poi di questo composto metti 2 cucchiai. Qui vedi te, va un po’ a gusto, se lo vuoi più o meno saporito. Metti sul fuoco il pentolino con l’intruglio, fai bollire. Poi raffreddi, in frigo. Deve essere freddo, non ambiente. Bolli la pasta in acqua, i soba, ci siamo capiti. Non serve il sale. Mai mettere il sale con qualsiasi tipo di pasta giapponese. E pure la pasta è pronta, dopo tipo 6 minuti. La sciacqui sotto l’acqua fredda e la pulisci con le mani da una patina che si sviluppa in cottura. Pasta pronta. Sugo pronto. Manca la roba più noiosa. Grattugiare la patata. La sbucci, ti munisci di grattugia e ci dai dentro fino a che non l’hai grattugiata almeno a 3/4. Questa cosa qua l’ho messa per ultima, ma è meglio se la fai per prima.
Hai i tre elementi, quindi da qui in avanti ci puoi arrivare da solo. Ah, quel sugo lì che abbiamo fatto si chiama mentsuyu.
Ricapitolando:
per il sugo: 100cc di acqua, 2 cucchiai di dashi sciolto, 2 cucchiai e mezzo di soya, 1 cucchiaio di mirin
Condimento:
1 patata cinese o giapponese
e ovviamete soba. Con cucchiai intendo quelli grandi. Ah, se poi vuoi fare proprio una roba bella ci butti dentro un uovo crudo come ho fatto io qua sotto. La roba bianca intorno al tuorlo è la patata, non è che ho fatto l’uovo al tegame. Tieni conto che io ho messo il doppio del sugo perché sono un maiale, quindi se segui le regole sarà meno liquido.

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Gente che rompono i coglioni in luoghi pubblici

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Non dico quelli che lo fanno apposta eh! Perché se uno lo fa apposta è tutto un altro paio di maniche, al limite c’è anche dell’ammirazione se lo fa bene con intenti situazionisti e dirompentemente rivoluzionari. Dico gli altri rompicoglioni, quelli che lo fanno per ineducazione, ignoranza o mancanza di conoscenza del vivere comune. Quelli che quando sei sul treno giocano con il cellulare, che lo faccio anche io, anzi, non faccio altro che giocare con il cellulare durante ogni mio spostamento, seppur breve. In particolare gioco con i giochi dei Pokemon, una delle migliori serie di “asian rpg” della storia dei giochi di ruolo. Ottima storia, ottimi dialoghi, grande pregio nell’esecuzione. Per Android ci sono gli emulatori di Nintendo. Dicevo, quelle grandissime teste di cazzo che quando giocano in luoghi pubblici non tolgono il volume del gioco e te sei lì che ti fai i fatti tuoi e non riesci a farteli, a giocare a Pokemon, perché senti il suono di Angry Birds amplificato in tutto il vagone. Quelle grandissime teste di cazzo, non è che lo fanno per disturbare, peggio, è che proprio non c’è l’idea di rispetto dell’altro. La questione è che manco gli viene in mente che il suono del loro cazzo di Angry Bird potrebbe disturbare me che gioco con i Pokemon. Mi manda fuori tempo, mi rovina l’atmosfera. Faccio un attacco con Bulbasaur e mi sembra che sto lanciando un uccellino contro dei porci nazi. E no. Non va bene così. Tipo, se entri in una carrozza del treno e per tutto il tempo a intervalli regolari, a voce udibile da tutti, dici una roba tipo “PA PA PA PA PA PA PA” per vedere la reazione della gente, a me va bene. L’ho pure fatto. È una roba antropolo-sociologica. Ma rompere i coglioni col cazzo di Angry Bird col volume alzato no. Ma anche la suoneria del telefono. Ci sono quelli che ogni tre minuti ricevano una chiamata e il telefono inizia KACHAKACHAZZANNNZANNPARAPPAPPA con delle melodie di merda, ascoltate l’ultima volta in una discoteca alla periferia di Igoumenitsa nell’86. “Pronto?!?! MI SENTI?!?! SONO IN TRENO!! MA MARIA E GENNY CHE FANNO STA SERA?! ASPETTA TI RICHIAMO!!1!. Il tutto ripetuto fino alla morte.
E quelli con i bambini rompicoglioni che urlano e che a loro volta sono genitori rompicoglioni che urlano. “MAMMA POSSO BERE DA QUELLA BOTTIGLIA CHE HA LASCIATO IL SIGNORE!?!” “NO NON PUOI, BERE CAZZO!” “MAMMA HAI DETTO CAZZO” “BASTA EH! SE CONTINUI NON TI FACCIO VEDERE SPONGEBOB”. Senza rendersi conto che lei/lui urla e rompe il cazzo quanto il bambino.
Possibile che in Nord Europa, in Oriente, probabilmente in altri posti che non conosco, si riesca a convivere e a condividere gli spazi comuni senza rompere i coglioni alla gente e qui dobbiamo avere sta massa di rompicazzo? Togliete l’audio ai cellulari, anche in metropolitana, anche in autobus. Non urlate. Siate un po’ educati, civilizzati. E se proprio dovete portare dei bambini, insegnate loro come ci si comporta. Che palle. Imparate a fare i genitori. Imparate a essere persone civili che condividono spazi con loro simili, senza monopolizzare gli stessi a vostro uso e consumo.
Lo so, sono un vecchio rompicoglioni.

Piazza Castello e le proteste dei residenti

salamelle

Da corriere.it: “Basta salamelle e fumi puzzolenti. Niente sdraio e aperitivi sotto l’ombrellone per l’estate milanese. Frenata anche sui chioschi. Il Comune dopo le critiche e le proteste dei residenti ripensa l’area del Castello…Più qualità soprattutto durante la settimana, qualche intrattenimento popolare (bancarelle comprese) ammesso solo nei weekend.”

Bene, io lì ci sono stato, in piazza Castello, alle bancarelle. Il posto mi è parso una figata. Il motivo è semplice, il centro di Milano è zona morta, da anni, da sempre. A meno che tu non abbia parecchi soldi per andare in un ristorante strafigo dove la signora al tavolo di fianco indossa una costosa pelliccia di Wookie albino, non c’è nessun posto dove passare un po’ di tempo in compagnia. Ecco, questo evento qua delle bancarelle di piazza Castello mi ha fatto dire, “figo, finalmente intrattenimento popolare a prezzo moderato che vivacizza il centro di Milano, senza troppi cazzi di rassegne cinematografiche hipster o rievocazioni storiche padane”. Ho pensato “Minchia, finalmente, bravo Giulianone Pisapia”.

Poi però è successo qualcosa. Il comitato di residenti di piazza Castello, si avete capito bene, c’è gente che abita davvero in quei palazzi, si è lamentato. Troppo caos. Troppo disordine. Le bancarelle sono brutte da vedere. Non ci sono più le mezze stagioni. Sa signora mia, anche l’operaio vuole il figlio dottore.

Già, perché uno che abita davanti al Castello, a tre minuti a piedi dal Duomo, vuole godersi in pace una delle zone più belle di Milano. Siamo pazzi, tutta quella gente che viene sotto casa mia a mangiarsi una salamella e a godersi una serata all’aperto?! Facciamo che le bancarelle le mettiamo a Ponte Lambro? O in via Stephenson a Quarto Oggiaro? Così i signori sono più contenti, l’intrattenimento popolare lo spostiamo nei quartieri popolari e a lor signori lasciamo qualche installazione pensata con la Triennale, qualche festival hipster e una kermesse letteraria, anzichenò. Già, l’intrattenimento popolare in piazza Castello è troppo fastidioso. Sedersi con gli amici all’aperto per bere una birra in mezzo alle bellezze del centro di Milano, deve essere una cosa alla portata solo di chi lo fa dal suo terrazzo con affaccio sulla Torre del Filarete.

Noi altri fuori dal centro, nelle periferie o in qualche birreria sui navigli al limite. Che però anche lì i residenti si lamentano. Il centro è intoccabile.

Probabilmente vivono in dodici in piazza Castello, probabilmente tutti pesanti come un carico d’assi a briscola. Pesanti politicamente dico, ma pure in altri sensi mi sa. E quanto conta un comitato di residenti di periferia? Probabilmente è pesante come un due di spade, sempre a briscola. Avete mai visto assolte così in fretta le richieste di un comitato di quartiere? Io no.

La città è di tutti e le sue parti migliori devono essere alla portata di tutti, non solo di chi ci vive. Se vi piace la tranquillità e non volete feste sottocasa potete pure traslocare in viale Ungheria, per esempio, di sicuro lì il comune non ha mai organizzato alcun tipo di festa [purtroppo].

Volete fare eventi di “qualità”, fateli, perché però non affiancarci bancarelle e ristoranti di strada? Ah già, troppo popolare. Ché il termine popolare ci fa schifo, vero? Io in questi giorni intorno al Castello ho visto un sacco di facce sorridenti, ma soprattutto ho visto molti turisti che finalmente hanno trovato un posto dove rilassarsi, bere, magiare. Una roba che dovrebbe essere normale in centro, avere una zona popolare dove un turista possa sedersi a bere qualcosa. Per altro bancarelle con una buona scelta e una qualità non male, in mezzo ad un mare di bar con piatti surgelati e riscaldati al microonde. Siamo in Italia, dove gli interessi prevalgono sempre sul buon senso.