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Il discorso di capodanno di Disma.biz

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Non ero mica sicuro che fosse il giorno, l’anno, il periodo giusto per farlo. Ma forse sì. Mi sono convinto che ormai i tempi sono maturi per dire e non dire, per fare e disfare, com’è e come non è. Siamo alla fine di un epoca, e credo sia giusto condividere questa convinzione. È un passaggio epocale quello che stiamo vivendo e il 2014 finisce con un inizio che potrebbe dare adito a grossi cambiamenti. Su scala globale e su scale locale. Dicevo, negli ultimi giorni sto immaginando la storia vista da lontano, come una storia che non conosco e che osservo raccontata da qualcuno che neppure lui la conosce. Un po’ come accade di solito, con la storia. Gente che non la conosce che la racconta a gente che non la conosce, solo che pensiamo che quelli che la raccontano la conoscano. Ecco, dicevo, la storia è quella del mondo, che di solito è divisa in preistoria, storia antica, medioevo, età moderna, contemporanea e sto cazzo. A grandi linee, mica preciso, ché io non sono tra quelli che non la conoscono e sembra che la conoscono a menadito. Ora, secondo me, siamo in un punto che ci sembra tutto chiaro, molto chiaro. Tra pochi anni, cinquanta, forse cento, tutto ciò che ci è chiaro sarà bazzecola. Di più, pinzellacchera. Come diceva Totò prima, e gli altoparlanti delle spiagge di Bellaria poi, reclamizzando un negozio locale di piadine. Dicevo, tutto ciò che sembra chiaro, non lo sarà più. La scansione storica che conosciamo e che ci dà quella tiepida sicurezza in cui ci crogioliamo, presto sarà solo un ricordo. Tra poco, dovremo fare i conti con l’uomo che se ne va da qua. Che va da qualche altra parte. Anzi, già lo ha fatto e non ce ne rendiamo conto. Noi, uomini, viviamo su una stazione spaziale. L’uomo, è ufficiale, non vive più solo sulla terra. Vive nello spazio. Lo studia e tra breve, breve tipo cento anni, cifra a caso, potrà vivere su terra ferma altrove. Ma il punto non è questo, il punto è che la storia verrà rivista. Non ci saranno più epoche classificate a caso, determinate da re beoni che con i loro clan famigliari conquistano continenti dove vivono venti persone. Re Braccobaldo detto Lo Sfila Sfinteri, famoso per aver tenuto in scacco l’impero romano sfilando sfinteri a mille soldati, non avrà più posto nella storia, perché la storia, finalmente, sarà suddivisa meglio. In due pezzi. Terra e non Terra. Fine. I romani e il colonialismo saranno un unico periodo: Terra. Al limite due periodi. Terra 1 e Terra 2. E finalmente Luigi XVI ce lo leveremo dalle palle. Così come la Pomerania e tutti i feudi tedeschi dove non è successo un cazzo per trecento anni, ma che ce li dobbiamo ricordare perché votavano l’imperatore. Che pure lui, se era vivo oggi, il peggiore degli sfigati lo smutandava. Eh. Dunque Terra 1 è preistoria, cose antiche, roma e medioevo, medioevo e scoperte, industrie e internet. Poi si va fuori dalla terra ed è Terra 2. Quello che credo è che presto internet sarà parte di programma di studi con Terra 1. Voglio dire, stiamo vivendo nello spazio e stiamo lavorando per vivere più lontano, sempre nello spazio. Pare che però ce ne accorgiamo solo per parlare del fatto che gli astronauti bevono la piscia. Nessuno racconta che questo momento, oggi, qui, adesso, è un momento di passaggio epocale. Dall’ieri, all’oggi, al domani. E internet, se ci pensate, con dei fili che collegano i continenti passando sotto il mare, è proprio una roba di ieri.
Buon anno.

Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, a Maramao

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Devo dirlo, non mi emoziono mai per le interviste, o meglio molto raramente, solo se devo chiacchierare con personaggi che ammiro particolarmente e non è che ce ne siano molti.

Per Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, c’è grande emozione. Tutte le volte che penso a una persona che si infila una tuta spaziale e va là dove [quasi] nessun uomo è mai giunto prima, io mi sciolgo.
Penso all’eccellenza che sta dietro a quella cosa lì, allo studio che c’è voluto per costruire la ISS, alla volontà di ferro di chi ha passato anni a studiare e ad addestrarsi per arrivare a viaggiare nello spazio e a lavorare sulla Stazione Spaziale Internazionale, vero avamposto dell’umanità.

Unico luogo esente da dogane e frontiere che sa unire simbolicamente e non solo, il pianeta intero e dargli una prospettiva che va al di là della nostra Terra.

Mi emoziono a pensare a quella persona che dopo anni di sacrifici ha saputo conquistare un posto lassù, dove l’uomo per quasi tutta la sua esistenza non ha nemmeno mai pensato di poter arrivare. Oggi ci arriva e compie il primo passo verso un viaggio sempre più lungo, che ci porterà sempre più lontano.

L’idea di entrare in contatto con qualcuno che quel passo lo sta per compiere o lo ha compiuto, mi riempie di emozione. Un passo che per l’umanità è il primo approccio ad un viaggio nel nostro futuro. Per questo sono felice ed orgoglioso di poter chiacchierare in onda con Samantha Cristoforetti.

Giovedì 9 ottobre, alle ore 11, la potrete ascoltare a Maramao intervistata dal sottoscritto e da Alessandro Diegoli. A seguire, ogni due settimane, racconteremo la missione Futura attraverso la voce di tanti altri professionisti coinvolti nella missione dell’Agenzia Spaziale Europea.

Maramao: La community

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La community di Maramao sta prendendo forma e la trovate qui, su G+. Chi si iscrive può anche partecipare alla conquista di achievement, messi in palio di tanto in tanto dai gestori della community, che poi siamo io e Al1. Il prossimo achievement è quello per il 100 iscritto.

Maramao

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Domani io e l’Alone partiamo con questa cosa nuova che parla di cibo e di expo. Si chiama Maramao e dura 50 minuti. Tutti i giorni. Tranne uno. E tranne il week end. In pratica quattro giorni alla settimana. Praticamente metà settimana. Più 0.5. Ore 10.40/11.30. Ma accendete la radio un po’ prima che non si sa mai.

E alla fine non ne rimase nessuno

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Già, dopo quaranta minuti di noiosissimo lavoro non ne rimane più nessuno, di quei dodicimilaeduecentotrentasei rompicoglioni di bot che si erano registrati al mio blog in, boh, quattro anni? Cinque? Non mi ricordo da quanti anni ci sono. Li ho spazzati via tutti. Loro e il loro spam di merda. Morissero. Anche i bot muoiono, se lo possono fare gli androidi, che per altro sognano pure, lo possono fare anche i bot. Spero di non aver spazzato via qualche umano e i suoi commenti. Se così fosse riscriveteli uguali, è un ordine. Comunque ho messo l’odiatissimo captcha e ora possono solo sukare, i bot dico. Non so come suki un bot, spero bene.

Di veggenti e di macumbe

forconi

Un problema culturale dice. Sti cazzi, altro che problema culturale.
Viviamo in un paese dove il vicepresidente del senato sdogana le macumbe, e mentre lui parla di macumbe. Là fuori, nel paese reale [che è quasi sempre peggio del paese non reale, che poi che cazzo è il paese reale] ci sono persone che fanno i debiti per trovare sollievo dai maghi. Pagano migliaia di euro ai maghi, e quello là parla di macumbe. Signora mia, l’ha detto anche uno sul giornale, cosa vuole, io vado dal mago. Vanno dai maghi per farsi togliere le fatture, bevendo intrugli fatti di erba cipollina e bava di lumaca, fanno i debiti, poi cercano di riscattarsi al videopoker.
Problema culturale dice. Sti cazzi, altro che problema culturale.
Ah già, la veggente. È scomparsa ieri poverina, la veggente. Dice che aveva visto la madonna un sacco di volte. Poi al funerale c’erano venti sacerdoti e duemila persone e ne hanno parlato i giornali. Hanno riportato anche i virgolettati delle sue ultime parole, che io li vorrei vedere lì, che aspettano le ultime parole, come dei novelli Bob Woodward. Complimenti, buon lavoro, ottimi virgolettati. Ma no, le ultime parole le ha riportate il Don ai giornalisti, c’era lui lì. Magari hanno usato anche il termine “spirare”, non so, non ricordo. Ma è il nostro paese, dove si parla di veggenti e di ministri con macumbe. Poi la domenica tutti in chiesa, che tra un po’ c’è la domenica delle palme. O forse no, boh, comunque in chiesa ci dovete andare almeno una volta alla settimana, perché non si sa mai poi cosa succede. Problema culturale dice. Le macumbe, le veggenti.

Tororo Soba, piatto estivo giapponese

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[Fonte immagine in Creative Commons: https://www.flickr.com/photos/niigata-ryokou/]

Uno dei miei piatti preferiti made in Japan sono i Tororo Soba. Roba appiccicosa tipo i natto, roba che di solito non piace agli occidentali, a me invece la roba appiccicosa piace tutta. Meglio se puzza. Scrivo qui la ricetta, sennò ogni volta poi me la dimentico. Ricetta per 2 persone.
Tororo Soba. Tororo è la patata giapponese grattuggiata, è un’onomatopea del suono della grattuggia, è una patata di montagna, letteralmente Yama montagna Imo patata. È lunga e facilmente riconoscibile, ma tanto qui non si trova quindi vi beccate la patata cinese che si chiama Taro e fa più o meno lo stesso effetto, anche se è un po’ meno viscida e buona. La si trova negli alimentari cinesi. I Soba sono una pasta di grano saraceno che piace tanto ai giapponesi. Anche questi li trovate dai cinesi, oppure su internet. Anzi, ve lo dico già, trovate tutti gli ingredienti dai cinesi o su internet, così non mi ripeto più. Poi ci serve il sugo che si fa così: metti in un pentolino 100cc di acqua, due cucchiai e mezzo di salsa di soia, un cucchiaio di mirin [che è un liquido derivato dal riso più o meno alcolico] e due cucchiai di dashi [una roba a base di pesce, che ormai esiste praticamente solo in polvere]. Il dashi non è che devi mettere due cucchiai di polvere, no. Devi sciogliere un po’ di dashi in acqua e poi di questo composto metti 2 cucchiai. Qui vedi te, va un po’ a gusto, se lo vuoi più o meno saporito. Metti sul fuoco il pentolino con l’intruglio, fai bollire. Poi raffreddi, in frigo. Deve essere freddo, non ambiente. Bolli la pasta in acqua, i soba, ci siamo capiti. Non serve il sale. Mai mettere il sale con qualsiasi tipo di pasta giapponese. E pure la pasta è pronta, dopo tipo 6 minuti. La sciacqui sotto l’acqua fredda e la pulisci con le mani da una patina che si sviluppa in cottura. Pasta pronta. Sugo pronto. Manca la roba più noiosa. Grattugiare la patata. La sbucci, ti munisci di grattugia e ci dai dentro fino a che non l’hai grattugiata almeno a 3/4. Questa cosa qua l’ho messa per ultima, ma è meglio se la fai per prima.
Hai i tre elementi, quindi da qui in avanti ci puoi arrivare da solo. Ah, quel sugo lì che abbiamo fatto si chiama mentsuyu.
Ricapitolando:
per il sugo: 100cc di acqua, 2 cucchiai di dashi sciolto, 2 cucchiai e mezzo di soya, 1 cucchiaio di mirin
Condimento:
1 patata cinese o giapponese
e ovviamete soba. Con cucchiai intendo quelli grandi. Ah, se poi vuoi fare proprio una roba bella ci butti dentro un uovo crudo come ho fatto io qua sotto. La roba bianca intorno al tuorlo è la patata, non è che ho fatto l’uovo al tegame. Tieni conto che io ho messo il doppio del sugo perché sono un maiale, quindi se segui le regole sarà meno liquido.

tororodisma