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Ho deciso di fare il dj, attendo ingaggi [aka Moby so cazzi tua]

edjing

Fare il dj è una roba che ho fatto di tanto in tanto. La prima volta che l’ho fatto è stata quindici anni fa al Binario Zero. Al piano di sopra, che credo fosse quello più sfigato. C’era un tavolo con della gente che festeggiava un compleanno, brutta gente. Gente che mi faceva richieste. Mai fare richieste al dj. Fatto sta che non mi fidavo di quelli lì e per di più non potevo allontanarmi per pisciare, avevo paura che mi inculassero i dischi. Per fortuna poi è passato un mio amico e sono andato a pisciare. Poi l’ho fatto qualche altra volta, ma mai spesso e mai con l’idea di farlo continuativamente. Ora mi è venuta un po’ la scimmia però. Tipo quando mi era venuta la scimmia del jogging, che poi non l’ho mai fatto, ma avevo comprato l’attrezzatura. Bene, ora che lo sto facendo con una continuità che non ho mai avuto prima, il dj non il jogging, e per continuità intendo una volta ogni quattro mesi, sto studiando tutte delle cose. E ciò che mi ha fatto venire la scimmia è la scoperta delle consolle virtuali per cellulare o iPad, che ricalcano esattamente le console reali, anzi sono meglio. Connetti il device al mixer e poi fai tutto dalla console virtuale. Non ti servono cdj, non devi portarti dietro una borsa di CD, non ti serve niente. Solo un device con dentro musica. Poi sulla console hai effetti, mixer, fader, scratch, pitch, cue, preascolto, tutto quanto quello che c’è sulle macchine fisiche lo porti in un cellulare. Sarà forse che tra le cose che più odio c’è andare in giro con le borse, sarà l’idea che mi ciulano i CD, sarà quel che sarà, ma con sta cosa della console virtuale che non ti porti dietro niente, mi è venuta voglia di fare il dj davvero. Quindi niente, ingaggiatemi per delle date. Mi raccomando, preparate un cavo minijack/RCA. Già… sono anche andato a vedere che cavi servono, che mica voglio fare figuracce con i fonici. Che poi, al di là delle app, per pc o Mac, ci sono dei programmi davvero fighi per il djing. Attendo ingaggi.

Il comico Moni Ovadia

il comico moni ovadia
Via | Corriere.it

Il comico Moni Ovaria

Il taglio del CNEL

cnel

Il CNEL. Ci scommetto che un botto di gente in ‘sti giorni si è detta “Che cazzo è il CNEL?”. Me lo sono detto anche io la prima volta che ne ho sentito parlare, o meglio la prima volta che io mi ricordi di averne sentito parlare, probabilmente ne avevo già letto studiando gli organi di rilievo costituzionale all’università, le poche volte che studiavo. Comunque, nel 2008 quando mi preparavo all’esame di giornalista ho trovato sul mitico Abruzzino, si chiama così se non ricordo male il testo di Franco Abruzzo che praticamente tutti usano per prepararsi all’esame, questo fantomatico CNEL.

CNEL, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, organo di rilievo costituzionale. E già, prima devi capire che cazzo sono gli organi di rilievo costituzionale. Ebbene, sono organi previsti dalla costituzione, ma non disciplinati da essa. Sono: Consiglio di Stato, Corte dei Conti, CSM, Consiglio Supremo della Difesa e CNEL. Insomma, a parte il coso della difesa, una sorta di Justice League presieduta da Napolitano, gli altri sono tutti organi molto conosciuti e di cui si parla quotidianamente sui giornali. Quindi dubbi e curiosità aumentano. Ti dici, “cazzo, ma se gli altri organi di pari livello sono tutti famosoni com’è che di questo non si parla mai? Piano piano lo capisci.

Intanto è un organo consultivo per governo, camere e regioni, ossia può dire “Secondo me…”, e finisce lì. Può poi proporre leggi, ma quello più o meno tutti possiamo farlo attraverso gli strumenti che ci dà la democrazia. Mica finisce qua. Il CNEL può esprimere pareri, ma solo se glieli chiedono. Non è che va alla Camera e dice “Secondo me dobbiamo fare bla bla bla”, è la Camera che lo deve chiamare il CNEL. Mica finisce qui, per quanto riguarda l’iniziativa legislative [copio e incollo da wiki] ha il potere di promuovere iniziative legislative nel campo della legislazione economica e sociale, con alcune eccezioni, come per le leggi tributarie, di bilancio o di natura costituzionale. L’iniziativa è parimenti esclusa per quelle leggi per le quali sia stato presentato un disegno di legge da parte del governo, o per le quali il governo, il parlamento o una regione abbia già chiesto il parere del CNEL.. Quindi ha un botto di limiti.

Da chi è composto?
Il Consiglio è composto da sessantaquattro consiglieri:

Dieci esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri;
Quarantotto rappresentanti delle categorie produttive, dei quali ventidue in rappresentanza del lavoro dipendente, di cui tre in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati, nove in rappresentanza del lavoro autonomo e diciassette in rappresentanza delle imprese:
Sei in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, dei quali, rispettivamente, tre designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e tre designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato.

In pratica o sei nominato da Napolitano oppure sei nominato da associazioni di categoria o sindacati [qui la legge].

Cos’hanno fatto in 57 anni di vita? [riporto dal sito ufficiale] Hanno espresso 96 pareri [1,7 all'anno]; 14 disegni di legge [0,24 all'anno], 90 relazioni [? su cosa boh] e altre cose tipo 20 protocolli e collaborazioni istituzionali, 350 testi di osservazioni e proposte, ecc… Qui l’elenco completo.

Nella sezione del sito dedicata ai documenti relativi ai “pareri”, l’ultimo presente è del 2009 e quello precedente del 2007. Tra i 14 disegni di legge 4 sono sul tema “statistiche di genere” e uno riguarda il CNEL stesso. Questa è l’agenda delle attività dell’organo.

I consiglieri prendono in media 25 mila euro lordi e spicci all’anno. I due vicepresidenti intorno ai 40k e il presidente 213k €. Sempre lordi.
Quindi, la domanda non è Renzi fa bene a tagliare il CNEL?, quanto Come mai non l’abbiano fatto prima.

Cazzo, ma è terribile

foody

Foody dico, è terribile. In versione peluche è addirittura peggio che in versione disegnata. Ma possibile che dei professionisti abbiano scelto questa mascotte per Expo, senza rendersi conto che è inguardabile? Cioé, è addirittura meglio la mascotte degli Isotopi di Springfield.

isotopes

Così la droga rovina i connotati

driga

Mi intrometto anche io nella grande campagna del Corriere.it “Così la droga rovina i connotati, prima e dopo“.

Eataly

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Se ci sono due robe che uno dice “Cazzo, certo che vale proprio la pena vivere”, sono il cibo e le birre. Al plurale, perché una non conta un cazzo. Dunque, se c’è un posto in cui sono concentrati cibo e le birre, per me tutto su. Nel senso bene che c’è. Benone. Poi se le robe sono buone, meglio ancora, anzi benonone. In Italia non siamo abituati al concetto di mangiare bene nei centri commerciali, ossia non siamo abituati a luoghi che contengono tanti ristoranti, tutti di qualità. Di solito là dove in un edificio c’è concentrazione di ristoranti, troviamo locali a tema di infimo livello, tipo Il Sombrero-Cucina Tex-Mex o RausRaus-Cucina bavarese. Sono arredati con l’utilizzo di robe tipo maracas nel primo caso e grossi wurstel al posto delle sedie nel secondo. Cibo pessimo e clientela in tuta che si lancia cose da un tavolo all’altro esultando per i gol del Milan. Qualora non siano in corso partite si svolgono tavole rotonde su fatti del passato, tipo il furto del Milan con l’Atalanta nell’89/90 o cose così. Lo dice uno che lotta da anni perché gli venga consentito di indossare la tuta tutti i giorni, lo dico da dentro, apprezzando quel tipo di squallore senza se e senza ma.

Eataly è molto lontano da tutto questo. È un enorme supermercato di cibo di alto livello, al cui interno ci sono anche tanti punti ristoro di qualità. Prezzi ok, sapore non lo so, non l’ho provato, c’era troppa gente. La concezione di “centro commerciale del cibo” in Italia è roba nuova, credo però la società civile sia pronta. Io lo sono di certo, non vedevo l’ora di strafogarmi, solo che c’era troppa gente, i primi giorni sono sempre così. Non amo mangiare in mezzo al casino, aspetterò un paio di settimane.

Comunque, detto questo, detto che Eataly mi piace e che ci tornerò il prima possibile per mangiare. Detto che è fico. A chi cazzo è venuta in mente l’idea di attaccare quelle due orribili insegne a fianco dell’ingresso?! Non solo sono brutte, sembrano prese in prestito da un supermercato di periferia. Sono pure appese male. Troppo in alto, poco visibili, completamente senza senso, sbiadite. Sono anche sproporzionate rispetto al muro e agli spazi intorno. Ma scusa, fai tutta la cosa figa e poi la prima roba che uno vede arrivando sono due insegne che sembrano attaccate a caso? Boh. Io mica lo so come gli è venuto in mente.

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Può contenere tracce di

forre

Quella roba lì che leggi sulle etichette dei panini che si comprano nei distributori automatici io non l’ho mai capita. Che minchia significa che “puoi trovare tracce di: crostacei,pesce, soia, frutta a guscio, sedano, senape, molluschi, sesamo e lupini.

È dovuto al fatto che nella linea di produzione a fianco a quella dei panini, fanno aragoste al burro e in quella sopra lupini al sesamo? e la roba cade da una linea all’altra?